La Procura della città di Sofia ha rapidamente aperto un’indagine sul ministro dell’Interno ad interim Emil Dechev, a seguito di una denuncia formale presentata da Delyan Peevski, influente leader del Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS – New Beginning), soggetto a sanzioni statunitensi e britanniche per corruzione. Secondo fonti della procura, sono in corso anche i preparativi per possibili accuse nei confronti di Dechev.
La mossa deriva da un’intervista rilasciata da Dechev l’11 marzo al partner di Eualive, Sega, nella quale ha suggerito che una vera indagine sulla criminalità organizzata – attivata da una segnalazione della procuratrice europea bulgara Teodora Georgieva – dovrebbe includere l’audizione di figure di alto profilo come il procuratore generale ad interim Borislav Sarafov, la procuratrice della città di Sofia Emilia Rusinova e lo stesso Peevski. Dechev ha sottolineato che convocare qualcuno per raccogliere informazioni non significa automaticamente che sia indagato.
In risposta, Peevski ha accusato Dechev di “inammissibile interferenza” nel lavoro professionale del ministero dell’Interno. Ha definito la segnalazione di Georgieva una semplice “denuncia” e ha affermato di aver già informato due volte la procura sulla questione. Peevski ha inoltre suggerito di verificare possibili legami tra Dechev, Georgieva e il ministro della Giustizia ad interim Andrey Yankulov.
Gli investigatori hanno già interrogato tutti gli agenti della Direzione per il contrasto alla criminalità organizzata (GDBOP) coinvolti nella gestione della segnalazione di Georgieva. Il caso è stato assegnato a un investigatore sotto supervisione.
Scontro di potere prima delle elezioni
La denuncia si inserisce in uno scontro più ampio tra Peevski – ampiamente considerato la figura più ricca e potente della Bulgaria – e l’attuale governo ad interim. Con elezioni parlamentari anticipate fissate per il 19 aprile 2026, i sondaggi indicano che il partito di Peevski rischia di finire all’opposizione.
L’amministrazione temporanea, guidata dal primo ministro Andrey Gyurov, è stata elogiata da osservatori indipendenti per aver intensificato la pressione sulle reti di compravendita di voti e per aver sostenuto iniziative anticorruzione indipendenti – ambiti da tempo associati all’influenza di Peevski.
Dechev, ex giudice e membro di spicco dell’Unione dei giudici in Bulgaria, ha respinto le accuse. Le ha descritte come un tentativo di distogliere l’attenzione da casi di alto profilo bloccati e ha parlato di un “attacco di panico” della procura nei suoi confronti.
La controversia è strettamente legata alle accuse mosse dalla procuratrice europea Teodora Georgieva. Quest’ultima ha denunciato pressioni, minacce e tentativi di ostacolare l’attività della Procura europea (EPPO) da parte di alti procuratori bulgari e di una figura politicamente connessa sanzionata per corruzione – generalmente ritenuta essere Peevski.
La sua segnalazione ha evidenziato casi rilevanti, tra cui l’espansione del sito di stoccaggio del gas di Chiren, e ha tracciato collegamenti con la nota rete di influenza “Otto Nani” – un presunto sistema che coinvolgerebbe manipolazione giudiziaria, estorsione e traffico di influenze, attribuito all’ex investigatore latitante Petyo Petrov, noto come “The Euro”.
Georgieva ha dichiarato di essere stata accompagnata dalla procuratrice Rusinova a un incontro con Petrov e ha sollevato gravi preoccupazioni riguardo a conflitti di interesse. In seguito alla sua denuncia, il ministero dell’Interno le ha fornito protezione e la segnalazione è stata trasmessa a un procuratore speciale con il potere di indagare sul procuratore capo.
Dechev ha inoltre evidenziato pubblicamente potenziali conflitti di interesse nella gestione di questi dossier, osservando che l’indagine della GDBOP è stata rapidamente trasferita alla Procura della città di Sofia con poco tempo per condurre interrogatori chiave. Ha anche messo in discussione la legittimità della permanenza di Sarafov come procuratore generale ad interim dopo la scadenza dei termini legali, pur definendo qualsiasi intervento diretto del ministero una “misura estrema” che potrebbe innescare una crisi istituzionale.
La denuncia di Peevski non è l’unica all’esame: segnalazioni separate da parte di deputati e personale del ministero dell’Interno, che denunciano pressioni in altri casi, sono state accorpate in un’altra verifica in corso.
Al momento non è stato rilasciato alcun commento ufficiale da parte della Procura. L’episodio evidenzia le profonde tensioni nel sistema giudiziario e tra le élite politiche bulgare a poche settimane dal voto del 19 aprile.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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