In una brusca escalation della retorica che mescola pragmatismo militare, rancori storici e attacchi personali, il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz e una figura di spicco della sicurezza ucraina si sono scambiati dichiarazioni taglienti che potrebbero complicare la cooperazione in un momento cruciale per la difesa dell’Ucraina contro la Russia.
La disputa diplomatica tra Polonia e Ucraina è rapidamente degenerata dopo il medaglia-gate, quando il presidente polacco Karol Nawrocki ha revocato al presidente ucraino Volodymyr Zelensky la più alta onorificenza statale della Polonia, provocando un’ondata di restituzioni di proprie decorazioni polacche da parte di funzionari ucraini ed ex presidenti in segno di protesta.
La decisione è stata innescata dalla scelta dell’Ucraina di celebrare in via ufficiale l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), che la Polonia considera responsabile dell’uccisione di massa di decine di migliaia di civili polacchi in Volinia e nella Galizia orientale durante la Seconda guerra mondiale.
L’ultimo episodio della controversia è esploso dopo l’apparizione di Kosiniak-Kamysz su Polsat News il 29 giugno. Parlando della decisione della Polonia di non consegnare ulteriori caccia MiG-29, il ministro ha citato il mancato rispetto, da parte dell’Ucraina, di un precedente accordo sulla condivisione di tecnologie avanzate per i droni e delle competenze operative maturate sul campo di battaglia.
“Ho proposto quello che ritengo fosse un approccio basato su una vera logica di partenariato. MiG in cambio di droni. Gli ucraini inizialmente hanno accettato, ma non hanno rispettato questo accordo, quindi non ci saranno MiG per l’Ucraina perché la Polonia non possiede droni né la capacità di utilizzarli”.
Ha sottolineato le capacità ucraine nel settore dei velivoli senza pilota, considerate tra le più avanzate al mondo, ribadendo però il principio della reciprocità da parte dell’attuale governo polacco, in contrasto con il precedente approccio di aiuti incondizionati.
Kosiniak-Kamysz ha inoltre affrontato il tema dell’adesione all’Unione europea, tracciando una linea netta sulle questioni storiche legate a Stepan Bandera e ai gruppi a lui associati: “Non è consentito (nell’UE) mettere sul piedistallo coloro che distruggono la cooperazione europea. Con Bandera, l’Ucraina non entrerà nell’Unione europea (…). Nessuno ci dirà come votare sull’adesione di un determinato Paese all’Unione europea”.
Queste dichiarazioni hanno rapidamente provocato una dura replica da parte dell’Eroe dell’Ucraina, il tenente generale Hryhorii Omelchenko – ex ufficiale dei servizi di sicurezza ucraini SBU, ex parlamentare e presidente onorario dell’Unione degli ufficiali dell’Ucraina. In una dichiarazione pubblicata e rilanciata sui social media martedì, Omelchenko ha respinto l’aspettativa di condividere tecnologie militari sensibili durante un conflitto in corso.
“Se il ministro comprendesse meglio la difesa e la sicurezza nazionale, saprebbe che nessun Paese in guerra condivide il proprio know-how militare o le proprie tecnologie all’avanguardia, soprattutto uno che sta combattendo per la sopravvivenza contro una potenza nucleare”.
Rivolgendosi in modo colorito a Kosiniak-Kamysz, che in passato ha lavorato come medico prima di entrare in politica, Omelchenko ha definito la richiesta sui MiG-29 una forma di ricatto, affermando che l’Ucraina non avrebbe consegnato i propri droni né condiviso le relative tecnologie se Varsavia avesse continuato a porre condizioni o ultimatum.
“Consiglio al medico polacco di prendere il suo ricatto riguardo al rottame dei MiG-29 di epoca sovietica e di ficcarselo dove non batte il sole. Riceverete un buco di ciambella – non i droni ucraini né le loro tecnologie – se continuerete a lanciare ultimatum all’Ucraina. Vi siete nascosti dietro i difensori ucraini mentre avevate paura di Putin. Noi vi difenderemo anche senza i vostri MiG”.
Omelchenko ha esortato il controspionaggio ucraino a proteggere le innovazioni nel campo dei droni – tecnologie che, secondo lui, sono attivamente ricercate dai servizi di intelligence di tutto il mondo – e ha chiesto una revisione di eventuali negoziati precedenti che potrebbero aver esposto dei rischi. Ha inoltre criticato alcune figure politiche polacche, compreso il riferimento a Kosiniak-Kamysz come “medico” e ad altri esponenti della leadership, evocando un duro monito storico:
“Ricordate cosa fecero nel secolo scorso persone con visioni ideologiche e politiche simili – l’artista fallito Adolf e il feldmaresciallo Wilhelm Keitel – e come finirono”
Nonostante il tono acceso, la dichiarazione di Omelchenko contiene un esplicito appello alla de-escalation fondato su un’eredità comune. Egli richiama il celebre approccio del Papa polacco alla riconciliazione tra Polonia e Ucraina come principio guida per superare le divisioni del passato: “Ucraini e polacchi dovrebbero vivere secondo la formula della riconciliazione di Papa Giovanni Paolo II – ‘Perdoniamo e chiediamo perdono’ – affinché non siamo prigionieri del passato ma costruttori di un futuro condiviso”.
Perché è importante ora
La dura retorica risuona nelle società sia polacca sia ucraina. La Polonia è stata uno dei più convinti sostenitori dell’Ucraina dall’invasione russa del 2022, fornendo caccia, carri armati, addestramento e ospitando rifugiati. I droni ucraini hanno trasformato la guerra moderna, infliggendo pesanti perdite alle forze russe. Tuttavia, la memoria storica, in particolare quella legata alla Volinia e all’eredità di Bandera, rimane un nervo scoperto nelle relazioni polacco-ucraine, riemergendo periodicamente nonostante gli sforzi comuni contro Mosca.
Un linguaggio così duro, sebbene capace di risuonare presso le fasce nazionaliste dell’opinione pubblica, rischia di favorire gli interessi di Vladimir Putin. L’unico elemento positivo nell’ultimo scambio è il richiamo a Papa Giovanni Paolo II. Il pontefice scomparso, che visitò l’Ucraina nel 2001 e promosse il perdono tra i due popoli, rappresenta un modello culturalmente potente di dialogo: un approccio capace di riconoscere una storia dolorosa senza permettere che essa comprometta una partnership strategica.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

