Gli attacchi con droni ucraini contro le raffinerie di petrolio e le infrastrutture energetiche russe si sono intensificati nel 2026, mettendo fuori uso una parte significativa della capacità di raffinazione e provocando diffuse carenze di carburante in tutta la Russia. Ciò ha portato a lunghe code ai distributori di benzina, razionamenti in diverse regioni e a una crescente frustrazione popolare visibile sui social media.

Domenica (28 giugno), in un discorso al Congresso del suo partito Russia Unita, il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto i problemi, ma li ha presentati in tono di sfida, descrivendo gli attacchi ucraini come una risposta disperata alle difficoltà sul campo di battaglia e ribadendo al contempo l’impegno della Russia verso i propri obiettivi originari di guerra.

L’escalation della campagna ucraina contro le infrastrutture energetiche russe

Dalla fine del 2025, con un’accelerazione nel corso del 2026, l’Ucraina ha condotto una serie continuativa di attacchi con droni a lungo raggio contro raffinerie di petrolio russe, impianti di stoccaggio e infrastrutture collegate. Tra i bersagli più rilevanti vi sono la grande raffineria di Kapotnya, vicino a Mosca (colpita più volte nel giugno 2026), oltre a strutture nel Krasnodar, a Yaroslavl e nella Russia meridionale.

Questi attacchi hanno ridotto in modo significativo la capacità di raffinazione russa in alcuni periodi: alcune stime indicano perdite comprese tra il 13% e oltre il 28% della capacità complessiva nei momenti di massima interruzione, con alcuni impianti rimasti inattivi per lunghi periodi o fino alla fine del 2026.

Gli effetti sono concreti: carenze di carburante e restrizioni si sono diffuse in decine delle 83 regioni russe, con segnalazioni di code, limiti agli acquisti e ripercussioni sull’agricoltura, sui trasporti e sulla vita quotidiana.

Anche territori occupati come la Crimea hanno subito gravi interruzioni, con la dichiarazione di emergenze locali e la sospensione in alcuni luoghi della vendita di carburante ai civili. Sebbene la Russia abbia riparato alcune strutture e attinto alle proprie riserve, la pressione cumulativa sulle catene di approvvigionamento interne è reale e continua.

Il malcontento visibile sui social media

Le piattaforme social russe – Telegram, VKontakte e altre – sono piene di lamentele: video di attese di ore alle pompe di benzina, automobilisti frustrati e segnalazioni regionali di scarsità. Utenti in luoghi come Irkutsk, lungo l’autostrada Mosca–San Pietroburgo e nelle regioni meridionali hanno condiviso le proprie esperienze, con alcuni che denunciano la mancanza di aiuti ufficiali o di spiegazioni chiare.

Sebbene non si sia ancora trasformato in un movimento di protesta coordinato, il malcontento è abbastanza diffuso da risultare evidente e ha costretto le autorità a intervenire con razionamenti e rassicurazioni pubbliche.

La risposta di sfida di Putin

Nel suo intervento al Congresso di Russia Unita e nelle dichiarazioni collegate, Putin ha ammesso l’esistenza di “una certa carenza” di carburante e di code ai distributori, sottolineando le difficoltà per gli agricoltori durante la stagione estiva. Ha descritto la situazione come parte di un “periodo difficile”, ma ha insistito sul fatto che i problemi “non sono critici”, che la Russia avrebbe rispettato tutti gli impegni sociali e che il governo stava adottando misure, tra cui il potenziamento delle difese aeree e la messa in sicurezza degli approvvigionamenti, soprattutto verso la Crimea.

Ha attribuito gli attacchi ucraini alla disperazione di Kyiv, collegandoli alla presunta perdita di terreno dell’Ucraina sul campo di battaglia. Putin ha ribadito la determinazione della Russia nel perseguire gli obiettivi fondamentali della “operazione militare speciale”, cercando di proiettare un’immagine di forza e unità e minimizzando le proprie vulnerabilità. Alcuni rapporti hanno rilevato una sua apertura a colloqui di pace, ma sempre da una posizione di forza russa e alle condizioni dettate da Mosca.

Perché questo non farà crollare il regime né porrà fine presto alla guerra

Il malcontento popolare per i prezzi e la disponibilità del carburante crea problemi al Cremlino e aumenta i costi economici della guerra, ma difficilmente destabilizzerà il regime di Putin. Decenni di controllo centralizzato, una sofisticata propaganda che presenta il conflitto come una lotta esistenziale e difensiva, un apparato di sicurezza potente e l’assenza di un’opposizione politica organizzata fanno sì che le proteste rimangano frammentate e gestibili. Le precedenti pressioni economiche, comprese le difficoltà legate al carburante già emerse nel 2025, sono state superate senza minacciare la leadership.

La Russia continua ad avanzare lentamente in alcune zone del fronte e mantiene una significativa capacità militare e industriale, anche mentre si adatta alle sanzioni e agli attacchi attraverso riparazioni, riserve e riallocazione delle risorse. La guerra rimane lunga e costosa per entrambe le parti, ma Mosca non mostra segnali di voler abbandonare i propri obiettivi: controllo territoriale, neutralità dell’Ucraina e limitazioni alle capacità militari di Kyiv.

La strategia ucraina è pragmatica: colpendo in profondità la Russia nel cuore economico e logistico dello sforzo bellico (i ricavi petroliferi finanziano gran parte della macchina militare e il carburante è essenziale per le operazioni), Kyiv mira ad aumentare i costi per Mosca, interrompere la logistica sul campo di battaglia e migliorare la propria posizione negoziale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha descritto questi attacchi come “sanzioni a lungo raggio” che riducono le risorse destinate alla macchina bellica russa e rappresentano passi verso una futura pace.

I negoziati restano incerti e lontani. Nessuna delle due parti sembra pronta a grandi concessioni in questo momento, ma una pressione prolungata derivante dagli attacchi, combinata con la situazione sul campo di battaglia e le dinamiche internazionali, potrebbe alla fine creare nuove opportunità. L’Ucraina sta chiaramente cercando di arrivare a eventuali colloqui seri da una posizione di relativa forza piuttosto che di debolezza.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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