L’Europa deve passare dalla gestione delle emergenze alla capacità di anticiparle. È il messaggio lanciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo alla sessione “Maintaining European unity and coherence in times of polycrisis” al vertice della Comunità politica europea (CPE) nella capitale armena di Erevan, moderata dal presidente cipriota Nikos Christodoulides.

Negli ultimi anni, ha ricordato Meloni, l’Unione europea ha dimostrato di saper reagire a shock sistemici, dalla pandemia alla guerra in Ucraina. “Ora dobbiamo fare un passo avanti”, ha detto, indicando la necessità di rafforzare la capacità di previsione e costruire una strategia di lungo periodo. Una strategia che, secondo la premier, deve guardare non solo ai partner “like-minded”, ma anche al vicinato geografico, con un’attenzione particolare al Mediterraneo.

Il cuore dell’intervento è stato il concetto di “policrisi”, intesa non come semplice somma di emergenze, ma come sistema di crisi interconnesse che si alimentano reciprocamente. In questo quadro, la migrazione diventa un punto di snodo.

Meloni ha sottolineato come i flussi migratori incontrollati mettano sotto pressione la sicurezza dei cittadini e, se utilizzati come minaccia ibrida, possano incidere sulla stabilità degli Stati. Ma gli effetti, ha aggiunto, si estendono all’economia, con impatti su risorse pubbliche e mercato del lavoro, e alla competitività, alimentando incertezza e tensioni sociali.

Il legame si estende anche all’energia, considerando che molte rotte migratorie attraversano regioni instabili cruciali per gli approvvigionamenti europei. In ultima analisi, ha avvertito la premier, la gestione inefficace di queste dinamiche rischia di indebolire la qualità delle democrazie, erodendo la fiducia nelle istituzioni e rendendo i cittadini più vulnerabili alla manipolazione, anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale.

“Non possiamo affrontare una sola dimensione della crisi”, ha sintetizzato, insistendo sulla necessità di un approccio integrato.

Mediterraneo e cooperazione esterna

Da qui la richiesta di rafforzare la cooperazione europea, soprattutto nel Mediterraneo allargato. Meloni ha richiamato il lavoro avviato con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e altri Stati membri per coinvolgere i Paesi della sponda sud, proponendo ora di ampliare questo approccio integrando sicurezza, sviluppo ed energia.

Nel quadro della CPE, insieme a Kyiv, è stata promossa una dichiarazione che ha già raccolto 31 adesioni, con l’obiettivo di contrastare i trafficanti, evitare una nuova crisi come quella del 2015 e rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e transito.

Sul piano europeo, la premier ha rivendicato i progressi compiuti negli ultimi anni: dal nuovo Patto su migrazione e asilo alla definizione aggiornata di Paesi terzi sicuri, fino al lavoro su un nuovo regolamento sui rimpatri, che potrebbe sostenere anche soluzioni “innovative” come quelle avanzate dall’Italia. Parallelamente, ha citato i passi avanti nel Consiglio d’Europa verso un’interpretazione più aggiornata delle convenzioni esistenti.

La CPE e il ruolo geopolitico europeo

Nata nel 2022 su impulso del presidente francese Emmanuel Macron, la Comunità politica europea riunisce 47 Paesi e si sta consolidando come piattaforma informale di coordinamento politico. A Yerevan partecipano, tra gli altri, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente del Consiglio europeo António Costa, la presidente della Commissione europea e anche il premier canadese Mark Carney.

A margine del vertice, Meloni ha preso parte anche a una riunione sull’Ucraina co-presieduta dal primo ministro britannico Keir Starmer e da Macron, con la partecipazione, tra gli altri, del segretario generale della NATO Mark Rutte.

Pressioni transatlantiche e nuove tensioni politiche

Il vertice di Erevan si svolge inoltre sullo sfondo di rinnovate tensioni transatlantiche. Domenica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato sui social un’intervista di febbraio al vicepremier italiano Matteo Salvini, in cui il leader della Lega elogia il “coraggio” e l’impostazione politico-culturale della nuova amministrazione americana.

Il rilancio si inserisce in una più ampia offensiva comunicativa di Trump, che negli ultimi giorni ha attaccato la Germania e ventilato il possibile ritiro di truppe statunitensi da Europa meridionale, inclusa Italia e Spagna. Un segnale che riaccende le preoccupazioni sulla tenuta del legame transatlantico proprio mentre i leader europei, a Yerevan, discutono di sicurezza e stabilità.

Il post arriva pochi giorni prima della visita a Roma del segretario di Stato Marco Rubio, che incontrerà in Vaticano Papa Leone XIV e vedrà il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Una missione che punta a ricucire i rapporti dopo le critiche rivolte da Trump al governo italiano e al Pontefice nelle scorse settimane.

Dall’Armenia, Meloni si sposterà a Baku per rafforzare la cooperazione energetica con l’Azerbaigian, partner chiave per l’Italia. La visita si inserisce nella strategia del governo di diversificare le forniture e proteggere l’economia dagli shock internazionali, un altro tassello della “policrisi” evocata dalla premier.

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