I negoziati tra Parlamento europeo e governi UE sull’attuazione dell’accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti stanno avanzando, ma l’intesa finale non è ancora vicina. È il messaggio arrivato da Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo e capo negoziatore dell’Eurocamera sul dossier.
Al termine del secondo trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione sul cosiddetto accordo di Turnberry, Lange ha parlato di “progressi significativi”, soprattutto sul meccanismo di salvaguardia e sulla revisione della normativa principale, aggiungendo però che “resta ancora del lavoro da fare”.
Il prossimo round di negoziati è fissato per il 19 maggio a Strasburgo.
Nel comunicato diffuso dal Parlamento europeo, Lange sottolinea che i colegislatori stanno lavorando “in modo rapido e responsabile” sui due testi legislativi presentati dalla Commissione europea per dare attuazione all’intesa commerciale raggiunta tra Bruxelles e Washington.
L’obiettivo, spiega il negoziatore socialista tedesco, è rispettare “la lettera e lo spirito” del cosiddetto “Turnberry Deal”, mantenendo però pienamente le procedure democratiche europee e rafforzando le garanzie per cittadini e imprese sia europee sia americane.
Il punto più delicato resta il bilanciamento tra apertura commerciale e strumenti di protezione del mercato europeo, in particolare attraverso il meccanismo di salvaguardia che dovrebbe consentire all’Ue di intervenire in caso di squilibri o impatti economici negativi.
Cos’è il “Turnberry Deal”
L’accordo politico tra UE e Stati Uniti era stato raggiunto il 27 luglio 2025 a Turnberry durante un incontro tra Donald Trump e Ursula von der Leyen.
L’intesa puntava a ridurre le tensioni commerciali transatlantiche attraverso una serie di misure tariffarie reciproche. La Commissione europea aveva poi pubblicato il 28 agosto due proposte legislative per implementarne gli aspetti commerciali.
La prima introduce un accesso preferenziale al mercato europeo per alcuni prodotti statunitensi. La seconda proroga invece il regime a dazio zero già esistente sulle importazioni di alcune varietà di aragosta americana, tema diventato simbolicamente rilevante nei negoziati commerciali tra Bruxelles e Washington.

