Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, intervenendo alla Tsinghua University, ha invitato a ricostruire l’ordine globale in direzione di una multipolarità fondata sulla cooperazione, sulla riforma delle istituzioni internazionali e su un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori chiave.
Sánchez ha aperto il suo discorso con un aneddoto storico, utilizzato come chiave interpretativa dell’intero intervento. Ha ricordato la figura del gesuita italiano Matteo Ricci, che nel 1583 giunse in Cina portando con sé una mappa europea del mondo – corretta nelle proporzioni, ma profondamente distorta – con l’Europa al centro e l’Asia relegata ai margini.
Quando i cartografi della corte imperiale chiesero al gesuita perché la Cina comparisse ai confini della mappa, Ricci comprese per la prima volta che il Mediterraneo era il centro del suo mondo, ma non di quello altrui. Sánchez ha sottolineato che il gesuita ebbe la saggezza di correggere la mappa includendo l’intera Eurasia.
“Sono passati oltre 400 anni da allora e purtroppo ci sono ancora persone che vedono il mondo come appariva in quella prima mappa di Ricci”, ha dichiarato il premier spagnolo, aggiungendo che una simile visione della realtà non è solo errata, ma anche pericolosa.
La multipolarità come fatto, non come ipotesi
Secondo Sánchez, l’attuale ordine internazionale non è un trasferimento di egemonia, bensì una moltiplicazione dei poli, non solo di potere ma anche di prosperità. Il premier ha avvertito che “una multipolarità senza regole porta alla competizione, e dalla competizione nascono solo guerre, conflitti commerciali e rovina”.
“Ci sono questioni che ci dividono, ambiti in cui competiamo, punti su cui non saremo d’accordo; forse non riusciremo mai a trovare un’intesa. Nonostante ciò, dobbiamo costruire le nostre relazioni su una base di rispetto reciproco”, ha sottolineato Sánchez, aggiungendo che ciò consentirà di gestire le differenze inevitabili.
Secondo il leader spagnolo, per il funzionamento efficace di un ordine multipolare è essenziale rafforzare il multilateralismo.
“Le regole della cooperazione transfrontaliera sono gli unici strumenti che permettono all’umanità di affrontare sfide globali come la crisi climatica o le disuguaglianze”, ha affermato, invitando al contempo a una profonda riforma dell’architettura delle relazioni internazionali, affinché diventi più efficiente, trasparente, responsabile e inclusiva.
L’Europa come attore chiave
Sánchez ha espresso aspettative chiare nei confronti della Cina, sottolineando che l’Unione europea sta già facendo la sua parte.
“Nell’ultimo decennio l’Unione europea ha firmato accordi commerciali con 25 Paesi, ha aumentato le importazioni dal Sud globale dell’80% e ha creato ogni anno oltre 25 milioni di posti di lavoro al di fuori dei propri confini”, ha ricordato, aggiungendo: “abbiamo bisogno che la Cina faccia lo stesso, che si apra, affinché l’Europa non sia costretta a chiudersi”.
Ha inoltre osservato che il deficit commerciale tra le due economie è aumentato di un ulteriore 18% ed è insostenibile per le società europee nel medio e lungo periodo.
“L’obiettivo è costruire insieme un’economia globalizzata e sostenibile, che generi prosperità condivisa e reagisca in modo proporzionato agli effetti negativi delle attività”, ha spiegato.
Ha poi sottolineato quanto sia fondamentale, per l’equilibrio globale, un maggiore coinvolgimento sia delle potenze globali sia di quelle regionali nella governance e nella fornitura di beni pubblici globali.
“Senza cooperazione, obiettivi come la lotta ai cambiamenti climatici, la sicurezza, la difesa, la riduzione delle disuguaglianze, un’intelligenza artificiale responsabile, il controllo degli armamenti nucleari, l’eradicazione della povertà e la tutela della salute globale sono semplicemente irraggiungibili”, ha affermato.
Sánchez ha riconosciuto gli sforzi compiuti finora dalla Cina, ma ha anche invitato Pechino a fare di più, anche nel rispetto del diritto internazionale e nel lavorare per la fine dei conflitti in Libano, Iran, Gaza, Cisgiordania e Ucraina.
Evitare la marginalizzazione
Quattro secoli dopo che Matteo Ricci dovette correggere la propria mappa, il discorso di Sánchez alla Tsinghua University può essere letto come un appello a una nuova realtà politica, che non deformi il mondo attraverso il prisma dell’egemonia, ma rifletta una realtà multipolare con tutte le sue complessità e il suo potenziale di azione comune. Ha inoltre messo in guardia la Cina dal ripetere l’errore di Ricci nei confronti del Vecchio Continente.
“L’Europa può sembrare piccola sulla mappa del mondo, ma in realtà è esattamente il contrario”, ha dichiarato il premier, elencando: “l’Unione è il più grande blocco commerciale del mondo e la seconda economia globale, il principale destinatario di investimenti diretti esteri e al primo posto per soddisfazione di vita, coesione sociale e benessere”.
Ha infine invitato la Cina a considerare l’Europa un partner indispensabile, tanto più in un contesto in cui gli Stati Uniti hanno scelto di ritirarsi da diversi ambiti dell’impegno globale.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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