Un focolaio di Ebola, confermato a maggio 2026 nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, è stato recentemente dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). A lanciare l’allarme è stato il direttore dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, Jean Kaseya, che lo scorso 16 giugno ha avvertito che l’epidemia di Ebola in Congo potrebbe essere la peggiore di sempre, osservando che il suo contenimento potrebbe costare miliardi di dollari se le criticità riscontrate nella risposta non verranno affrontate rapidamente.

L’epidemia è stata causata dalla rara variante Bundibugyo del virus Ebola, una tipologia di virus non registrata ufficialmente da almeno un decennio, con le ultime due pandemie risalenti al 2007 e al 2012. Diverse analisi condotte in merito hanno dimostrato che, finora, tale variante ha causato la morte di solo un terzo delle persone infette, una percentuale di gran lunga inferiore rispetto a quella delle specie più comuni, Zaire (66,6%) e Sudan (48,5%). Eppure, ciò che suscita maggiori preoccupazioni è l’attuale assenza di vaccini o trattamenti specifici per affrontare il focolaio, anche se sono in corso sperimentazioni. A tal fine, l’OMS ha raccomandato di valutare l’impiego del farmaco antivirale sperimentale obeldesivir, sviluppato durante la pandemia di Covid, per verificare se sia efficace nel prevenire la trasmissione dell’Ebola.

Un’altra complicazione legata al recente focolaio è la localizzazione dei casi di trasmissione. Questa sta infatti avvenendo in una zona ad alta conflittualità, con un quarto di milione di persone sfollate dalle proprie case che attraversano confini poco controllati per rifugiarsi in località limitrofe. La mancanza di autorità definite rende anche difficile l’intervento di organizzazioni quali Medici Senza Frontiere, che hanno già denunciato le difficoltà delle squadre di pronto intervento nel raggiungere in auto le zone più colpite dall’Ebola. Inoltre, sebbene segnali di cooperazione siano pervenuti dall’AFC-M23, che avrebbe manifestato la volontà di formare una squadra di intervento, dall’inizio dell’epidemia le strutture per il trattamento dell’Ebola sono state oggetto di attacchi in diverse occasioni.

Allo stato attuale, ⁠il ⁠numero dei contagi confermati nel Paese è salito a 837, di cui 196 decessi. Secondo Kaseya, “se non fermiamo l’epidemia al più presto, la situazione sarà peggiore di quella che abbiamo vissuto in Africa occidentale e nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo”. Parlando durante una riunione virtuale di capi di Stato africani e donatori in Burundi, Kaseya ha osservato “il tracciamento dei contatti è un indicatore fondamentale e una questione di primaria importanza”. “Ci mancano più di 26.000 persone, non sappiamo dove si trovino e non sappiamo se stiano contagiando altre persone”, ha aggiunto.

In aggiunta allo scenario di instabilità interna e al crescente numero di contagi, va considerata anche l’assenza di fondi per la ricerca e il contenimento del virus. Finora, il piano africano volto a raccogliere 518 milioni di dollari nei prossimi sei mesi ha raccolto solo una minima parte di tale importo, non superando i 100 milioni di dollari. Il fabbisogno finanziario complessivo rischia di aumentare considerevolmente se il piano iniziale non dovesse ricevere un sostegno adeguato. In risposta a tali criticità, l’OMS ha stanziato 3,9 milioni di dollari per contrastare l’epidemia, mentre l’Africa CDC ha annunciato un bilancio di 319 milioni di dollari.

Anche i Paesi confinanti con la Repubblica Democratica del Congo si stanno preparando ad affrontare la pandemia. L’Uganda, che finora conta solo 19 contagiati e 2 vittime, ha temporaneamente sospeso i voli, gli autobus e tutti gli altri mezzi di trasporto pubblico che attraversano il confine. Similmente, il Rwanda ha chiuso i passaggi transfrontalieri.

Le preoccupazioni derivanti dall’epidemia di Ebola sono giunte anche al G7. Tra le nove dichiarazioni adottate a Evian figura anche un appello per una risposta coordinata all’epidemia di Ebola causata dalla variante Bundibugyo in Africa centrale.

I leader hanno riconosciuto il rischio che l’emergenza sanitaria possa trasformarsi in una crisi di più ampia portata e hanno espresso il proprio sostegno agli sforzi delle Nazioni Unite e delle autorità dei Paesi colpiti.

Il G7 ha annunciato impegni finanziari complessivi superiori a un miliardo di dollari per contribuire al contenimento dell’epidemia. Le risorse dovrebbero sostenere la sorveglianza epidemiologica, la diagnosi dei casi, l’isolamento e il trattamento dei pazienti, la protezione del personale sanitario e il rafforzamento della capacità di risposta nei territori interessati.

[Emma Bellon]

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