L’Unione Europea e il Brasile hanno siglato il 12 giugno a Brasilia un accordo di partenariato digitale che porta la loro cooperazione a un nuovo livello strategico. L’intesa, la quinta di questo genere firmata da Bruxelles, arriva pochi mesi dopo la storica firma del trattato di libero scambio UE-Mercosur e consolida una relazione bilaterale in rapida evoluzione.

Questo patto non rappresenta un atto tecnico di routine, ma si inserisce in una strategia più ampia con cui l’Europa sta cercando di diversificare le proprie alleanze tecnologiche e ridurre la dipendenza da Amazon, Google e Microsoft — che secondo Reuters controllano circa il 70% del mercato cloud europeo. L’iniziativa arriva mentre la Commissione è in procinto di varare un pacchetto sulla sovranità tecnologica per rafforzare le tecnologie domestiche: un indicatore di come Bruxelles sia consapevole di dover recuperare terreno rispetto alle principali potenze mondiali.

La Digital Partnership matura in un contesto già segnato da una svolta sul fronte commerciale. All’inizio del 2026, dopo oltre un quarto di secolo di negoziati, l’UE e il Mercosur — composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay — hanno firmato ad Asunción un trattato di libero scambio che, una volta ratificato, darà vita a una delle più grandi zone commerciali al mondo. Nel 2024, il valore totale dei beni scambiati tra le due aree aveva raggiunto i 111 miliardi di euro. L’intesa era rimasta a lungo bloccata dalle resistenze di alcuni paesi europei, in particolare la Francia, prima che Bruxelles riuscisse a superare le opposizioni con garanzie e meccanismi di salvaguardia.

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Dalla protezione dei dati all’intelligenza artificiale: cosa prevede il patto

La partnership coprirà governance dei dati, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, piattaforme online e servizi pubblici digitali. In parallelo, i servizi della Commissione e l’Agência Nacional de Proteção de Dados brasiliana hanno siglato un’intesa separata per la protezione dei minori online.

Sulla questione dei dati, già nel gennaio 2026 le due parti avevano stabilito l’equivalenza dei rispettivi standard di protezione, consentendo a imprese, istituzioni e ricercatori di scambiarli liberamente senza requisiti aggiuntivi. Il primo incontro del Digital Partnership Council, che dovrà definire un piano d’azione congiunto, è previsto entro i prossimi 12 mesi.

La firma è avvenuta tra la Vicepresidente Esecutiva della Commissione per la Sovranità Tecnologica, Henna Virkkunen, e il Segretario brasiliano per la Promozione del Commercio e la Tecnologia, Alex Giacomelli da Silva. Virkkunen ha definito il partenariato “un passo decisivo in avanti” per plasmare insieme “una trasformazione digitale incentrata sull’essere umano e inclusiva”, sottolineando come il Brasile condivida i valori europei di apertura dei mercati e rispetto di un ordine internazionale basato su regole. Con questa firma, il Paese sudamericano diventa il quinto partner digitale formale dell’UE, dopo Giappone, Corea del Sud, Singapore e Canada.

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Le intenzioni ci sono, l’attuazione è ancora da costruire

L’intesa è stata accolta come un segnale di autonomia strategica in uno scenario geopolitico sempre più frammentato. Secondo l’analista Oliver Stuenkel del Carnegie Endowment for International Peace, l’avvicinamento tra UE e Brasile dimostra che nessuno dei due blocchi vuole essere trascinato dalle scelte di Washington o Pechino. Restano però alcuni nodi ancora da sciogliere: il trattato UE-Mercosur dovrà infatti superare la ratifica parlamentare — un processo che per il Brasile potrebbe concludersi non prima del 2027 — e la Digital Partnership dovrà essere in grado di tradurre i suoi principi generali in misure concrete, tenendo conto delle differenze normative significative tra le due parti in termini di AI.

Per il Brasile, l’accordo rappresenta un riconoscimento della propria centralità nella nuova architettura digitale internazionale. Per l’Europa, invece, è un altro tassello di una rete di alleanze con cui Bruxelles punta a influenzare i futuri standard globali, e a non dipendere da nessun singolo attore per farlo.

[Marco Boi]

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