Dopo mesi di tensioni politiche tra gli Stati membri, il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea è entrato in una nuova fase. L’apertura del primo cluster negoziale pone l’attenzione sul percorso di riforme compiuto da Kyiv e inaugura quella che probabilmente sarà la fase più impegnativa del cammino verso l’adesione.

L’Ucraina è entrata formalmente in una nuova fase della sua candidatura all’Unione europea lunedì 15 giugno, quando è stato aperto il primo cluster dei negoziati di adesione, sui diritti fondamentali, ponendo fine a mesi di blocco politico e portando la candidatura di Kyiv nella fase sostanziale del processo di allargamento.

L’avvio del primo cluster negoziale è stato approvato durante una conferenza intergovernativa tenutasi in Lussemburgo, alla presenza dei rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione e del vice primo ministro ucraino per l’Integrazione europea ed euro-atlantica Taras Kachka. Anche la Moldova, che sta avanzando parallelamente all’Ucraina nel processo di adesione, ha aperto il suo primo cluster.

L’apertura dei negoziati arriva dopo il completamento di quello che i funzionari europei descrivono come il processo di screening più rapido nella storia dell’allargamento. Tra luglio 2024 e settembre 2025, l’Ucraina ha sottoposto la propria legislazione a una valutazione dettagliata rispetto al diritto dell’Unione europea, attraverso 34 incontri tra le istituzioni europee e oltre 1.000 funzionari ucraini.

Il primo cluster è considerato la pietra angolare dei negoziati di adesione. Comprende settori come il sistema giudiziario, i diritti fondamentali, la giustizia e la sicurezza, gli appalti pubblici, le statistiche e il controllo finanziario. Secondo le regole dell’allargamento dell’Unione, è sempre il primo cluster ad essere aperto e l’ultimo a essere chiuso.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito questo passaggio una tappa fondamentale sia per l’Ucraina sia per la Moldova.

“Questo è un importante traguardo e un riconoscimento delle aspirazioni, della resilienza e del duro lavoro dei due candidati che hanno scelto l’Europa e i suoi valori”, ha dichiarato la presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea in una nota.

Il cluster si concentra su questioni che Bruxelles considera essenziali per una futura adesione, tra cui lo Stato di diritto, la governance democratica, le riforme anticorruzione e il funzionamento efficace delle istituzioni pubbliche.

Secondo gli esperti di allargamento, i progressi in questi ambiti determineranno il ritmo dell’intero processo di adesione. I negoziati possono essere rallentati o persino sospesi se un Paese candidato dovesse violare gravemente i valori fondamentali dell’Unione.

Per l’Ucraina, la sfida immediata sarà dimostrare che le riforme promesse negli ultimi anni vengono effettivamente applicate e non restano soltanto impegni legislativi sulla carta. Lo scorso luglio le riforme relative agli organismi anticorruzione avevano subito una grave battuta d’arresto e Kyiv ha dovuto impegnarsi molto per ripristinare la fiducia.

L’apertura dei negoziati formalizza inoltre una serie di parametri che Kyiv dovrà rispettare prima della chiusura provvisoria del cluster. Tra questi figurano il rafforzamento dell’indipendenza della magistratura, il mantenimento delle riforme anticorruzione, il miglioramento delle istituzioni di contrasto e la tutela dei diritti fondamentali.

Tra le priorità individuate dalle istituzioni europee vi sono il mantenimento dell’indipendenza degli organismi anticorruzione, la riforma delle agenzie di sicurezza e di contrasto, il rafforzamento delle strutture di governance giudiziaria e la garanzia di nomine trasparenti nelle principali istituzioni statali.

La decisione arriva dopo un lungo ritardo causato dall’opposizione politica dell’Ungheria sotto il precedente primo ministro Viktor Orbán. Budapest aveva ripetutamente bloccato l’apertura dei capitoli negoziali, sostenendo che l’Ucraina non avesse adeguatamente tutelato i diritti della minoranza ungherese nella regione della Transcarpazia.

La situazione è cambiata dopo le elezioni parlamentari ungheresi dell’aprile 2026. Il nuovo governo ungherese ha annunciato che, dopo i negoziati con Kyiv, erano stati raggiunti accordi sulle questioni relative all’istruzione, alla lingua e ai diritti culturali della minoranza ungherese.

Il primo ministro ungherese Péter Magyar ha successivamente dato il proprio sostegno all’apertura del primo cluster, rimuovendo il principale ostacolo che aveva impedito l’approvazione unanime da parte degli Stati membri dell’Unione.

La questione dei diritti delle minoranze rimane tuttavia parte del quadro negoziale dell’adesione. Durante la conferenza intergovernativa, l’Ucraina ha ribadito il proprio impegno ad attuare un piano d’azione concordato sulla protezione delle minoranze, evitando però ulteriori impegni rispetto a quelli già negoziati con Budapest e con gli altri Stati membri.

Oltre al valore simbolico, l’apertura del cluster ha importanti conseguenze giuridiche. Essa stabilisce formalmente le condizioni che l’Ucraina dovrà soddisfare e offre maggiore certezza sul fatto che i criteri di adesione non possano essere modificati unilateralmente dai singoli Stati membri nelle fasi successive del processo.

L’attenzione ora si sposta sugli altri cinque cluster negoziali, che riguardano il mercato interno, la competitività, la transizione verde, l’agricoltura e la politica di coesione, oltre alle relazioni esterne.

Kyiv spera che tutti e sei i cluster possano essere aperti nel giro di poche settimane. Kachka ha dichiarato che l’Ucraina si aspetta decisioni sugli altri cluster tra giugno e luglio, mentre la commissaria europea all’Allargamento Marta Kos ha recentemente definito il prossimo mese cruciale per l’integrazione europea dell’Ucraina.

Secondo Kachka, l’apertura del primo cluster rende tecnicamente possibile procedere quasi immediatamente con i negoziati sugli altri capitoli.

Restano però importanti sfide. L’Ucraina continua a perseguire l’adesione all’Unione mentre resiste in una guerra su vasta scala della Russia, creando una situazione senza precedenti nella storia dell’allargamento europeo.

La tempistica di una futura adesione rimane incerta. In passato i funzionari ucraini hanno indicato il 2027 come possibile data obiettivo per l’ingresso nell’Unione, collegando l’adesione alle garanzie di sicurezza a lungo termine del Paese dopo la guerra.

Tuttavia, diversi leader europei considerano questa prospettiva poco realistica. Il primo ministro ungherese Péter Magyar ha suggerito che l’adesione piena potrebbe richiedere un decennio o più, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sostenuto la necessità di esplorare forme intermedie di integrazione prima della piena adesione.

Per il momento, l’apertura del cluster sui diritti fondamentali rappresenta un punto di non ritorno nel processo di adesione dell’Ucraina, trasformando le sue ambizioni europee da impegno politico a negoziato formale regolato da condizioni e parametri definiti giuridicamente.

“L’Ucraina entrerà nell’Unione quando sia lei sia noi saremo pronti”, ha dichiarato a Lussemburgo il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, sottolineando che l’adesione europea di Kyiv richiede il pieno rispetto di tutti i criteri di membership. Questa posizione prudente arriva in un contesto di tensioni ancora presenti tra Varsavia e Kyiv sull’interpretazione della loro storia comune segnata da tragedie, in particolare i massacri della Volinia del 1943-1945.

Sebbene entrambi i Paesi continuino a sviluppare la cooperazione strategica e a sostenere il percorso europeo dell’Ucraina, le divergenze sugli eventi bellici, sulle figure del nazionalismo ucraino e su questioni come le riesumazioni e le commemorazioni continuano a pesare sulle relazioni bilaterali.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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