L’Ungheria si prepara a interrompere gradualmente le forniture di gas all’Ucraina e a destinare quei volumi al rafforzamento delle proprie riserve energetiche. Ad annunciarlo è stato il primo ministro Viktor Orbán, che ha legato apertamente la decisione al braccio di ferro in corso con Kiev sul transito del petrolio russo.
Queste affermazioni avvengono a poche settimane dalle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile che stanno vedendo il primo ministro Viktor Orbán impegnato in una difficile campagna contro lo sfidante Péter Magyar del partito Tisza che sarebbe in vantaggio nei sondaggi.
“Finché l’Ucraina non riprenderà a fornire petrolio, non riceverà gas dall’Ungheria”, ha dichiarato Orbán in un videomessaggio trasmesso dall’emittente M1, presentando la misura come una scelta necessaria per tutelare la sicurezza energetica nazionale. Secondo il premier, Budapest immagazzinerà il gas che non verrà più esportato, così da aumentare le scorte interne in una fase che il governo ungherese considera particolarmente delicata.
La mossa si inserisce nel contesto delle crescenti tensioni energetiche tra i due Paesi. Dal 27 gennaio, infatti, Ungheria e Slovacchia non ricevono più petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Budapest sostiene che l’infrastruttura sia tecnicamente in grado di funzionare e accusa Kyiv di bloccare i flussi per ragioni politiche. Da qui la decisione di usare il gas come leva di pressione per ottenere il ripristino del transito petrolifero.
Orbán ha anche accusato l’Ucraina di aver contribuito ad aggravare il quadro con gli attacchi alle infrastrutture energetiche, in particolare al TurkStream, la rotta meridionale attraverso cui l’Ungheria continua a ricevere forniture. Secondo il governo ungherese, il deterioramento del contesto regionale rende necessario aumentare le riserve per prevenire eventuali interruzioni future.
La stretta energetica si accompagna a una linea politica sempre più dura anche sul piano europeo. Budapest ha già bloccato alcuni finanziamenti dell’Unione europea destinati a Kyiv e Orbán ha ribadito che l’Ungheria non sosterrà ulteriori decisioni favorevoli all’Ucraina, inclusi nuovi pacchetti finanziari, finché non verrà ripristinato il flusso di petrolio russo attraverso Druzhba.
Rotto il rapporto di fiducia tra Bruxelles e Budapest
L’annuncio del premier ungherese giunge mentre aumentano le preoccupazioni in UE a seguito dell’ammissione del ministro degli Esteri, Peter Szijjártó, di aver intrattenuto contatti con l’omologo russo, Sergej Lavrov, dopo le riunioni del Consiglio dell’Unione europea. Dopo aver sollecitato chiarimenti da parte di Budapest, la Commissione UE, è tornata oggi sull’argomento.
Rispondendo alle domande dei giornalisti a Bruxelles, la vicepresidente della Commissione europea, con delega alla Sovranità tecnologica e la Sicurezza, Henna Virkkunen, ha affermato: “Le notizie secondo cui il ministro degli Esteri ungherese avrebbe rivelato al suo omologo russo le discussioni a porte chiuse a livello ministeriale europeo, sono ovviamente motivo di grande preoccupazione”. Per Virkkunen “un rapporto di fiducia tra i nostri Stati membri e tra le istituzioni è fondamentale per il funzionamento dell’Unione europea. Ci aspettiamo che il governo ungherese fornisca dei chiarimenti”.
Secondo un rapporto del quotidiano statunitense The Washington Post, il responsabile della diplomazia del governo guidato da Vitkor Orbàn, avrebbe regolarmente informato il suo omologo russo Sergej Lavrov su discussioni sensibili durante le riunioni del Consiglio dell’Unione europea.
Lunedì, la Commissione europea ha chiesto all’Ungheria chiarimenti in merito alla vicenda, esprimendo “grande preoccupazione”. Successivamente, in un video diramato su Facebook, il premier ucraino Viktor Orbán, ha annunciato di aver dato l’incarico al ministero della Giustizia di indagare sulle notizie relative a una presunta intercettazione del telefono cellulare di Szijjarto, definendo l’episodio “un grave attacco contro l’Ungheria”.
Intervenendo lunedì sera a un evento della campagna elettorale a Keszthely, Szijjártó ha confermato tali richieste, sostenendo che le decisioni dell’UE in materia di energia, industria automobilistica e sicurezza incidono direttamente sulle relazioni dell’Ungheria con i partner esterni al blocco, inclusa la Russia.
“Sì, queste questioni devono essere discusse con i nostri partner al di fuori dell’Unione europea. Parlo non solo con il ministro degli Esteri russo, ma anche con i nostri partner americani, turchi, israeliani, serbi e altri, prima e dopo le riunioni del Consiglio dell’Unione europea”, ha affermato Szijjártó. “Quello che dico potrebbe sembrare duro, ma la diplomazia consiste nel dialogare con i leader di altri Paesi”, ha aggiunto.

