L’Ungheria si appresta a porre fine al blocco durato mesi su un maxi-prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, con una decisione che potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. A indicarlo sono fonti diplomatiche europee citate dall’emittente pubblica ucraina Suspilne, in un contesto politico radicalmente mutato dopo la sconfitta elettorale del premier uscente Viktor Orbán.

Il voto del 12 aprile ha infatti aperto una nuova fase per Budapest, con l’affermazione netta dell’opposizione guidata da Péter Magyar, che si prepara a imprimere una svolta nei rapporti con Bruxelles e nella linea ungherese sulla guerra in Ucraina. In questo quadro, il possibile via libera al pacchetto di aiuti rappresenterebbe il primo segnale concreto di discontinuità.

Sul piano procedurale, il dossier è ormai alle battute finali. Gli ambasciatori dei ventisette Stati membri sono chiamati a esaminare un ultimo emendamento tecnico al Quadro Finanziario Pluriennale, passaggio necessario per attivare lo strumento finanziario relativo al biennio 2026-2027. L’adozione formale dovrebbe avvenire tramite procedura scritta, senza discussione politica, segno di un consenso ormai consolidato.

Diplomatici europei hanno riferito di aver rilevato “una nuova posizione di Orbán” sul prestito, nonostante l’ambasciatore ungherese avesse dichiarato appena la settimana scorsa che la linea di Budapest restava invariata. Una fonte ha descritto la situazione come “in rapidissima evoluzione”.

Il prestito, concordato per la prima volta dai leader europei nel dicembre 2025, è pensato per fornire un sostegno cruciale, sia di bilancio sia militare, all’Ucraina nel contesto della difesa contro l’invasione su vasta scala della Russia. È garantito dal bilancio dell’Unione, e non dagli asset russi congelati, e ha già superato passaggi chiave: l’approvazione della Commissione europea nel gennaio, il via libera del Parlamento europeo a febbraio e i primi step legislativi. Il veto ungherese – imposto dall’ex premier nel quadro di una disputa sul transito di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba pipeline – rappresentava l’ultimo ostacolo.

Elezioni ungheresi spartiacque

Il cambio di posizione ungherese appare strettamente legato al risultato elettorale. Il partito Tisza di Magyar ha ottenuto una maggioranza qualificata tale da consentire anche modifiche costituzionali, segnando una rottura netta con l’era Orbán. Il leader riformista ha già indicato come priorità il ripristino di relazioni costruttive con l’Unione europea e il superamento dell’isolamento politico di Budapest.

Pur mantenendo in campagna elettorale una linea prudente sull’Ucraina, Magyar ha successivamente aperto alla possibilità di rimuovere i veti ungheresi sugli aiuti europei e sulle sanzioni contro Mosca. Ha inoltre promesso di sbloccare i fondi di coesione congelati dall’UE a causa delle controversie sullo stato di diritto, segnalando un più ampio riavvicinamento a Bruxelles.

Resta tuttavia una condizione implicita: il ripristino delle forniture energetiche attraverso il corridoio Druzhba, cruciale per l’economia ungherese. Un elemento che suggerisce come, pur nel cambio di rotta, la dimensione energetica continuerà a influenzare le scelte di politica europea del Paese.

Tempistiche e ostacoli residui

Anche in caso di via libera imminente, i fondi non arriveranno subito a Kyiv. Le prime erogazioni sono attese non prima di metà maggio, una volta completati gli accordi tecnici tra Unione europea e Ucraina, inclusi il memorandum d’intesa e l’aggiornamento del piano di riforme.

La Commissione europea ha già predisposto la strategia di finanziamento per l’Ucraina, che definisce importi e condizioni dei pagamenti. Fonti ucraine ed europee sottolineano che Kyiv dovrà accelerare le riforme interne. in particolare quelle legislative. Un rallentamento dell’attività parlamentare negli ultimi mesi è stato segnalato come motivo di preoccupazione.

Il pacchetto da 90 miliardi rappresenta una linea di sostegno vitale per l’economia di guerra ucraina, soprattutto in un contesto di incertezza sul fronte degli aiuti internazionali. Il suo sblocco segnerebbe un’importante inversione di rotta per l’Ungheria e una significativa vittoria diplomatica per l’Unione europea, eliminando uno degli ostacoli interni più persistenti della politica europea nei confronti dell’Ucraina.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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