Il presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito con fermezza gli Stati Uniti di non revocare le sanzioni energetiche contro la Russia, anche mentre l’escalation della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta chiudendo il vitale Stretto di Hormuz, facendo impennare i prezzi globali del petrolio oltre i 119 dollari al barile.
Macron ha insistito sul fatto che il blocco di Hormuz “non giustifica in alcun modo la revoca delle sanzioni contro la Russia”, sottolineando la necessità di obiettivi militari e politici chiari nel conflitto con l’Iran invece di reazioni impulsive alle carenze energetiche.
La situazione nello Stretto di Hormuz si è deteriorata drasticamente fino a diventare una delle crisi di approvvigionamento energetico più gravi della storia moderna. A partire da mercoledì, lo stretto passaggio marittimo – attraverso cui normalmente transita circa un quinto del petrolio greggio mondiale trasportato via mare e una quota significativa di gas naturale liquefatto – rimane di fatto chiuso. L’Iran ha dichiarato lo stretto off-limits, minacciando di attaccare o incendiare qualsiasi nave tenti di attraversarlo, spingendo la maggior parte delle petroliere commerciali a evitare completamente la rotta.
Inoltre, secondo quanto riferito, l’Iran ha iniziato a posare mine navali nello stretto: l’intelligence statunitense ha confermato che negli ultimi giorni sono state dispiegate alcune decine di mine, mentre mercoledì le forze armate statunitensi hanno colpito e distrutto 16 imbarcazioni iraniane impegnate nella posa di mine, per contrastare la minaccia che potrebbe trasformare questo cruciale collo di bottiglia petrolifero in un pericoloso “inferno” e interrompere ulteriormente le forniture energetiche globali.
I commenti di Macron arrivano mentre sono in corso frenetici sforzi internazionali per stabilizzare i mercati energetici, tra cui i piani del G7 per rilasci coordinati delle riserve di petrolio e la proposta francese di una missione navale difensiva per scortare le petroliere attraverso lo stretto. Il presidente ha inoltre lodato l’Ucraina per aver offerto aiuto agli Stati del Golfo sotto attacco, sottolineando l’impegno europeo a sostenere Ucraina nonostante la crisi più ampia.
Gli Stati Uniti concedono all’India una temporanea boccata d’ossigeno sul petrolio russo
La posizione del leader francese mette in evidenza le crescenti tensioni all’interno dell’alleanza occidentale su come gestire la Russia nel mezzo della crisi petrolifera.
Solo settimana scorsa, il 6 marzo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato una deroga di 30 giorni che consente all’India di importare petrolio greggio russo già caricato sulle petroliere prima che le perturbazioni nello Stretto di Hormuz si intensificassero. La decisione, annunciata dal segretario al Tesoro Scott Bessent, mira a evitare uno shock ancora più profondo dell’offerta globale garantendo che “il petrolio continui ad affluire sul mercato”.
L’India, terzo importatore mondiale di petrolio, aveva in precedenza ridotto gli acquisti dalla Russia sotto pressione statunitense, anche attraverso un accordo commerciale del mese scorso che prevedeva la riduzione dei dazi in cambio della sospensione degli acquisti da Mosca. Ma con la guerra con l’Iran che blocca le principali rotte di spedizione del Medio Oriente, l’impennata dei prezzi del petrolio è diventata un fattore decisivo.
La deroga copre le consegne fino all’inizio di aprile ed è presentata come una misura una tantum che, secondo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, non fornirà benefici finanziari significativi alla Russia.
Gli analisti vedono questa mossa come un passo pragmatico dell’amministrazione Trump per allentare la pressione sui prezzi globali – il greggio è aumentato del 30% nelle ultime settimane – senza compromettere completamente il regime sanzionatorio imposto dopo l’invasione russa dell’Ucraina. L’India ha accolto con favore la flessibilità, con funzionari che hanno sottolineato che le decisioni energetiche sono guidate dagli interessi nazionali, non da approvazioni esterne.
Uno scenario da incubo per l’Unione europea: percorsi divergenti sulle sanzioni
La posizione risoluta di Macron mette in luce il rischio di una frattura tra Stati Uniti e Unione europea. Sebbene la deroga concessa all’India sia limitata, a Bruxelles cresce il timore che Washington possa andare oltre – ad esempio allentando restrizioni più ampie sulle esportazioni energetiche russe per inondare il mercato e contenere i prezzi durante la crisi dello Stretto di Hormuz. Il presidente Trump in passato ha lasciato intendere una simile flessibilità, dando priorità alla stabilità economica e agli interessi degli Stati Uniti.
Se gli Stati Uniti dovessero revocare o allentare significativamente le sanzioni contro la Russia mentre l’Unione mantiene la sua linea dura – vietando la maggior parte delle importazioni di petrolio russo dal 2022 – si potrebbe creare un “problema da incubo” per l’Europa, avvertono gli esperti.
Il petrolio russo potrebbe fluire liberamente verso mercati non europei come India e Cina, facendo scendere i prezzi globali ovunque tranne che in Europa. I consumatori e le industrie europee si troverebbero ad affrontare costi persistentemente elevati, aggravando l’inflazione e i problemi di competitività già messi sotto pressione dalla perdita del gas russo a basso costo. Inoltre, una tale divergenza minerebbe il fronte occidentale unito contro la Russia, potenzialmente rafforzando Mosca e indebolendo il sostegno all’Ucraina.
Leader europei come Macron hanno investito molto nella diversificazione energetica (ad esempio terminali di GNL e rinnovabili), ma un cambio di rotta degli Stati Uniti potrebbe far apparire l’Europa isolata e economicamente svantaggiata.
Infine, non va sottovalutata la possibile reazione politica. Sul piano interno, i governi europei potrebbero affrontare l’ira dell’opinione pubblica per bollette del carburante più elevate, mentre le industrie farebbero pressione per ottenere proprie deroghe. Ciò potrebbe spingere i membri più deboli a rompere i ranghi, fratturando la solidarietà europea.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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