“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme, essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”, così il 9 maggio 1950, a Parigi, l’allora ministro degli Esteri Robert Schuman aprì il primo capitolo di una storia che va avanti ancora oggi, quella dell’Unione europea. Trentacinque anni più tardi, nel 1985, i leader europei riuniti a Milano decisero di trasformare il 9 maggio nella Giornata dell’Europa.
Pronunciando davanti a pochi giornalisti un discorso scritto insieme al fido consigliere Jean Monnet, Schuman avanzò una proposta storica, quella di una collaborazione tra Francia e Germania – Paesi pressoché sempre stati in guerra – affinché mettessero in comune le risorse di carbone e acciaio presenti nel bacino della Ruhr, al confine tra i due. Quell’intuizione, sostenuta anche da Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo grazie all’impegno, tra gli altri, di Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, portò alla nascita della Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), primo nucleo dell’integrazione europea. Motivo per cui, il giorno di quel discorso, passato alla storia come “Dichiarazione Schuman”, venne indicato come la data di nascita dell’odierna Unione europea.
Di cose ne sono cambiate da allora, e 9 maggio dopo 9 maggio, la Giornata dell’Europa si è trasformata da semplice celebrazione dei traguardi dell’integrazione comunitaria a occasione di riflessione sul presente e sul futuro dell’Unione: sull’importanza di un’entità sovranazionale capace di garantire decenni di pace nel continente, ma anche sui limiti di un progetto che troppo spesso si è mostrato inerme di fronte alle crisi, frenato da competenze ancora insufficienti.
Ecco perché in tutta Italia il 9 maggio sarà sì celebrato, ma con iniziative dal taglio differente. A Roma, già giovedì 8 maggio alle ore 18:30, piazza del Campidoglio ospiterà “Luci d’Europa”, evento promosso dall’ufficio del Parlamento europeo in Italia e dalla rappresentanza della Commissione europea insieme all’Agenzia italiana per la Gioventù. Alla presenza della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, delle vicepresidenti Pina Picierno e Antonella Sberna, del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, si alterneranno interventi musicali, testimonianze e rappresentazioni dedicate alla storia dell’integrazione europea. “La storia dell’Europa è ancora da scrivere, e spetta a noi avere la fiducia e il coraggio di darle forma”, ha dichiarato Metsola.
Sempre a Roma, negli spazi della Pelanda dell’ex Mattatoio di Testaccio, si terrà sabato 9 maggio alle ore 16:00 lo speaking corner “L’Europa che vogliamo”, stavolta organizzato dalle sezioni locali del Movimento Federalista Europeo (MFE) e della Gioventù Federalista Europea (GFE) e dal Movimento Europeo in Italia. In questo contesto, non si guarderà tanto al passato ma al presente e al futuro dell’Europa, in modo che i singoli cittadini possano discutere delle loro preoccupazioni e delle sfide che ritengono essenziale che l’Unione europea prenda in carico. Le testimonianze raccolte verranno poi portate all’attenzione delle istituzioni cittadine, primo livello della rappresentanza politica.
Spostandosi a Milano, ci si imbatte in due occasioni per ribattere la propria appartenenza europea e definire dove l’Unione debba compiere dei passi avanti. La prima sarà alle ore 11:30 in piazza San Fedele, dove il collettivo di associazioni studentesche europeiste AtenEU ha convocato una manifestazione per riaffermare la necessità dell’integrazione europea. Tra i partecipanti ci sarà anche il leader di Azione Carlo Calenda, secondo cui “l’Europa non è un’aspirazione morale, ma una necessità, e il traguardo degli Stati Uniti d’Europa rappresenta l’unico modo per evitare che il continente venga schiacciato dalle grandi potenze globali”. Con lo stesso intento, alle ore 16:30 in piazza della Scala, si terrà un sit-it sotto il cappello di We are Europe, movimento nato in Germania dall’esperienza di Pulse of Europe, che ebbe il suo apice nel contrasto all’avanzata dei nazionalismi in Europa quasi un decennio fa.
La rete di We are Europe, per il 9 maggio, ha previsto una mobilitazione anche ad Aprilia, in piazza Roma alle ore 9:00, condotta dalle sezioni locali di MFE e GFE, una a Bolzano, in piazza Silvia Magnago alle ore 15:00, e una a Torino, in piazza Castello alle ore 15:30. Nella piazza del capoluogo piemontese, le sezioni MFE e GFE e Volt Italia hanno previsto di arrivarci dopo un corteo colorato del blu delle bandiere europee, che ha coinvolto una ventina tra partiti e associazioni e che partirà simbolicamente dal Ponte Unione europea (Porta Susa/Corso Matteotti) alle ore 14:30.
Ulteriori eventi per la Giornata dell’Europa sono stati annunciati anche a Padova, Sondrio, Novara, Ferrara, Parma, Modena, Bologna, Lucca, Pesaro, Macerata, Perugia, Enna. A Genova, per il terzo anno consecutivo, si approfitta dell’occasione per l’organizzazione – promossa dalle locali sezioni MFE e GFE – del “Festival Genova Éuropa”, una rassegna di conferenze, dibattiti e attività non formali legate all’Unione europea che coinvolgerà il capoluogo ligure dal 6 al 16 maggio.
A settantasei anni dalla Dichiarazione Schuman, il 9 maggio continua dunque a rappresentare molto più di una semplice ricorrenza simbolica. Da una parte, le celebrazioni promosse dalle istituzioni europee e nazionali rivendicano il percorso di integrazione che ha garantito decenni di pace e cooperazione sul continente, riaffermando il valore politico dell’Unione in un contesto internazionale sempre più instabile. Dall’altra, le iniziative organizzate dal mondo associazionistico e federalista mostrano come, soprattutto tra cittadini e giovani attivisti, il progetto europeo venga percepito come un cantiere ancora aperto, che necessita di nuove competenze, maggiore unità politica e una capacità più incisiva di affrontare le crisi contemporanee. Due approcci differenti, ma accomunati dalla consapevolezza che il futuro dell’Europa resti una questione tutt’altro che chiusa.

