Domenica si è conclusa la presenza trentacinquennale delle forze di pace delle Nazioni Unite nel territorio conteso del Sahara Occidentale. La fine della missione MINURSO, tuttavia, non è il risultato di un accordo diplomatico, bensì di una profonda situazione di stallo all’interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Lo scontro tra Stati Uniti e Russia sul contenuto della risoluzione ha portato all’improvvisa scadenza del mandato delle forze che, per decenni, hanno rappresentato un cuscinetto di sicurezza in uno dei più antichi conflitti territoriali irrisolti al mondo.

Stallo diplomatico

La decisione di porre fine alla missione è arrivata dopo lo scontro tra due visioni inconciliabili sul futuro della regione.

La bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti, che prevedeva il sostegno alle rivendicazioni di sovranità del Marocco sul territorio e, contemporaneamente, la pianificazione della conclusione della missione per il prossimo anno, è stata bloccata dal veto russo.

Mosca ha presentato una propria proposta per prorogare il mandato delle forze di pace di un ulteriore anno, ma il testo non è riuscito a ottenere la maggioranza richiesta di nove voti.

Il rappresentante statunitense ha sostenuto che il mantenimento dello status quo fosse ormai insostenibile e che la proposta americana mirasse ad accelerare la risoluzione di un conflitto che dura da mezzo secolo.

La diplomazia russa, invece, ha motivato la propria opposizione denunciando il tentativo di imporre soluzioni unilaterali e definendo il proprio veto un atto volto a “salvare vite umane”.

“Il 1° novembre 2026 inizierà la fase di liquidazione della missione”, ha comunicato ufficialmente Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite.

“Un piccolo gruppo di personale, sotto la supervisione del Dipartimento di supporto operativo delle Nazioni Unite, coordinerà il rimpatrio ordinato delle attrezzature appartenenti ai Paesi che hanno contribuito con le proprie truppe e il corretto smaltimento dei materiali”.

Una promessa mai mantenuta

Il Sahara Occidentale è un vasto territorio sulla costa nordoccidentale dell’Africa, ricco di risorse minerarie e ittiche. Le Nazioni Unite lo classificano come territorio non autonomo.

Dal ritiro dell’amministrazione coloniale spagnola nel 1975, il controllo della regione è conteso tra il Marocco e il Fronte Polisario, movimento indipendentista che rivendica l’autodeterminazione del popolo sahrawi.

La disputa ha provocato un conflitto armato durato sedici anni, nel quale si stima siano morte tra le 10.000 e le 20.000 persone.

La missione MINURSO è stata istituita nel 1991, in concomitanza con l’accordo di cessate il fuoco.

Il suo obiettivo principale, come indica il nome stesso — Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale — era organizzare una consultazione popolare nella quale gli abitanti del territorio avrebbero dovuto scegliere tra l’indipendenza e l’integrazione nel Marocco.

Il referendum, tuttavia, non si è mai svolto.

Il principale ostacolo al processo di pace è stato rappresentato dalla definizione delle liste elettorali.

Le autorità di Rabat insistevano affinché il diritto di voto fosse riconosciuto a tutti gli abitanti presenti nel territorio sotto il loro controllo.

Il Fronte Polisario si opponeva fermamente a questa possibilità, sostenendo che consentire ai coloni marocchini di partecipare al voto avrebbe determinato in partenza l’esito della consultazione.

Il movimento indipendentista chiedeva invece che le liste degli aventi diritto fossero basate sui registri spagnoli risalenti al periodo coloniale.

Il prolungato stallo politico ha infine provocato il collasso del processo di pace.

Nel novembre 2020, dopo alcuni scontri nella zona cuscinetto nei pressi di Guerguerat, il cessate il fuoco in vigore da quasi trent’anni è stato interrotto.

Il Fronte Polisario ha annunciato ufficialmente la ripresa della lotta armata e, da allora, nella regione si verificano regolarmente scontri a fuoco di bassa intensità.

I nuovi equilibri di potere

Nel corso degli anni, il Marocco ha progressivamente consolidato il sostegno internazionale al proprio controllo sulla regione.

La piena sovranità sul Sahara Occidentale, che le autorità di Rabat definiscono le “province meridionali”, è diventata un pilastro della politica estera marocchina.

Nel 2007, il Marocco ha presentato una proposta di compromesso che prevedeva la concessione dell’autonomia alla regione, pur mantenendola sotto la propria sovranità.

Negli ultimi anni, l’iniziativa ha ottenuto il sostegno di importanti capitali occidentali, tra cui Washington, Parigi e Londra.

Per questo motivo, il palazzo reale marocchino ha accolto favorevolmente la conclusione della missione ONU, considerando la sua prolungata presenza uno strumento che contribuiva a una non necessaria “internazionalizzazione della controversia”.

Di tutt’altro avviso è il Fronte Polisario, sostenuto sul piano logistico e finanziario da Algeria, Russia e Sudafrica.

Il movimento, che opera dai campi profughi di Tindouf, in Algeria, ha definito la decisione del Consiglio di sicurezza “inaccettabile”.

Il ministero degli Esteri algerino ha espresso rammarico per l’esito della vicenda e ha criticato la proposta di risoluzione statunitense, accusandola di parzialità.

Il rischio di una nuova escalation

L’assenza delle forze di pace sul territorio alimenta forti preoccupazioni per la stabilità dell’intera regione.

Il Sahara Occidentale rappresenta da tempo uno dei principali punti di tensione nella rivalità tra Marocco e Algeria, Paesi che nel 2021 hanno interrotto completamente le relazioni diplomatiche.

Il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ringraziando il personale della missione ormai conclusa, ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dalle forze di pace nella stabilizzazione della regione.

“Il Segretario generale continua a essere preoccupato per la situazione della sicurezza nell’intero territorio e per il rischio di un’escalation delle ostilità”, ha dichiarato Dujarric.

“Invita tutte le parti a esercitare la massima moderazione e ad astenersi da qualsiasi azione che possa compromettere la stabilità della regione”.

Nonostante il ritiro dei caschi blu, le Nazioni Unite hanno annunciato che proseguiranno gli sforzi diplomatici.

La ricerca di una soluzione politica duratura ed equa sarà ora affidata principalmente all’inviato personale del Segretario generale, Staffan de Mistura.

La scomparsa della missione MINURSO dal territorio significa tuttavia che il processo diplomatico proseguirà senza quella supervisione militare internazionale che, per gli ultimi tre decenni e mezzo, ha contribuito a impedire il ritorno a una guerra aperta.

Leggi qui l’articolo originale di Focus Europe Poland.

Didascalia: António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite [Dati Bendo]

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