Scontro frontale sui diritti fondamentali al Parlamento europeo. La commissione Affari costituzionali (AFCO) non è riuscita ad approvare la relazione sull’implementazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, in occasione del suo venticinquesimo anniversario, dopo che il Partito popolare europeo (PPE) si è schierato insieme ai gruppi della destra e dell’estrema destra per respingere il testo.

Il rapporto, redatto dall’eurodeputato socialista Alessandro Zan (S&D), puntava a trasformare la Carta da strumento simbolico a leva operativa, rafforzando l’applicazione concreta dei diritti nell’Unione. La bocciatura arriva però al termine di mesi di negoziati, durante i quali – secondo fonti parlamentari – lo stesso PPE aveva contribuito alla definizione del testo, chiedendo e ottenendo modifiche poi accolte in uno spirito di mediazione.

Il cambio di posizione nelle fasi finali ha quindi sorpreso gli altri gruppi e determinato il fallimento della relazione, segnando un ulteriore allontanamento dalla cosiddetta “maggioranza Ursula”, che nelle precedenti legislature aveva visto popolari, socialisti e liberali convergere sui principali dossier.

Il contenuto del report era politicamente sensibile. La relazione chiedeva di rafforzare le politiche antidiscriminatorie, di armonizzare il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali in tutta l’Ue, di intensificare il contrasto ai crimini d’odio e alla disinformazione e, soprattutto, di rendere più stringente il legame tra l’accesso ai fondi europei e il rispetto dello Stato di diritto. Proprio quest’ultimo elemento, che prevedeva anche la possibilità di sanzioni o riduzioni dei finanziamenti per gli Stati membri in violazione dei diritti fondamentali, è considerato da diversi osservatori uno dei nodi che hanno contribuito alla rottura.

Le reazioni

Le reazioni dei gruppi progressisti sono state immediate. “Il PPE ha dimostrato di non essere più un partito europeista”, ha dichiarato Zan, accusando i popolari di aver consolidato un asse con le destre dopo precedenti convergenze su asilo e Green Deal. “Non parliamo di un documento qualsiasi, ma di una relazione negoziata per mesi e condivisa a livello politico”, ha aggiunto, sottolineando come la bocciatura “apra una frattura politica evidente” tra i gruppi europeisti.

Sulla stessa linea il gruppo liberale Renew Europe, che ha parlato apertamente di una scelta che blocca il progresso sui diritti. “I diritti fondamentali non sono qualcosa che si può scegliere da un menù”, ha scritto su X il gruppo della presidente Valérie Hayer, criticando il voto del PPE insieme all’estrema destra. Anche Sandro Gozi (Renew/EDP) ha attaccato direttamente la leadership dei popolari, sostenendo che non sia possibile definirsi europeisti mentre si vota con forze che mettono in discussione i diritti fondamentali.

Il voto in AFCO conferma una dinamica già emersa negli ultimi mesi: su alcuni dossier chiave, il PPE ha scelto di costruire maggioranze alternative con i gruppi conservatori e della destra radicale, rompendo l’asse tradizionale con socialisti e liberali. Una linea che riflette tensioni interne e nuovi equilibri politici, ma che rischia di incidere sulla capacità del Parlamento europeo di avanzare su temi sensibili.

La mancata approvazione della relazione non incide formalmente sulla validità della Carta dei diritti fondamentali, ma rappresenta un segnale politico rilevante. A venticinque anni dalla sua proclamazione, il tentativo di rafforzarne l’attuazione concreta si scontra con divisioni sempre più profonde tra i gruppi parlamentari, lasciando aperto il nodo sul futuro della tutela dei diritti nell’Unione e sugli equilibri della maggioranza che sostiene la Commissione guidata da Ursula von der Leyen.

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