Il governo ceco ha approvato ieri (26 ottobre) una modifica costituzionale che impedirebbe qualsiasi futura adozione dell’Euro senza una maggioranza parlamentare dei tre quinti, anche se non è chiaro se la stessa modifica riuscirà a ottenere i voti necessari. Ha inoltre approvato un progetto volto a sancire la Corona nella Costituzione.
La ministra delle Finanze Alena Schillerová, di Azione dei Cittadini Insoddisfatti (ANO | PfE), ha definito la proposta “un forte gesto politico”, volto a segnalare l’impegno della coalizione nei confronti della valuta nazionale e la sua determinazione a non perseguire l’ingresso nell’eurozona durante il proprio mandato. La modifica, promossa da ministri del partito Motoristi (AUTO | PfE) – tra cui il ministro degli Esteri Petr Macinka – e dell’estrema destra di Libertà e Democrazia Diretta (SPD | ESN) – tra cui il presidente della Camera Tomio Okamura – introdurrebbe un nuovo articolo che stabilirebbe che “la valuta della Repubblica Ceca è la Corona ceca”.
I promotori sottolineano che la modifica non vieterebbe formalmente l’adozione dell’euro né annullerebbe l’obbligo, previsto dal trattato di adesione della Repubblica Ceca all’Unione europea, di adottare prima o poi la moneta unica. Tuttavia, imporrebbe che un’eventuale modifica venga approvata attraverso una soglia costituzionale elevata, anziché mediante una legge ordinaria.
La coalizione di governo del primo ministro Andrej Babiš, composta da ANO SPD e Motoristi, dispone di 108 seggi sui 200 della Camera dei deputati, ben al di sotto dei 120 necessari per approvare una modifica costituzionale, e dovrà quindi ottenere il sostegno dell’opposizione. Alcuni parlamentari del Partito Civico Democratico (ODS | ECR) sono stati indicati come possibili alleati, sebbene la leadership del partito abbia espresso delle riserve. La Confederazione dell’Industria e dei Trasporti ha criticato il progetto, sostenendo che circa due terzi delle esportazioni ceche sono dirette verso l’eurozona e che il mantenimento della Corona comporta costi di transazione continui.
L’iniziativa è coerente con il profilo euroscettico di Babiš e dei suoi alleati. Il primo ministro ha ripetutamente presentato l’euro come un’ulteriore perdita di sovranità nazionale e ha dichiarato che il suo governo non adotterà la moneta unica né intraprenderà passi preparatori in tal senso. L’opinione pubblica rafforza questa posizione: diversi sondaggi mostrano che circa due terzi dei cechi (spesso tra il 66% e il 72%) sono contrari all’adozione dell’Euro, mentre i favorevoli si attestano intorno al 25-30%, una percentuale nettamente inferiore rispetto alla maggior parte degli altri Stati membri dell’Unione che non fanno parte dell’eurozona.
Il contrasto con la Slovacchia è significativo. Bratislava ha adottato l’euro nel 2009, appena cinque anni dopo l’ingresso nell’Unione, e da allora l’opinione pubblica slovacca si è dimostrata fortemente favorevole: i dati più recenti dell’Eurobarometro mostrano che ben oltre l’80% degli slovacchi considera la moneta unica vantaggiosa per il proprio Paese. La riluttanza ceca, al contrario, è rimasta costante sotto governi di diverso orientamento politico, riflettendo uno scetticismo più profondo dell’opinione pubblica nei confronti di una maggiore integrazione europea in materia monetaria.
Resta incerto se la modifica costituzionale verrà alla fine approvata. Anche qualora dovesse fallire, il via libera del governo rappresenta già un chiaro segnale politico: con l’attuale maggioranza, la Repubblica Ceca non si muoverà verso l’adozione dell’Euro.
Babiš ha subito una netta battuta d’arresto parlamentare nelle elezioni del Senato di metà ottobre, quando il suo partito ANO non è riuscito a conquistare nessuno dei 27 seggi in palio e ha perso anche l’unico mandato che stava difendendo, un risultato che lo stesso Babiš ha definito “catastrofico”.
I partiti di opposizione, guidati dai Sindaci e Indipendenti (STAN | NI), con dieci seggi, e dai Civici Democratici, con sette, hanno mantenuto la maggioranza nella camera alta. Sebbene il risultato non metta in discussione la maggioranza della coalizione alla Camera dei deputati, lascia il Senato saldamente nelle mani dell’opposizione e ne rafforza la capacità di ritardare o modificare la legislazione, anche in materia costituzionale.
In foto: Il primo ministro ceco Andrej Babiš [European Union]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

