Le associazioni dell’industria dei carburanti di sei Paesi dell’Europa centrale e orientale membri dell’Unione europea stanno unendo le forze per chiedere a Bruxelles di rinviare e rivedere una serie di norme in materia di clima ed energie rinnovabili, avvertendo che la loro applicazione nella forma attuale potrebbe far aumentare i prezzi dei carburanti e aggravare ulteriormente le pressioni sulla competitività della regione.
Giovedì (8 ottobre), a Sofia, i rappresentanti di Bulgaria, Grecia, Romania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui chiedono alle istituzioni europee di rinviare o adeguare le norme relative alle emissioni di gas serra e all’impiego di energie rinnovabili nei trasporti. Secondo le stime delle associazioni del settore, nello scenario peggiore queste misure potrebbero determinare un aumento dei prezzi dei carburanti compreso tra 0,20 e 1,40 euro al litro già a partire dal 2028.
L’iniziativa, guidata dall’Associazione bulgara del petrolio e del gas (BPGA), riunisce l’Associazione ceca dell’industria e del commercio petrolifero (CAPPO), l’Organizzazione polacca dell’industria e del commercio petrolifero (POPiHN), la Federazione rumena dei datori di lavoro dell’energia e del petrolio (FPE), l’Associazione slovacca dell’industria petrolifera e del gas (SAPPO) e l’Associazione greca delle compagnie petrolifere.
I sei Paesi stanno ora cercando di ottenere il sostegno politico dei rispettivi governi. Il 28 ottobre i loro ministri dell’Energia dovrebbero firmare un documento informale indirizzato alla Commissione europea, al Consiglio europeo e al Parlamento europeo, nel quale si chiede di posticipare di due anni l’applicazione dei requisiti ambientali.
Secondo i promotori dell’iniziativa, questo tempo aggiuntivo dovrebbe essere utilizzato per riesaminare gli obiettivi alla luce della disponibilità delle tecnologie e della capacità di famiglie e imprese di sostenere i costi della transizione verde.
L’incontro di Sofia segna la nascita di un’alleanza energetica informale dell’Europa centrale e orientale, con l’obiettivo di dare alla regione maggiore peso nelle politiche energetiche e climatiche dell’Unione europea.
“Abbiamo deciso che la nostra voce deve essere ascoltata più chiaramente in Europa. Da questa esigenza è nata gradualmente l’iniziativa, una forma di cooperazione che abbiamo chiamato Alleanza energetica dell’Europa centrale e orientale”, ha dichiarato Svetoslav Benchev della BPGA.
La prossima riunione dell’alleanza è prevista in Romania nell’aprile del prossimo anno. Nel frattempo, il 28 ottobre i sei ministri dell’Energia dovrebbero presentare congiuntamente le proprie richieste a Bruxelles, puntando a ottenere un rinvio di due anni prima della piena entrata in vigore dei nuovi requisiti ambientali.
L’ETS2 al centro della controversia
Una delle principali preoccupazioni riguarda il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’ETS2, la cui applicazione dovrebbe estendersi ai trasporti stradali e agli edifici a partire dal 2028. In base a questo sistema, i fornitori di carburanti dovranno acquistare quote di emissione corrispondenti alla quantità di carbonio rilasciata dai carburanti immessi sul mercato.
Secondo l’Associazione bulgara del petrolio, una tonnellata di gasolio comporterebbe costi equivalenti a tre tonnellate di emissioni. Con un prezzo delle quote pari a 45 euro per tonnellata, ciò determinerebbe un aumento di circa 0,20 euro al litro sul prezzo finale del carburante, secondo un’analisi presentata alla conferenza di Sofia.
Lo studio dell’Università di Economia nazionale e mondiale (UNWE) di Sofia stima che, nelle condizioni attuali, il prezzo delle quote potrebbe salire fino a 70 euro per tonnellata entro il 2028, mentre scenari più restrittivi potrebbero portarlo a 280 o addirittura 501 euro.
Secondo l’analisi dell’UNWE, il conseguente aumento dei prezzi dei carburanti potrebbe variare dal 16% nello scenario meno grave al 111% in quello più grave. Le ripercussioni non si limiterebbero ai distributori: i maggiori costi dei carburanti si trasferirebbero sui prezzi dei trasporti e, successivamente, sull’intera economia. Lo studio stima che i prezzi al consumo potrebbero aumentare dall’1% al 7,5%.
L’industria contesta più ampiamente le norme ambientali
L’alleanza dei sei Paesi punta anche a modificare diverse altre misure dell’Unione. Tra queste figura la direttiva sulle energie rinnovabili, che stabilisce per i trasporti un obiettivo di riduzione del 14% delle emissioni di gas serra e impone che almeno il 29% dell’energia utilizzata nel settore provenga da fonti rinnovabili.
I rappresentanti dell’industria sostengono che questi obiettivi siano difficili da raggiungere in Paesi come la Bulgaria, dove attualmente soltanto il 7-8% circa dei trasporti è considerato sostenibile dal punto di vista ambientale.
Anche il settore dell’aviazione deve affrontare nuovi obblighi previsti dalle norme ReFuelEU Aviation, tra cui una quota minima di carburante sostenibile per l’aviazione. La percentuale richiesta parte dal 2% ed è destinata a salire al 6% entro il 2030.
La dichiarazione chiede inoltre di riesaminare gli obiettivi dell’UE per l’elettrificazione dei trasporti entro il 2030, di riconoscere i biocarburanti e i carburanti ottenuti da carbonio riciclato come strumenti importanti per decarbonizzare il parco veicoli esistente e di applicare in modo più proporzionato il regolamento sull’industria a zero emissioni nette (Net-Zero Industry Act).
I firmatari chiedono anche una revisione del regolamento ReFuelEU Aviation e un’applicazione realistica delle norme europee sulle emissioni di metano. L’alleanza afferma di sostenere l’obiettivo della neutralità climatica dell’Unione, ma sostiene che la transizione debba tenere conto della maturità tecnologica, delle condizioni economiche e della capacità dei consumatori di sostenere i costi.
“Sosteniamo la transizione verde e tutte le politiche ambientali, ma devono essere attuate in modo da non compromettere ulteriormente la competitività dell’Europa”, ha dichiarato Alexander Pulev, vice primo ministro bulgaro e ministro dell’Economia, durante l’incontro di Sofia.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

