The Unity of Europe è il testo in cui Hilda Monte, nel 1943, racchiudeva il suo progetto lungimirante di un’Europa federale. Il professor Andreas Wilkens (Université de Lorraine di Metz), ospite il 15 febbraio presso la Link Campus University, ha presentato il testo da lui curato e riedito, consentendone così una nuova lettura.

Il volume Hilda Monte. The Unity of Europe (collana Federalism, edizione Peter Lang, 2023), pubblicazione promossa dal Centro Studi sul Federalismo di Torino, riporta in luce la figura di Hilda Monte (all’anagrafe Hilda Meisel), donna della resistenza tedesca ancora troppo poco nota. Nata a Vienna nel 1914 e cresciuta a Berlino, divenne giovane resistente contro il nazismo, fu esiliata a Parigi e poi a Londra e venne uccisa il 17 aprile 1945, mentre tornava da una missione per la Resistenza austriaca.

Dopo l’introduzione del professor Filippo Mario Giordano e i saluti del professor Giorgio Grimaldi, docenti del Centro di studi storici europei e transnazionali Alizé dell’Ateneo ospitante, oltre al professor Wilkens, che ha illustrato ampiamente le vicende biografiche e le idee politiche di Hilda Monte per poi tratteggiare il suo progetto di unificazione europea, sono stati invitati ad intervenire sul tema anche Flavio Brugnoli (Direttore del Centro Studi sul Federalismo di Torino) e il professor Stefano Dell’Acqua (Università degli studi di Pavia).

Hilda Monte, nonostante sia tra le più originali figure della resistenza europea, è poco nota, si è persa infatti traccia della sua storia per lungo tempo. Il professor Wilkens spiega che nella Germania occidentale post-bellica, l’esistenza stessa della resistenza è stata rimossa deliberatamente dalla coscienza collettiva e riscoperta solo gradualmente a partire dalla fine degli anni 60. Questa amnesia portò inevitabilmente ad una perdita di memoria che con difficoltà si cerca di ricompensare.

Inoltre, Hilda Monte morì al confine austriaco, durante una missione segreta sotto falso nome; la stessa Monte afferma di essere stata colpita dai bombardieri nazisti a Londra nel 1940 e che tutto quello che ancora possedeva è stato disperso. Gran parte della sua biografia resta quindi ancora sconosciuta.

La sua affermazione che seguì al tragico episodio, “le due armi di cui ho bisogno per combattere i nazisti, la mia macchina da scrivere e la mia bocca, sono rimaste intatte”, ci mostra in maniera evidente una delle sue principali caratteristiche, l’estremo coraggio, qualità ripresa più volte da tutti i relatori presenti che ricordano come Hilda Monte sia stata tra le poche ad intraprendere missioni pericolose nel territorio austriaco.

Resistente socialista militante nel piccolo gruppo di sinistra dell’ISK (Internationaler Sozialistischer Kampfbund – “Lega di militanti socialisti internazionali”), determinata contro il nazismo in Germania, oltre che a combattere per la libertà e ad intraprendere missioni estremamente pericolose, Hilda Monte lascia un segno visibile firmando un chiaro progetto per il futuro dell’Europa.

Con il suo libro pubblicato durante il suo esilio in Gran Bretagna, nel 1943, a soli ventinove anni, Hilda Monte elabora un progetto politico portandolo alla pubblicazione a suo nome, senza riferimento a gruppi politici, con il famoso editore londinese Victor Gollancz.

Lungimiranza è la parola che più di tutte si accosta al progetto pubblicato che rimane l’eredità duratura che la Monte ci lascia. I paesi europei devono mettere finalmente fine al “vecchio gioco della sovranità”. Affinché ci possa essere una pace duratura e uno sviluppo economico ci deve essere un’autentica “rivoluzione europea”. Hilda Monte si batteva per una solidarietà in tutta l’Europa, per strutture federali comuni, basate su una storia condivisa e sui valori comuni dell’umanesimo.

Nel 1943, ha già chiara l’idea del futuro dell’Europa, che non potrà mai essere Europa unita senza la Germania e che dovrà essere la base per un’Europa federale che possa permettere la parità e l’abbattimento delle disuguaglianze.

A differenza di altre figure, che sono riuscite a sopravvivere e a tornare in patria dopo l’esilio,  e che vengono oggi ricordate come Madri e Padri d’Europa, Hilda Monte  non riuscì mai a tornare: venne infatti brutalmente uccisa da una pattuglia tedesca al confine con la Svizzera, ma il suo contributo la annovera in ogni caso tra le madri dell’idea d’Europa.

Il suo contributo è un attento studio delle condizioni economiche del continente europeo; Hilda Monte si sofferma sul capitalismo, sul tema dell’insicurezza del lavoro e guarda al mercato unico degli Stati Uniti come modello, poi ripreso nel modello dell’integrazione unione europea.

Monte ha chiaro che non ci può essere progresso tecnologico senza uguaglianza sociale e che la produttività economica è strettamente connessa alla sfera sociale.

Dopo le riflessioni di Flavio Brugnoli soprattutto incentrate sulle caratteristiche delle istituzioni economiche previste nel progetto di Hilda Monte, Stefano Dell’Acqua ha concluso l’incontro sottolineando come il tema economico abbia un risvolto politico; il disequilibrio che la Monte fa notare tra l’Europa interna e più industrializzata e l’Europa esterna agraria suggerisce la necessità di un’autorità centrale politica che faccia investimenti maggiori.

Dell’Acqua ha anche ricordato come la Monte ci abbia lasciato, insieme a quest’opera e a una settantina di articoli scritti precedentemente sul giornale berlinese Der Funke “La scintilla” pubblicato dall’ISK tra il 1932 e il 1933 (oggi accessibile online in formato digitale sul sito web della Friedrich Ebert Stiftung), anche un libro di racconti sul periodo resistenziale e anche diverse poesie, auspicandone una futura pubblicazione e traduzione.

Altro tema che emerge è quello dell’identità: Hilda Monte, pur essendo nata a Vienna da una famiglia di ebrei ungheresi, cresce a Berlino, prende la cittadinanza britannica e si sente cittadina europea, avendo identità multiple che si integrano tra di loro.

Precorritrice dei tempi la Monte scrive: “posso solo descrivermi come europea, ma temo non sia ancora giunto il momento in cui ciò sia consentito”, sottolineando l’esigenza della creazione di istituzioni europee che possano conferirle una vera e propria cittadinanza europea.

[a cura di Cristina Natili]

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