Si aggrava la crisi diplomatica tra Polonia e Ucraina. Dopo la decisione del presidente polacco Karol Nawrocki di privare l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky dell’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza della Polonia, quest’ultimo ha scelto di non invitare Nawrocki alla Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, in programma questa settimana a Danzica.

La conferenza, organizzata congiuntamente da Polonia e Ucraina, rappresenta uno dei principali forum internazionali dedicati alla ricostruzione del Paese dopo l’invasione russa iniziata nel febbraio 2022 e riunisce governi, istituzioni finanziarie, imprese e organizzazioni internazionali impegnate nel futuro economico di Kyiv.

L’assenza del capo di Stato polacco rischia tuttavia di trasformare un vertice nato per rafforzare la cooperazione europea in un nuovo terreno di confronto tra due Paesi che, pur condividendo un comune interesse strategico nel contrasto alla Russia, continuano a essere divisi da questioni storiche e politiche irrisolte.

A rappresentare Varsavia ci sarà uno dei primi e più longevi sostenitori europei dell’Ucraina, il primo ministro Donald Tusk. La sua presenza, però, ha aperto un dibattito anche all’interno della Polonia: considerando che il Paese è co-organizzatore dell’evento, che lo ospita, e che il governo guidato da Tusk partecipa ufficialmente alla conferenza, alcuni esponenti dell’area presidenziale sostengono che sarebbe spettato proprio al premier invitare Nawrocki.

Il principale critico di questa ricostruzione è Marcin Przydacz, capo dell’Ufficio per la politica internazionale della presidenza polacca. Il collaboratore di Nawrocki ha accusato Tusk di non aver sanato l’esclusione del capo di Stato polacco e ha inoltre chiarito che nessun rappresentante dell’ufficio presidenziale prenderà parte alla conferenza, dal momento che anche loro non hanno ricevuto alcun invito.

All’origine della crisi vi sarebbe la decisione di Nawrocki, adottata senza un accordo con il governo, di revocare a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca. Il provvedimento sarebbe stato una risposta alla scelta delle autorità ucraine di intitolare un’unità militare all’Esercito insurrezionale ucraino (UPA), organizzazione nazionalista attiva durante la Seconda guerra mondiale.

Per Varsavia, l’UPA è associata ai massacri di Volinia e della Galizia orientale, territori allora sotto occupazione nazista, dove tra il 1943 e il 1944 decine di migliaia di civili polacchi furono uccisi da formazioni nazionaliste ucraine. Per Kyiv, invece, alcune componenti del movimento sono state rivalutate nel quadro della lotta per l’indipendenza nazionale contro le potenze occupanti.

Nonostante i tentativi degli ultimi anni di costruire una narrazione comune sul passato e di privilegiare la cooperazione strategica, la memoria dei massacri rimane uno degli elementi più sensibili nelle relazioni bilaterali. L’invasione aveva temporaneamente spostato queste divergenze in secondo piano, rafforzando una collaborazione politica, militare e umanitaria senza precedenti tra i due Paesi.

Il governo ucraino ha respinto l’idea che la crisi sia stata provocata esclusivamente dalle proprie decisioni. Zelensky ha accusato Nawrocki di utilizzare la controversia per ragioni di politica interna, in particolare nel contesto della politica nazionale polacca.

“Vedo questa vicenda esclusivamente come un processo elettorale”, ha dichiarato il presidente ucraino in un’intervista al programma televisivo TSN. “Non ha nulla a che fare con noi: è una questione interna loro”.

Secondo Zelensky, la scorsa settimana Kyiv avrebbe tentato di ridurre le tensioni proponendo un incontro bilaterale e inviando funzionari di alto livello a Varsavia per avviare un confronto. Tuttavia, il governo ucraino avrebbe successivamente concluso che Nawrocki fosse comunque determinato a procedere con la revoca dell’onorificenza.

Il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz ha cercato di ridimensionare l’impatto dell’assenza di Nawrocki dalla conferenza di Danzica, sottolineando il carattere operativo dell’incontro.

“La Polonia è rappresentata dal primo ministro Tusk, che è un co-organizzatore. Non credo che ci sia né una gaffe né un disaccordo”, ha dichiarato il ministro, tentando di separare la disputa istituzionale dalla più ampia cooperazione tra Varsavia e Kyiv.

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