Il 15 giugno 2026, con 135 voti a favore, 50 contrari e 6 astensioni il parlamento ungherese ha approvato il sedicesimo emendamento costituzionale, che limita a otto anni il mandato del primo ministro. L’emendamento è scritto per poter funzionare in modo retroattivo: questo significa che Viktor Orbán non potrà essere di nuovo primo ministro ungherese, dopo aver già svolto questo ruolo per cinque mandati in un arco di 20 anni. La legge, fin dalla sua prima proposta, è stata definita da Fidesz, il partito dell’ex primo ministro, “Lex Orbán”. “Non si tratta di una norma diretta contro i singoli individui, né di una vendetta politica”, ha affermato Márton Melléthei-Barna, deputato del partito di governo Tisza, durante il dibattito parlamentare del 20 maggio per la presentazione della proposta. “E’ una dichiarazione che la repubblica deve essere più forte di qualsiasi leader politico, che il sistema democratico non può essere costruito sulla presenza permanente di una singola persona e che la libertà a lungo termine della comunità politica è sempre più importante di qualsiasi interesse politico o di potere momentaneo”, ha aggiunto.

L’approvazione dell’emendamento si inserisce nel quadro del “cambio di regime”, che è il termine con cui il primo ministro Péter Magyar aveva definito la sua campagna elettorale. Con una maggioranza di due terzi nel parlamento ungherese ottenute alle elezioni dello scorso 12 aprile, Magyar ha ampio margine di manovra per approvare emendamenti costituzionali e portare avanti riforme radicali a Budapest.

L’approvazione dell’emendamento arriva proprio dopo che l’ex premier ungherese è stato rieletto questo fine settimana come leader di Fidesz, nonostante la sconfitta alle elezioni. Allo stesso tempo, questa mossa rappresenta una limitazione al potere dello stesso primo ministro in carica, che non potrà restare in carica per più di otto anni e che sta portando avanti un progetto per “ripristinare lo stato di diritto” in Ungheria, come aveva affermato il rappresentante del partito Tisza il 20 maggio, sottolineando che “ogni vera ricostruzione democratica ha pilastri simbolici e costituzionali. Questa proposta si propone di essere uno di questi pilastri”. Secondo Péter Stumpf, segretario di Stato e principale relatore del partito Tisza, la proposta sancisce nella Legge fondamentale la liberazione che si percepisce anche nelle piazze sin dalle elezioni.

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Le critiche

Non sono mancate le critiche da parte degli altri partiti. “Quello che stanno facendo ora è esattamente quello che abbiamo visto negli ultimi sedici anni. State abusando della vostra maggioranza dei due terzi”, ha affermato László Toroczkai, leader del partito di estrema destra Mi Hazánk, accusando Tisza di star abusando del proprio potere nel modificare la Legge fondamentale creata da Fidesz senza alcun tipo di consultazione politica e popolare.

Secondo Toroczkai la procedura appropriata dovrebbe prevede da parte della maggioranza del Parlamento la convocazione di un’assemblea costituente.

Anche Gergely Gulyás, leader del gruppo parlamentare di Fidesz, si è opposto alla riforma: secondo quanto riportato da Telex, Gulyás ha sottolineato che in un sistema presidenziale, il mandato del primo ministro può essere limitato, ma non esiste alcun esempio di ciò in Europa per quanto riguarda l’esercizio del potere da parte di un primo ministro, ritenendo che la legislazione retroattiva “contraddica tutti i principi giuridici civili e la cultura giuridica europea”.

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I prossimi passi

L’emendamento dovrà ora essere visionato da Tamás Sulyok, presidente dell’Ungheria nominato da Fidesz. Secondo quanto riportato da Politico, Magyar sta attualmente cercando di estromettere Sulyok e altri funzionari nominati da Orbán, dopo che Sulyok ha respinto la richiesta di Magyar di dimettersi volontariamente. Se Sulyok dovesse rimettere il testo di legge ai parlamentari, questi ultimi potrebbero superare le sue obiezioni con una seconda votazione.

Nell’agenda di Magyar ci sarebbe inoltre una nuova Costituzione, da confermare con referendum e inserita in un processo costituente più a lungo termine.

[Maria Vittoria Braschi]

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