L’Agenzia per i Servizi Audiovisivi del Montenegro (SAMU) ha deciso di vietare temporaneamente la ricezione e la ritrasmissione dell’intero palinsesto dell’emittente serba Informer TV su tutto il territorio montenegrino.

Il divieto, della durata di sei mesi, è stato motivato dalla diffusione ripetuta di contenuti considerati lesivi della dignità del popolo montenegrino, in quanto volti a negarne l’identità nazionale, a incitare all’odio e alla discriminazione e a ledere la dignità dei cittadini e delle istituzioni dello Stato.

La decisione si basa sulla violazione dell’articolo 7, paragrafo 1, della Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera, che impone il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali, vietando la diffusione di contenuti che incitano all’odio, alla discriminazione o all’intolleranza.

Motivazioni della decisione

Tra i casi citati figura il documentario “Referendum – Una storia di libertà inventata”, considerato emblematico di un insieme più ampio di contenuti problematici attribuiti a Informer TV. Secondo il regolatore, infatti, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di un modello editoriale sistematico riscontrato in diversi tipi di programmazione, dai notiziari ai dibattiti politici fino ai documentari.

In particolare, l’autorità sostiene che tali contenuti tendano a insultare i cittadini montenegrini sulla base della loro appartenenza nazionale, a mettere costantemente in discussione la statualità e l’identità del Montenegro e a contribuire all’accentuazione delle divisioni sociali ed etniche. Per questo motivo, il regolatore ha concluso che si va oltre la legittima critica politica, configurando piuttosto un abuso della libertà di espressione.

Un elemento ritenuto aggravante è il fatto che tali contenuti venissero trasmessi in prima serata, raggiungendo così un pubblico ampio e influenzando in modo significativo l’opinione pubblica.

La SAMU ha inoltre richiamato il contesto sensibile dei Balcani occidentali, segnato da tensioni storiche e da questioni delicate legate all’identità nazionale e ai rapporti interetnici, sottolineando come in tale contesto i media abbiano una responsabilità particolarmente elevata sul piano professionale e sociale.

Avvertimenti ignorati e iter regolatorio

L’agenzia aveva già avviato procedimenti nei confronti di Informer TV nel febbraio 2026 per violazioni analoghe, tra cui incitamento all’odio, negazione dell’identità nazionale e glorificazione di criminali di guerra condannati. Nonostante tali avvertimenti e le misure regolatorie adottate, l’emittente avrebbe continuato a diffondere contenuti simili.

Seguendo la procedura prevista dalla Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera, la SAMU ha inizialmente informato l’autorità regolatoria del Paese d’origine dell’emittente, la Serbia, concedendole la possibilità di intervenire. Tuttavia, non essendo intervenuti cambiamenti, l’agenzia ha disposto il divieto temporaneo di ritrasmissione su tutto il territorio montenegrino.

Il caso del documentario contestato

Il documentario “Referendum – Una storia di libertà inventata” è citato come esempio di contenuti controversi. Al suo interno, secondo quanto riportato dalle autorità, si sostiene la necessità di “rivedere la volontà dei cittadini” e si evocano ipotesi di “unificazione istituzionale” tra territori considerati affini sul piano politico e identitario.

Il film contiene inoltre affermazioni storiche controverse, tra cui riferimenti a presunti cambiamenti demografici eccezionali a Cetinje durante il periodo della Seconda guerra mondiale, attribuiti a dinamiche belliche e occupazione.

Informer e il suo canale televisivo sono ampiamente considerati vicini al governo serbo e politicamente allineati al presidente Aleksandar Vučić e al Partito Progressista Serbo (SNS). Nel loro lavoro editoriale attaccano frequentemente oppositori politici, giornalisti indipendenti e attivisti della società civile, mentre promuovono le politiche governative, in particolare in politica estera, con attenzione ai rapporti con Cina e Russia.

Pur non essendo direttamente controllato da entità russe, il canale riprende spesso narrazioni filorusse o critiche verso l’Occidente diffuse in parte del panorama mediatico serbo, inserendosi in un contesto più ampio di media vicini al governo piuttosto che configurarsi come un vero e proprio strumento di propaganda esterna.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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