La Commissione europea ha confermato di voler prendere “azioni concrete immediate” contro il “rischio di interruzione delle infrastrutture critiche dell’UE da parte di attori stranieri”, sottolineando di aver bloccato i finanziamenti UE per gli inverter per pannelli solari provenienti da fornitori considerati ad alto rischio, come il colosso tecnologico cinese Huawei.
Gli inverter sono dispositivi tecnologici che trasformano l’elettricità prodotta dai pannelli solari in corrente elettrica da immettere nella rete. Huawei è leader di mercato in questo settore. L’Unione europea esprime da tempo preoccupazioni per la minaccia rappresentata dal colosso tecnologico cinese Huawei e dal suo rivale minore ZTE nelle reti 5G.
Secondo quanto affermato dalla portavoce della Commissione europea per il mercato interno, la politica industriale e i servizi finanziari Siobhan McGarry durante il briefing di mezzogiorno del 4 maggio, Bruxelles ha deciso di intraprendere “azioni concrete immediate” contro il “rischio di interruzione delle infrastrutture critiche dell’UE da parte di attori stranieri”, anche attraverso “lo sviluppo di linee guida per limitare l’uso dei fondi UE per progetti che coinvolgono inverter provenienti da fornitori ad alto rischio”.
Secondo McGarry, i rischi derivanti da interferenze straniere nelle reti di energia pulita includono la manipolazione dei “parametri di produzione di elettricità”, l’interruzione della generazione di energia elettrica e l’accesso non autorizzato ai dati operativi. Ciò potrebbe comportare un “arresto a distanza… che porterebbe a blackout a livello nazionale”, ha aggiunto.
La legge sulla sicurezza informatica rivista mira anche ad affrontare questi rischi nel medio termine, ha affermato McGarry. La scorsa settimana Pechino ha minacciato di reagire alle misure volte a limitare l’accesso dei fornitori cinesi al mercato dell’UE.
Secondo quanto riferito da Politico, citando un funzionario europeo, i fornitori ad alto rischio già coinvolti in progetti finanziati dall’UE possono richiedere un’eccezione, precisando che la Commissione deciderà entro il 1° novembre se consentire la prosecuzione dei progetti senza restrizioni sui fornitori utilizzabili. Il divieto colpirebbe nello specifico fornitori provenienti da Cina, Russia, Corea del Nord e Iran. Tuttavia, la Cina è il fornitore più colpito detenendo l’80% della quota di mercato globale degli inverter solari. La Commissione si è detta fiduciosa che fornitori alternativi possano colmare il vuoto lasciato dai produttori cinesi esclusi, con Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti e Svizzera tra i principali candidati.
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Per gli analisti cinesi la decisione di Bruxelles mina la cooperazione economica
Finora non vi è stato alcun commento da parte dell’autorità cinesi. Tuttavia, il quotidiano Global Times, ha pubblicato un articolo di analisi nel quale, Ding Chun, direttore del Centro di Studi Europei dell’Università di Fudan, ha osservato che il tentativo dell’UE di escludere le apparecchiature delle aziende cinesi con il pretesto di “ridurre il rischio” costituisce essenzialmente una pratica commerciale discriminatoria. Nell’intervista, Ding ha inoltre evidenziato che, nonostante il tentativo della Commissione europea di rafforzare e istituzionalizzare le restrizioni sui prodotti di telecomunicazione cinesi, tali mosse aumenterebbero i costi e le differenze nella capacità fiscale e nello sviluppo tecnologico tra gli Stati membri rendono improbabile che tali politiche possano essere implementate uniformemente in tutto il blocco.
Il quotidiano cinese in lingua inglese vicino al Partito comunista cinese ha anche intervistato
Xiang Ligang, direttore generale della Zhongguancun Modern Information Consumer Application Industry Technology Alliance, il quale ha osservato che l’Europa attualmente dispone di un numero relativamente esiguo di stazioni base 5G rispetto alla Cina. Per Xiang, vietare le apparecchiature cinesi, economiche e tecnologicamente avanzate, rallenterebbe lo sviluppo delle comunicazioni mobili in Europa e frenerebbe significativamente l’efficienza sociale e la crescita economica. Inoltre, Xiang ha affermato che la mossa dell’UE non solo minerebbe il contesto imprenditoriale nel blocco, ma avrebbe anche un impatto negativo sulla normale cooperazione economica e commerciale tra Cina e UE.
“Nel lungo termine, le aziende cinesi con punti di forza in termini di tecnologia, qualità, costi e servizi rimarranno competitive sul mercato globale, mentre l’UE finirà per risentire degli svantaggi derivanti dalla mancanza di alternative valide”, ha concluso.

