Accelerare l’uscita dai combustibili fossili, aumentare i finanziamenti per il clima destinati ai Paesi più vulnerabili e rafforzare gli impegni internazionali sulla riduzione delle emissioni. Sono queste le principali richieste avanzate dal Parlamento europeo in vista della COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà dal 9 al 20 novembre ad Antalya, in Turchia.

Con una risoluzione approvata giovedì 22 ottobre per alzata di mano, gli eurodeputati hanno definito le proprie priorità per il vertice, invitando l’Unione europea ad assumere un ruolo guida nei negoziati internazionali e a mantenere gli obiettivi climatici già concordati, nonostante le crescenti pressioni economiche e geopolitiche.

La conferenza, ospitata dalla Turchia con l’Australia alla guida dei negoziati, dovrà concentrarsi sull’attuazione degli impegni assunti nelle precedenti COP, in particolare sulla transizione dai combustibili fossili, sull’avvio del nuovo bilancio globale degli sforzi climatici e sull’attuazione degli obiettivi di finanziamento concordati alla COP29.

Il continuo aumento delle temperature globali

Il Parlamento ha richiamato innanzitutto l’attenzione sull’andamento delle temperature globali, ricordando che il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati e che l’Europa continua a essere il continente che si riscalda più rapidamente. In questo contesto, secondo gli eurodeputati, l’UE non può permettersi di rallentare il percorso di decarbonizzazione.

La risoluzione evidenzia tuttavia una contraddizione tra gli obiettivi europei e l’andamento più recente delle emissioni. Secondo le proiezioni richiamate dal Parlamento, l’Unione sarebbe ancora sulla buona strada per conseguire una riduzione del 54% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, a condizione che gli Stati membri attuino integralmente i piani esistenti.

I dati preliminari di Eurostat segnalano però un aumento dell’1% delle emissioni tra il 2024 e il 2025. Un andamento che, pur non compromettendo automaticamente il raggiungimento degli obiettivi di medio periodo, evidenzia le difficoltà ancora presenti nella transizione e la necessità, secondo il Parlamento, di rafforzare gli interventi da parte della Commissione europea e dei governi nazionali.

Uno dei punti centrali del documento riguarda l’accelerazione dell’abbandono dei combustibili fossili. Gli eurodeputati chiedono di dare seguito alla tabella di marcia per la transizione discussa alla COP30 e sollecitano l’UE ad assumere un ruolo di primo piano nei negoziati per un trattato internazionale di non proliferazione dei combustibili fossili.

L’obiettivo è definire programmi con scadenze precise per l’eliminazione progressiva dei sussidi pubblici e della produzione di carbone, petrolio e gas, accompagnati da una strategia europea capace di coinvolgere tutti i settori dell’economia.

Il Parlamento collega, inoltre, la decarbonizzazione alla sicurezza economica e geopolitica dell’Unione. In una fase caratterizzata da tensioni internazionali e instabilità dei mercati energetici, la dipendenza dai combustibili fossili rappresenta infatti una vulnerabilità strategica. Ridurne il peso significherebbe quindi non soltanto limitare le emissioni, ma anche rafforzare l’autonomia europea, diminuendo l’esposizione alle importazioni energetiche e alle oscillazioni dei prezzi.

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I finanziamenti internazionali sono ancora insufficienti

Un altro capitolo centrale riguarda i finanziamenti internazionali per il clima, considerati ancora insufficienti rispetto alle necessità dei Paesi in via di sviluppo. Gli eurodeputati chiedono di rendere operativo il nuovo obiettivo collettivo quantificato di finanziamento climatico, il cosiddetto NCQG, concordato alla COP29.

L’intesa internazionale prevede di mobilitare almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 a favore dei Paesi in via di sviluppo, con l’obiettivo più ampio di portare i flussi complessivi di finanziamento climatico ad almeno 1.300 miliardi di dollari annui.

Pur ricordando che l’Unione europea e i suoi Stati membri costituiscono collettivamente la principale fonte di finanziamenti climatici pubblici internazionali, il Parlamento invita ad aumentare ulteriormente i contributi, privilegiando sovvenzioni e strumenti finanziari a condizioni particolarmente agevolate.

La risoluzione mette inoltre in guardia contro il rischio che gli impegni vengano rispettati soltanto formalmente, attraverso il doppio conteggio delle risorse già stanziate o la riclassificazione di finanziamenti esistenti. Secondo gli eurodeputati, i nuovi obiettivi devono tradursi in risorse effettivamente disponibili e aggiuntive.

Particolare attenzione viene riservata alla sostenibilità del debito dei Paesi più vulnerabili. Il Parlamento chiede che gli aiuti climatici non contribuiscano ad aggravare situazioni finanziarie già difficili, ma siano accompagnati da un maggiore ricorso ai finanziamenti a fondo perduto e a strumenti di alleggerimento del debito.

La questione riguarda direttamente anche il cosiddetto fondo per le perdite e i danni (Loss and Damage Fund), destinato a sostenere i Paesi che subiscono le conseguenze più gravi del cambiamento climatico, dai fenomeni meteorologici estremi all’innalzamento del livello dei mari.

Ricordando che fino a 3,6 miliardi di persone vivono in contesti altamente vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale, gli eurodeputati chiedono di incrementare rapidamente le risorse del fondo, garantendo finanziamenti prevedibili e facilmente accessibili ai Paesi beneficiari.

La risoluzione sollecita inoltre il rispetto dell’obiettivo di triplicare i finanziamenti destinati all’adattamento climatico entro il 2035, affinché i governi possano rafforzare le infrastrutture, proteggere le comunità esposte e migliorare la capacità di risposta agli eventi estremi.

Accanto agli impegni ambientali e finanziari, il Parlamento pone infine l’accento sulle conseguenze sociali della transizione. Gli eurodeputati chiedono una rapida attuazione del meccanismo per una transizione giusta concordato alla COP30, accompagnando le politiche di decarbonizzazione con interventi a sostegno dell’occupazione verde, della riqualificazione professionale e del dialogo sociale.

Le richieste si inseriscono nel quadro degli obiettivi climatici europei, che prevedono la neutralità climatica entro il 2050 e una riduzione delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Nel febbraio 2026 il Parlamento europeo ha inoltre approvato l’aggiornamento della legge europea sul clima, con un obiettivo di riduzione del 90% entro il 2040.

Ai negoziati di Antalya parteciperà anche una delegazione di 15 eurodeputati, guidata dalla parlamentare portoghese Lídia Pereira, del Partito popolare europeo, presente alla conferenza dal 16 al 20 novembre.

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