La procura di Roma ha aperto un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Su delega dell’ufficio giudiziario, i carabinieri del Ros hanno eseguito decreti di perquisizione, personali, domiciliari e informatiche, nelle province di Roma, Reggio Calabria e Frosinone.
Gli indagati sono Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti in quiescenza dal febbraio scorso; Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”; e Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”.
Saccomanno era stato dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria. In passato aveva anche collaborato direttamente con Matteo Salvini al ministero dei Trasporti come consulente esperto.
Lo schema accusatorio
Secondo la procura di Roma, i tre indagati avrebbero cercato di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione del Ponte. Saccomanno e Virgiglio avrebbero avvicinato Miele promettendogli sostegno per ottenere incarichi di vertice in enti pubblici o società partecipate dopo il pensionamento.
In cambio, il magistrato avrebbe fornito aggiornamenti sull’andamento della procedura interna alla Corte, rivelando le posizioni espresse da altri colleghi e i dettagli delle riunioni plenarie della Camera di Consiglio.
Secondo i pm, tra i tre si sarebbe perfezionato un vero e proprio “patto di mutuo soccorso”. Le utilità contestate consisterebbero in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi dall’associazione “Accademia Calabria” e interventi presso terzi finalizzati a sostenere le aspirazioni professionali del magistrato dopo il pensionamento. I fatti contestati sarebbero avvenuti a Roma a partire dall’autunno del 2025.
Il contesto in cui si inserisce l’indagine è preciso: secondo l’accusa, Miele avrebbe favorito la società “Stretto di Messina”, concretamente interessata al parere positivo della sezione di Controllo della Corte dei Conti per l’esame di legittimità della delibera Cipess n. 41/25, con cui era stato approvato il progetto definitivo del Ponte con prescrizioni e raccomandazioni.
La delibera era stata bocciata dalla Corte dei Conti il 29 ottobre 2025. Dopo quella decisione sfavorevole, Miele si sarebbe impegnato a predisporre una memoria nell’interesse della società da consegnare al commercialista, manifestando in cambio l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata.
Le intercettazioni allegate agli atti rendono il quadro più esplicito. In una telefonata, Miele avrebbe detto: “Quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto… c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsement… certo che va bene.”
Saccomanno e Virgiglio avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati della Corte, e avrebbero rivelato a soggetti terzi notizie coperte da segreto acquisite tramite Miele.
La società si dice estranea
La “Stretto di Messina Spa” ha preso le distanze dall’indagine. L’amministratore delegato Pietro Ciucci ha dichiarato di aver “accolto con sorpresa” le notizie, ribadendo la totale estraneità della società e confermando la massima disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti.
Saccomanno ha risposto alle accuse attaccando direttamente la procura. “È una ricostruzione politica, vogliono colpire Salvini, il ponte e anche il povero dottor Miele”, ha dichiarato, aggiungendo che l’indagine mirerebbe a “impedire la realizzazione di un’opera straordinaria, fondamentale per la crescita del Sud.”
Le reazioni politiche
L’inchiesta ha suscitato reazioni immediate dall’opposizione. Il leader di Avs Angelo Bonelli ha definito quanto emerso “di una gravità inaudita”, ricordando di aver depositato alla procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal governo, “che a suo avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente.” Alleanza Verdi e Sinistra ha ribadito che l’indagine confermerebbe “ciò che abbiamo più volte denunciato rispetto a un progetto inutile e costoso e al grave rischio di infiltrazione di interessi non leciti.”
Il leader di Azione Carlo Calenda si è detto “non affatto stupito”, lasciando intendere che l’inchiesta potrebbe avere sviluppi più ampi: “Penso che la cosa sia più grande di come è uscita fino ad ora.”
Il capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, ha parlato di “forzature e pesanti opacità” attorno al progetto, denunciate dal PD da mesi.

