Dopo l’accordo per una tregua condizionata di due settimane tra Stati Uniti e Iran, l’Ucraina chiede a Washington di concentrarsi a porre fine alla guerra contro l’Ucraina costringendo Mosca a un cessate il fuoco.
In un messaggio sul suo profilo X, il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha ha affermato questa mattina che Kyiv accoglie “con favore “l’accordo tra il presidente Trump e il regime iraniano per sbloccare lo stretto di Hormuz e cessare il fuoco, così come gli sforzi di mediazione del Pakistan”, osservando che “la risolutezza americana funziona”. Per questo motivo, secondo il responsabile della diplomazia di Kyiv è “giunto il momento di una risolutezza sufficiente a costringere Mosca a un cessate il fuoco e a porre fine alla guerra contro l’Ucraina”.
Successivamente il presidente ucraino Zelensky ha rilanciato l’importanza di un cessate il fuoco, ricordando che “l’Ucraina ha sempre chiesto un cessate il fuoco” nella guerra condotta dalla Russia. “L’Ucraina ribadisce alla Russia: siamo pronti a rispondere con la stessa moneta se i russi cessano i loro attacchi. È evidente a tutti che un cessate il fuoco può creare i presupposti necessari per raggiungere un accordo”, ha aggiunto Zelensky che ha rivendicato il ruolo di Kyiv nel proteggere vite umane in Medio Oriente e nel Golfo.
L’avvio dell’operazione “Epic Fury” lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran lo scorso 28 febbraio a spostato attenzione e risorse dall’Ucraina alla regione del Medio Oriente, congelando i tentativi di cessate il fuoco.
Lo scorso 4 aprile, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si è recato in Turchia per una visita ufficiale dopo quella nei Paesi del Golfo con l’obiettivo di allargare la cooperazione in materia di sicurezza e offrire l’esperienza maturata da Kyiv nella difesa anti-droni. Proprio dalla Turchia il presidente ucraino ha lanciato un avvertimento sulle conseguenze di una guerra prolungata in Medio Oriente: scarsità di missili Patriot e nuove entrate per Mosca grazie all’impennata dei prezzi del petrolio.
L’Ucraina ha un disperato bisogno di un maggior numero di sistemi di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense per contrastare i bombardamenti quotidiani della Russia, ha dichiarato Zelensky in un’intervista rilasciata sabato sera a Istanbul all’AP. “Dobbiamo riconoscere che oggi non siamo la priorità”, ha detto Zelensky, “ecco perché temo che una lunga guerra (con l’Iran) ci porterà meno sostegno”.
I colloqui tra Mosca e Kyiv mediati dagli Stati Uniti si sono conclusi lo scorso febbraio senza alcun segno di svolta e da allora non vi sono stati passi avanti. Zelensky, che ha accusato la Russia di “cercare di prolungare i negoziati” mentre prosegue con l’invasione, ha affermato che l’Ucraina rimane in contatto con i negoziatori statunitensi per un potenziale accordo che ponga fine alla guerra e continua a insistere per maggiori garanzie di sicurezza. Ma, ha aggiunto, anche queste discussioni riflettono una più ampia perdita di attenzione da parte dell’Ucraina.
La sua preoccupazione più immediata, ha affermato Zelenskyy, sono i Patriot, essenziali per intercettare i missili balistici russi, poiché l’Ucraina non dispone ancora di un’alternativa efficace. Come indicato dal presidente ucraino questi sistemi statunitensi non sono mai stati consegnati in quantità sufficienti fin dall’inizio, precisando che l’eventuale prolungamento del conflitto contro l’Iran vedrà le già scarse forniture ridursi sempre di più. “Ecco perché, naturalmente, abbiamo paura”, ha detto.
Zelensky posiziona l’Ucraina come partner per la sicurezza marittima di Hormuz
Kyiv guarda fuori dalla storica nicchia di alleati
Con gli Stati Uniti ritenuti ormai inaffidabili e un’Europa che deve fare i conti con il blocco da parte dell’Ungheria del prestito da 90 miliardi necessario per le finanze e per le forniture militari, l’Ucraina sta guardando ad altri partner con i Paesi del Golfo e l’Ucraina. Sul piatto Kyiv porta in particolare l’esperienza maturata sul campo di battaglia, al fine di sviluppare contromisure efficaci contro gli attacchi iraniani.
L’Ucraina ha risposto all’evoluzione dell’utilizzo da parte della Russia dei droni Shahed di fabbricazione iraniana con crescente sofisticazione, ingegno tecnologico e costi contenuti. Dal 28 al 30 marzo, Zelensky ha visitato Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Giordania, firmando con i Paesi del Golfo accordi di cooperazione militare che prevedono la condivisione della propria esperienza e tecnologia, compresi i droni intercettori e i droni navali, che l’Ucraina produce – in quantità superiori al fabbisogno – grazie ai finanziamenti degli Stati Uniti e dei suoi partner europei. In cambio, questi paesi potrebbero aiutare l’Ucraina con missili antibalistici.
Il 4 aprile il presidente ucraino ha fatto tappa in Turchia, un partner centrale per Kyiv, dove ha discusso con l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, di un rilancio dei colloqui con Mosca e di un approfondimento della cooperazione nei settori della difesa, energia, infrastrutture e commercio marittimo. Importante anche il viaggio in Siria che avviene dopo il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Kyiv e Damasco nel settembre 2025.

