Il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto martedì 16 giugno una posizione negoziale parziale su Global Europe, il principale strumento destinato a finanziare l’azione esterna dell’UE nel prossimo bilancio pluriennale 2028-2034 (Quadro finanziario pluriennale, QFP).

In base a quanto si legge in una nota del Consiglio, il mandato rafforza il controllo degli Stati membri sulla programmazione e sull’impiego delle risorse, attribuendo maggiore peso agli interessi strategici europei, all’allargamento, alla gestione della migrazione e alla partecipazione delle imprese dell’Unione ai progetti finanziati nei Paesi partner.

Il nuovo programma dovrebbe riunire in un unico quadro gli attuali strumenti dedicati alla cooperazione allo sviluppo, al vicinato, all’allargamento e alla politica estera. L’architettura proposta si articola in cinque pilastri geografici e in un pilastro globale rafforzato, affiancati da una riserva destinata alle crisi e alle priorità emergenti.

La Commissione europea aveva proposto per il Global Europe una dotazione complessiva di circa 200 miliardi di euro per il periodo 2028-2034. L’importo non è però ancora stato concordato. Infatti, la posizione adottata dal Consiglio è definita “parziale” proprio perché lascia fuori, per il momento, le questioni finanziarie e le disposizioni orizzontali, che saranno decise nell’ambito del più ampio negoziato sul prossimo QFP.

“In un mondo sempre più imprevedibile, l’UE ha bisogno di uno strumento di azione esterna che sia al contempo strategico e flessibile”, ha dichiarato il ministro degli Esteri cipriota Constantinos Kombos in una nota diramata dal Consiglio UE. Secondo il rappresentante della presidenza di turno del Consiglio, l’accordo rafforza la capacità europea di sostenere i partner, promuovere l’allargamento e rispondere alle nuove crisi, mostrando che l’Unione è pronta ad agire “con unità e ambizione sulla scena mondiale”.

Il punto politicamente più rilevante del compromesso riguarda il maggiore controllo richiesto dagli Stati membri. La posizione del Consiglio prevede dibattiti strategici annuali, consultazioni più strutturate con la Commissione e un monitoraggio più stretto della programmazione e dell’attuazione dei finanziamenti. I governi nazionali chiedono inoltre una supervisione più incisiva sui meccanismi di flessibilità e sulle decisioni adottate attraverso la procedura di comitato. La modifica riduce il margine di autonomia della Commissione nella gestione dello strumento e rafforza la dimensione intergovernativa della politica estera finanziaria dell’UE.

Un ruolo particolarmente rilevante è previsto per i fondi destinati ai Paesi candidati, al vicinato orientale e all’Ucraina. Per ottenere il sostegno europeo, alcuni partner dovranno presentare piani basati sui risultati, contenenti programmi di riforma e obiettivi verificabili. Il Consiglio punta a partecipare direttamente alla definizione delle condizioni quadro e all’approvazione delle valutazioni positive dei piani.

Nel caso dell’Ucraina, gli Stati membri manterrebbero la competenza di verificare se siano state soddisfatte le condizioni necessarie per l’erogazione dei fondi. La proposta della Commissione contempla inoltre una riserva separata, fino a 100 miliardi di euro in prestiti, destinata alla ricostruzione e al sostegno di Kyiv nel periodo 2028-2034.

Il compromesso rafforza anche il legame tra aiuti esterni e cooperazione migratoria. I Paesi partner potrebbero beneficiare di incentivi in caso di collaborazione con l’UE sui rimpatri, sulle riammissioni, sulla gestione delle frontiere e sulla prevenzione degli ingressi irregolari. Allo stesso tempo, è previsto un possibile meccanismo di sospensione dei finanziamenti qualora i partner non rispettino determinati obblighi, compreso il reingresso dei propri cittadini.

L’attivazione di queste misure dovrebbe comunque tenere conto degli obblighi internazionali, della protezione dei rifugiati e del quadro complessivo delle relazioni con ciascun Paese. Il Consiglio rivendica però un ruolo politico centrale anche nella valutazione dell’opportunità di sospendere o condizionare i finanziamenti.

Un altro elemento significativo riguarda la cosiddetta “preferenza europea”. Pur mantenendo il principio della concorrenza aperta ed equa, il mandato consente di favorire la partecipazione delle imprese europee agli appalti e ai programmi finanziati dall’UE, soprattutto nei settori considerati strategici, come energia, digitale, infrastrutture critiche e sicurezza delle catene di approvvigionamento.

Il testo rafforza inoltre il modello Team Europe, che coordina Commissione, Stati membri, Banca europea per gli investimenti (BEI) e altre istituzioni finanziarie europee. Viene confermato il ruolo del Global Gateway, la strategia con cui l’UE sostiene investimenti infrastrutturali sostenibili e affidabili nei Paesi partner, presentandoli come un’alternativa alle iniziative promosse dalle altre grandi potenze.

È prevista anche una riserva per affrontare shock globali imprevisti, disastri naturali, crisi migratorie e nuove emergenze geopolitiche. Secondo le cifre circolate nel negoziato, questo margine di flessibilità potrebbe valere circa 14,8 miliardi di euro. Gli Stati membri chiedono però che la Commissione consulti regolarmente il Consiglio prima di mobilitare somme rilevanti.

Con l’adozione del mandato parziale si apre ora il confronto con il Parlamento europeo. La partita più difficile resta però quella finanziaria: l’importo definitivo del programma, la distribuzione delle risorse tra aree geografiche e il rapporto tra cooperazione allo sviluppo e interessi strategici europei saranno definiti soltanto con l’accordo complessivo sul bilancio dell’UE per il periodo 2028-2034.

[a cura di Simone Cantarini]

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