Nuovo scontro sulla riforma elettorale. Le opposizioni hanno contestato duramente la decisione di calendarizzare il 26 giugno l’approdo alla Camera della nuova legge elettorale sostenuta dal centrodestra, accusando la maggioranza di accelerare i tempi senza avere ancora presentato un testo definitivo. La seduta dei capigruppo è stata sospesa dopo le proteste delle opposizioni, che hanno contestato la decisione della maggioranza di procedere con la calendarizzazione nonostante l’assenza di un testo definitivo.

Secondo quanto emerso in Commissione Affari costituzionali, la maggioranza starebbe lavorando agli ultimi dettagli della proposta, soprannominata “Stabilicum”, che punta a sostituire l’attuale Rosatellum con un sistema prevalentemente proporzionale pensato per garantire maggiore stabilità di governo.

Il punto che ha fatto esplodere le tensioni riguarda soprattutto i tempi. A settembre scatterebbero infatti gli ultimi dodici mesi della legislatura, una finestra che secondo le opposizioni renderebbe politicamente più delicato modificare le regole del voto a ridosso delle elezioni.

“È l’ennesima forzatura di una maggioranza ossessionata dal cambiare le regole del gioco perché teme di perdere le elezioni”, ha dichiarato la capogruppo del Partito Democratico Chiara Braga, accusando il centrodestra di voler contingentare il dibattito parlamentare.

Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. “È la prima legge fatta con i comunicati stampa”, ha attaccato Riccardo Ricciardi, sostenendo che il contenuto della riforma sarebbe cambiato più volte nelle ultime settimane.

Più Europa ha invece richiamato il cosiddetto codice di buona condotta della Corte europea dei diritti dell’uomo sulle riforme elettorali, sostenendo che una modifica delle regole dovrebbe avvenire attraverso un confronto più ampio con le opposizioni. Anche Alleanza Verdi-Sinistra ha criticato il metodo, sottolineando come l’Italia abbia già visto interventi della Corte Costituzionale sui premi di maggioranza in precedenti leggi elettorali.

Come funzionerebbe lo Stabilicum

Il progetto del centrodestra punta a superare il Rosatellum, il sistema misto oggi in vigore che combina una quota proporzionale e collegi uninominali, sostituendolo con un modello prevalentemente proporzionale pensato per garantire una maggioranza più stabile dopo il voto. La principale novità sarebbe infatti la scomparsa dei collegi uninominali, che oggi assegnano circa un terzo dei seggi e premiano le coalizioni più compatte nei territori.

Nella versione emersa dalle trattative di maggioranza, il cosiddetto “Stabilicum” prevederebbe un premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che supera il 40% dei voti. Se nessuna coalizione raggiungesse quella soglia ma le prime due ottenessero entrambe almeno il 35%, scatterebbe un secondo turno di ballottaggio per assegnare il premio.

Rimarrebbero invece invariate le soglie di sbarramento già previste dal Rosatellum: 3% per i singoli partiti e 10% per le coalizioni. Non sarebbero inoltre previste preferenze, mantenendo quindi liste sostanzialmente bloccate, mentre il nome del candidato premier comparirebbe nel programma della coalizione, ma non direttamente sulla scheda elettorale.

Nelle ultime settimane sarebbero però emerse nuove modifiche allo studio della maggioranza, tra cui un possibile innalzamento della soglia dal 40% al 42% e l’eliminazione del ballottaggio, sostituito da un ritorno al proporzionale puro in assenza di una coalizione sopra la soglia. Su questi punti, tuttavia, il quadro non appare ancora definito.

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