“Se la Costituzione dice che il mandato è di quattro anni, allora sono quattro anni”. Ha risposto così Pedro Sánchez alle domande dei giornalisti, nella conferenza stampa all’ambasciata spagnola presso la Santa Sede, sulla possibilità di elezioni anticipate a causa dei casi di corruzione che stanno facendo traballare il suo partito. Elezioni che sono state chieste dai leader dell’opposizione, che hanno definito “disperata” la situazione in cui verte la politica spagnola.
Il premier spagnolo e leader del Partito socialista ha, però, escluso categoricamente una chiamata alle urne prima della primavera del prossimo anno, convinto di dover fare l’interesse dei cittadini e “con il caos nel mondo – la guerra in Iran e la crisi petrolifera – l’interesse dei cittadini è la stabilità politica”.
Stabilità politica a quale prezzo?
Quello che si sta verificando in Spagna ricorda, per alcuni versi, gli anni Novanta in Italia e lo scandalo di Tangentopoli, che ha svelato le trame di corruzione interne ai partiti che avevano fatto la storia della Prima Repubblica. Questa mattina la Guardia Civil ha perquisito la sede del partito, a Madrid, nell’ambito di un’inchiesta per presunte irregolarità finanziarie, pagamenti opachi e una rete di corruzione che avrebbe operato per screditare giudici, procuratori e ufficiali della Guardia Civil scomodi al governo.
L’operazione, autorizzata dall’Audiencia Nacional e sostenuta dalla Procura Anticorruzione, è stata condotta dall’Unità Centrale Operativa (UCO) su ordine del giudice Santiago Pedraz. Gli agenti hanno fatto ingresso nella sede centrale del partito in via Ferraz chiedendo documentazione e con la possibilità di effettuare perquisizioni in caso di mancata collaborazione.
“Collaborazione totale con la giustizia” ha assicurato Sánchez, che ha però subito chiarito che prima di tutto viene il “rispetto della presunzione di innocenza”. Il presidente ha anche precisato di non essere stato informato in tempo reale sull’operazione: “Non ne ero a conoscenza, ho dovuto chiedere esattamente cosa stesse succedendo”. Ha poi tentato di ridimensionare la portata dell’irruzione, sottolineando la differenza tra una “richiesta di informazioni” e una vera e propria perquisizione, distinzione su cui in molti, però, storcono il naso.
Caso Leire: proteggere il partito a qualunque costo
Questa volta, nel mirino delle autorità, c’è Leire Díez, una amministratrice locale che ha ricoperto incarichi di nomina diretta in aziende pubbliche quando era affiliata al PSOE – apparentemente una “signora nessuno”, che teneva però i fili del partito ed era molto vicina ai vertici socialisti, fra cui Sánchez e la moglie Begoña Gómez.
Negli ambienti politici madrileni era conosciuta come “la fontanera”, colei che lavorava dietro le quinte per risolvere problemi delicati e gestire dossier sensibili. Il suo nome era esploso già lo scorso anno, quando alcuni audio pubblicati dalla stampa spagnola la mostravano mentre discuteva con imprenditori coinvolti in procedimenti giudiziari nel tentativo di ottenere informazioni compromettenti su magistrati, procuratori e ufficiali della Guardia Civil impegnati in inchieste che lambivano il governo socialista. Tra i bersagli figuravano il tenente colonnello Antonio Balas, responsabile della sezione economica della UCO, e il procuratore anticorruzione José Grinda.
Secondo gli investigatori, l’obiettivo era delegittimare gli uomini che stavano seguendo alcune delle indagini più esplosive degli ultimi anni, dal caso Koldo fino ai fascicoli che riguardavano persone vicine al presidente del governo.
Díez ha sempre negato di agire per conto del partito, sostenendo di star lavorando a un’inchiesta giornalistica. Una spiegazione che non ha convinto né l’opinione pubblica né buona parte della magistratura. Il PSOE, allora, cercò di prendere le distanze invitandola a lasciare il partito, ma senza riuscire a dissipare i dubbi sui suoi rapporti con l’apparato socialista.
Le nuove indagini hanno però riaperto il caso in una forma ancora più grave.
Braccio di ferro Roma-Madrid per la direzione generale della FAO
Questa volta non si parla soltanto di pressioni o campagne di screditamento, ma di un presunto sistema organizzato e finanziato con denaro transitato attraverso il partito. Secondo quanto emerge dall’inchiesta coordinata dal giudice Santiago Pedraz, la rete riconducibile a Díez avrebbe ricevuto pagamenti occultati tramite false fatture e destinati ad attività contro giudici, procuratori e membri della Guardia Civil considerati ostili al governo. Gli investigatori sospettano l’esistenza di una contabilità parallela e di fondi utilizzati per operazioni opache di pressione e discredito.
L’Unità Centrale Operativa della Guardia Civil, che già nei mesi scorsi aveva sequestrato messaggi, comunicazioni e movimenti bancari di dirigenti socialisti e di persone vicine al partito, sta ora cercando documenti in grado di confermare il flusso di denaro verso questa struttura informale. Per questo, oltre alla sede di Ferraz, sono finite sotto la lente degli investigatori le abitazioni dell’ex segretario organizzativo socialista Santos Cerdán, dello storico dirigente andaluso Gaspar Zarrías e dell’imprenditore Javier Pérez Dolset, considerato uno degli uomini più vicini alla stessa Díez.
L’aspetto più politicamente devastante dell’inchiesta è che, per la prima volta, non si parla più soltanto di singoli episodi di corruzione o di presunti favoritismi negli appalti pubblici, ma di una struttura parallela che avrebbe operato per proteggere il partito e colpire chi ne minacciava la stabilità giudiziaria. Un sistema che, secondo alcune accuse, avrebbe utilizzato denaro, relazioni politiche e apparati informali per influenzare indagini e neutralizzare avversari interni ed esterni.
Sánchez continua a respingere ogni accusa e insiste sulla “totale collaborazione con la giustizia”. Allo stesso tempo, però, difende i suoi uomini e rivendica la necessità della stabilità politica in una fase internazionale delicata.
Anche davanti all’incriminazione dell’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero nel caso Plus Ultra, il presidente del governo ha ribadito “pieno sostegno” e rispetto della presunzione d’innocenza. Ma il quadro politico spagnolo si fa ogni giorno più cupo.

