Il primo giugno 2026, l’Alta Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, si è recata a Islamabad per una visita bilaterale e per l’ottavo Dialogo strategico tra Ue e Pakistan. Una tappa breve, ma giunta in un momento che la stessa Kallas ha definito di particolare rilievo: dall’ultimo incontro, lo scorso novembre, il mondo e l’intera regione hanno conosciuto cambiamenti profondi, dettati soprattutto dalle tensioni in Medio Oriente.

Come anticipato dal Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS), l’agenda prevedeva colloqui con il presidente Asif Ali Zardari, il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo delle Forze di difesa, il feldmaresciallo Syed Asim Munir, ricevuto al quartier generale dell’esercito a Rawalpindi. Il Dialogo strategico, giunto all’ottavo round, è stato co-presieduto dall’ex premier estone e dal vice primo ministro e ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar, nel quadro dello Strategic Engagement Plan siglato nel giugno 2019.

Commercio e GSP+, un legame solido ma condizionato

Sul fronte economico, il partenariato poggia su basi consolidate. Nel suo intervento, Kallas ha ricordato come l’Unione europea resti di gran lunga la principale destinazione delle esportazioni pakistane, superando Cina e Stati Uniti messi insieme, e come Islamabad sia il primo beneficiario al mondo del sistema di preferenze commerciali europeo, il GSP+. Un vantaggio ha tuttavia precisato, vincolato a condizioni chiare: l’accesso preferenziale al mercato comunitario dipende dai progressi nell’attuazione delle convenzioni internazionali che sorreggono lo schema, in materia di buon governo, tutela ambientale e, soprattutto, diritti del lavoro e diritti umani. Temi su cui Bruxelles si attende dimostrazioni tangibili.

La cooperazione, del resto, va ben oltre il commercio e abbraccia resilienza climatica, infrastrutture digitali, energia pulita, migrazione e mobilità. Un capitolo a parte è stato riservato ai legami tra le persone: il Pakistan, ha rilevato la diplomatica estone, guida per il quinto anno consecutivo la classifica globale delle borse di studio Erasmus Mundus promosse dall’Unione.

Il dossier iraniano e il ruolo di mediatore di Islamabad

Il passaggio di maggior rilievo politico ha riguardato però il Medio Oriente. Kallas ha riconosciuto al Pakistan un ruolo da protagonista, definendolo il principale mediatore tra Stati Uniti e Iran e osservando come i suoi sforzi diplomatici abbiano contribuito, in più di un’occasione, a evitare il ritorno a una guerra su vasta scala. Un apprezzamento ribadito anche sui propri canali social, dove l’Alta Rappresentante ha richiamato l’esistenza di un’apertura diplomatica, per quanto fragile, in grado di prolungare il cessate il fuoco e di riaprire lo Stretto di Hormuz.

In tale prospettiva, l’Unione si è detta pronta a contribuire a una soluzione sostenibile e pacifica, mettendo a disposizione la propria leva economica, le competenze maturate sul fronte nucleare, le relazioni di lunga data con i partner del Golfo e un canale diretto con Teheran. Bruxelles, ha spiegato Kallas, potrebbe svolgere un ruolo concreto nel rendere durevole un eventuale accordo, sia attraverso operazioni marittime sia mediante incentivi economici. Resta tuttavia un nodo irrisolto: ogni intesa temporanea con Teheran dovrà essere seguita da colloqui più ampi sulle scorte nucleari del Paese, poiché una stabilità duratura richiederà soluzioni di più vasta portata.

Afghanistan, l’appello alla de-escalation

Spazio, infine, alla crisi con l’Afghanistan. Gli scontri delle ultime settimane, ha osservato Kallas, hanno prodotto gravi conseguenze umanitarie e rischiano di alimentare nuova instabilità e radicalizzazione. Proprio per questo, ha ricordato, l’Unione ha più volte invitato entrambe le parti alla moderazione. Pur riconoscendo il diritto di Islamabad a difendere il proprio territorio e la propria popolazione nel rispetto del diritto internazionale, l’Alta Rappresentante ha indicato la via d’uscita più opportuna nel dialogo, e non nei raid aerei.

Nel complesso, la visita lampo fotografa l’ambizione europea di accreditarsi come attore credibile non soltanto sul terreno commerciale, ma anche su quello, ben più delicato, della sicurezza regionale. Un’ambizione le cui ricadute, in uno scenario di medio-lungo termine, andranno comunque ancora monitorate.

[Emma Bellon]

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