La protezione delle democrazie europee da interferenze straniere, disinformazione e minacce ibride entra nel vivo del dibattito legislativo a Bruxelles. La commissione speciale del Parlamento europeo sullo European Democracy Shield (EUDS) ha adottato ieri (martedì 23 giugno) la propria bozza di relazione con 20 voti favorevoli, 9 contrari e 2 astensioni.
Il testo punta a rafforzare il coordinamento tra istituzioni europee e Stati membri, potenziare gli strumenti operativi esistenti e migliorare la capacità di risposta dell’Unione di fronte a minacce sempre più sofisticate e interconnesse. Queste, secondo quanto segnalato dagli eurodeputati, sono in aumento e colpiscono direttamente i processi democratici, in particolare in ambito elettorale, attraverso disinformazione e interferenze digitali.
Il relatore del documento, l’eurodeputato svedese Tomas Tobé (M | PPE), ha sindicato la Russia come “principale minaccia all’integrità democratica europea”. Nel rapporto, Mosca è identificata come il primo attore esterno dietro le operazioni ibride contro l’Unione europea – come dimostrato dalle interferenze nelle ultime elezioni presidenziali in Romania – ma vengono citati anche Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord.
Tra le raccomandazioni figura un aumento delle risorse per le agenzie europee impegnate nel contrasto a sabotaggi, spionaggio e campagne di disinformazione. La commissione parlamentare chiede inoltre un’estensione del regime sanzionatorio verso gli attori che facilitano le operazioni russe.
Uno dei punti centrali del testo è la proposta di creare un Centro europeo per la resilienza democratica, dotato di base giuridica vincolante, budget dedicato e governance inclusiva degli Stati membri. L’obiettivo è migliorare il coordinamento tra istituzioni e capitali nazionali e rafforzare la capacità di individuare e rispondere alle minacce. Per Tobé, il futuro centro dovrebbe disporre di “reali capacità operative”, mentre un attacco informativo a uno Stato membro dovrebbe essere considerato un attacco all’intera Unione.
Il rapporto insiste anche sull’applicazione più rigorosa del Digital Services Act (DSA), chiedendo tempi di reazione più rapidi contro reti automatizzate, campagne coordinate di disinformazione e contenuti manipolati generati dall’intelligenza artificiale, soprattutto in contesti elettorali. Tra le misure proposte figurano inoltre il contrasto ai deepfake, la trasparenza nei finanziamenti politici e la protezione delle infrastrutture elettorali.
La presidente della commissione speciale, l’eurodeputata francese Nathalie Loiseau (HOR | Renew), ha accolto favorevolmente un testo che affronta in modo unitario l’intero spettro delle minacce alla democrazia europea, dalla disinformazione ai cyberattacchi fino alla manipolazione elettorale. Ha inoltre chiesto un uso più rapido degli strumenti già esistenti, compreso il DSA, suggerendo che la Commissione informi i cittadini quando vengono individuate operazioni di manipolazione su larga scala.
Nel dibattito è intervenuto anche il commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner, che ha ribadito il legame tra sicurezza interna e resilienza democratica. “Non c’è democrazia senza sicurezza”, ha dichiarato Brunner, che ha collegato il futuro Democracy Shield alla strategia ProtectEU, evidenziando l’uso di reti criminali da parte di attori statali per attività di disinformazione, sabotaggio e cyberattacchi.
Il commissario ha infine richiamato la necessità di rafforzare Europol per consentire uno scambio di informazioni in tempo reale tra autorità nazionali, affrontando anche i temi della radicalizzazione online, della protezione dei minori e dell’accesso legale ai dati.
La relazione sull’EUDS sarà sottoposta al voto della plenaria del Parlamento europeo a settembre. In caso di approvazione, il testo fornirà alla Commissione europea un mandato politico rafforzato in vista delle prossime iniziative legislative e della definizione degli strumenti operativi del Democracy Shield.


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