Un appello alla resistenza della popolazione iraniana, mano tesa a quei Paesi della regione che non aiutano USA e Israele nel condurre attacchi, vendetta dura verso i nemici e chiusura dello Stretto di Hormuz. Questo è il messaggio che la nuova guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha lanciato al mondo in quello che è stato il suo primo “discorso” da quando ha sostituito il padre, Alì Khamenei, ucciso il 28 febbraio durante un raid israeliano a Teheran.

Khamenei, che non è ancora apparso in pubblico e che, stando anche a fonti ufficiali iraniane, sarebbe rimasto lievemente ferito nei raid condotti da USA e Israele, ha inviato una dichiarazione scritta letta da un presentatore della TV di Stato, rivelando di aver appreso della sua elezione da parte del Consiglio degli esperti direttamente dai media.

“Finora una parte limitata di questa vendetta ha preso forma concreta, ma finché non sarà pienamente realizzata, questo caso rimarrà tra le nostre priorità”, ha affermato Khamenei, secondo la dichiarazione.

“Cercheremo un risarcimento dal nemico e, se si rifiuterà, prenderemo la maggior parte dei suoi beni che riterremo opportuni e, se ciò non sarà possibile, distruggeremo la stessa quantità di proprietà”, ha aggiunto.

L’8 marzo il ministero della Salute iraniano ha dichiarato che più di 1.200 persone sono state uccise e più di 10.000 civili sono rimasti feriti.

Khamenei ha anche minacciato che si apriranno “altri fronti” nella guerra, “in cui il nemico ha poca esperienza”, se gli attacchi congiunti USA-Israele contro il Paese continueranno e che “certamente la leva del blocco dello Stretto di Hormuz deve continuare a essere utilizzata. Sono stati condotti studi sull’apertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza e sarà estremamente vulnerabile”.

Inoltre, il nuovo leader iraniano ha chiesto alla popolazione iraniana di mantenere l’unità, superando i punti di contrasto. “Dobbiamo ottenere la sicurezza, la nostra unità persiste, per questo dobbiamo continuare su questo cammino”, ha affermato, assicurando poi che tutti i servizi dovranno essere offerti ai cittadini “per proseguire il cammino della resistenza, sulla strada che porterà alla sconfitta del nemico”.

Un passaggio importante del testo di Khamenei riguarda i Paesi del Golfo che sono stati i più colpiti dalla rappresaglia seguita ai raid di Stati Uniti e Israele. Secondo il leader iraniano, l’Iran ha a cuore i rapporti con i Paesi della regione, osservando che sono i nemici a desiderare che tali relazioni siano diverse, con l’obiettivo di controllare la regione. “Che la pace sia per coloro che vogliono il meglio dell’Iran e per tutto il popolo iraniano”, ha affermato Khamenei.

In altri punti del discorso Khamenei ha sottolineato la disponibilità a sviluppare rapporti con i Paesi vicini, “ma il nemico ha basi militari in questi Paesi e ha usato queste basi per attaccarci, noi abbiamo dato avvertimenti: se non ci saranno attacchi non verranno attaccate le basi, ma se attaccheranno, attaccheremo le basi del nemico in questi Paesi”.

“Coloro che coopereranno e ascolteranno queste informazioni devono capire che la Repubblica islamica dell’Iran non è un regime coloniale, noi dobbiamo essere uniti, avere buoni rapporti con i Paesi vicini e noi siamo pronti a migliorare i rapporti con i Paesi vicini”.

Chi è Mojtaba Khamenei 

Nato nel 1969 nella città santa sciita di Mashhad, Mojtaba Khamenei è cresciuto negli anni in cui il padre guidava l’opposizione allo Scià insieme al grande ayatollah Ruhollah Khomeini, fondato della Repubblica islamica. Da giovane prese parte alla lunga e sanguinosa guerra tra Iran e Iraq (1980-1988).

Religioso di medio rango con stretti legami con l’influente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran, Mojtaba Khamenei era da tempo considerato da alcuni elementi dell’establishment al potere in Iran un potenziale successore del padre,  sebbene l’ideologia dominante in Iran disapprovi il principio della successione ereditaria.

Figura misteriosa anche all’interno dell’Iran, Mojtaba Khamenei ha consolidato negli anni il proprio peso politico all’ombra del padre, fino a diventare una figura centrale nei rapporti con gli apparati di sicurezza e con il vasto sistema economico che ruota attorno a essi.

La sua formazione religiosa si è svolta nei seminari conservatori di Qom, centro della teologia sciita in Iran, dove ha ottenuto il titolo clericale di Hojjatoleslam. Pur non avendo mai ricoperto incarichi ufficiali nella Repubblica islamica, è apparso in occasioni pubbliche accanto ai fedelissimi del sistema, intervenendo però molto raramente in prima persona.

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