La mediatrice europea (Ombudsman) Teresa Anjinho ha avviato un’indagine nei confronti della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in relazione a una chat riservata alla quale hanno partecipato anche Volodymyr Zelensky e diversi leader europei. La presidente della Commissione potrebbe avere violato le norme sulla trasparenza.
Alla conversazione hanno preso parte anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il primo ministro britannico Keir Starmer, secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Berliner Zeitung. L’indagine non riguarda il contenuto delle conversazioni, ma se la Commissione europea si sia illegittimamente rifiutata di renderle disponibili.
L’esistenza della chat è emersa a gennaio. Successivamente l’organizzazione olandese di giornalismo investigativo Follow the Money ha richiesto l’accesso alla corrispondenza, ma la Commissione ha respinto la richiesta sostenendo che la sua pubblicazione avrebbe potuto danneggiare le relazioni dell’Unione europea con Paesi terzi.
Secondo quanto riportato dai media, i partecipanti al gruppo avrebbero discusso, tra le altre cose, strategie comuni nei confronti del presidente statunitense Donald Trump.
La Commissione europea non ha voluto rendere pubbliche le conversazioni
Nella prima decisione di rifiuto dell’accesso ai messaggi, adottata all’inizio di marzo, la Commissione ha affermato di mantenere “contatti costanti, informali e personali con i capi di Stato e di governo di Paesi terzi e degli Stati membri, sia oralmente sia per iscritto”. Secondo l’istituzione, la divulgazione di tali contatti non sarebbe stata nell’interesse pubblico.
Il richiedente ha successivamente sostenuto che la Commissione non avesse fornito una motivazione sufficiente per il rifiuto. In risposta, l’esecutivo europeo ha nuovamente negato l’accesso, richiamando l’eccezione relativa alla tutela dell’interesse pubblico nell’ambito delle relazioni internazionali.
Nella risposta del 20 maggio, la Commissione non ha preso posizione sulla questione se i messaggi scambiati nella chat di gruppo costituissero documenti formalmente in suo possesso.
Dopo un ulteriore diniego, il richiedente si è rivolto alla mediatrice europea sostenendo che la Commissione non avesse effettuato una reale valutazione dei documenti richiesti né preso in considerazione la possibilità di concedere un accesso parziale invece di un rifiuto totale.
Secondo i ricorrenti, la Commissione non avrebbe dimostrato alcun danno concreto che potrebbe derivare dalla pubblicazione dei messaggi, né avrebbe fornito informazioni sull’esistenza, sulla conservazione e sullo status di tali comunicazioni.
La mediatrice europea ha inoltre chiesto alla Commissione di trasmettere tutti i documenti rientranti nell’ambito della richiesta di accesso agli atti. Si prevede che l’indagine durerà diversi mesi. Nella prima metà di luglio è previsto un incontro tra rappresentanti della Commissione e Teresa Anjinho.
Un gruppo di reazione alle dichiarazioni di Trump?
Il portale Politico è stato il primo, a gennaio, a riferire dell’esistenza della cosiddetta “Washington Group”. Secondo una fonte a conoscenza della vicenda, i leader si scambiavano messaggi ogni volta che Donald Trump faceva o dichiarava qualcosa che avrebbe potuto avere conseguenze politiche per l’Europa.
“Quando gli eventi si sviluppano molto rapidamente, è difficile coordinare efficacemente le azioni, e questo gruppo è davvero efficace”, ha dichiarato la fonte. A suo giudizio, “dice molto sui rapporti personali tra i leader e su quanto siano importanti”.
Il gruppo, descritto come “informale ma attivo”, sarebbe stato creato dopo la visita dei leader europei e di Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca nell’agosto dello scorso anno.
Quest’anno si sono già verificate tensioni diplomatiche dopo la rivelazione secondo cui alcuni leader europei avrebbero criticato Trump durante una conversazione di gruppo.
Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, Emmanuel Macron avrebbe affermato durante una teleconferenza che Trump potrebbe “tradire” l’Ucraina costringendola a cedere parte del proprio territorio senza chiare garanzie di sicurezza. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, riferendosi probabilmente agli inviati di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, avrebbe dichiarato che “loro giocano su due tavoli”.
Infine, il presidente finlandese Alexander Stubb, che mantiene buoni rapporti con Donald Trump, avrebbe invece affermato che i leader europei “non possono lasciare l’Ucraina e Volodymyr da soli con queste persone” e il segretario generale della NATO Mark Rutte avrebbe risposto: “Sono d’accordo con Alexander: dobbiamo proteggere Volodymyr”.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

