La Corte dei conti europea ha pubblicato oggi la relazione annuale sul bilancio UE del 2025, stimando al 3,8% il livello di errore nella spesa, in aumento rispetto al 3,6% del 2024 e oltre la soglia di rilevanza del 2%. Per il settimo anno consecutivo i revisori hanno espresso un giudizio negativo sulla spesa e hanno emesso un giudizio con rilievi sui fondi del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF). La Commissione europea ha risposto nel briefing con la stampa che le due istituzioni usano metodologie diverse, che il proprio calcolo a chiusura del ciclo di spesa resta sotto il 2% per i programmi basati sui costi e che tutti i pagamenti RRF del 2025 sono stati “legali e regolari”.

I revisori invitano i decisori a non replicare nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034 le debolezze emerse nell’RRF, perché il nuovo modello in discussione ne riprenderebbe in larga parte l’impostazione, con finanziamenti non più legati ai costi ma al raggiungimento di obiettivi. Il presidente della Corte, Tony Murphy, ha dichiarato che “bilanci ambiziosi richiedono salvaguardie altrettanto ambiziose” e che, se l’Ue passa a un modello di questo tipo, “dobbiamo imparare dall’esperienza” e correggere ciò che non ha funzionato.

Sull’RRF la Corte ha riscontrato irregolarità nei 45,4 miliardi di euro spesi nel 2025. Su 37 pagamenti di sovvenzioni agli Stati membri, nove non rispettavano norme e condizioni: i revisori segnalano traguardi e obiettivi raggiunti in modo insoddisfacente, violazioni delle regole sugli appalti e irregolarità sugli aiuti di Stato. Rilevano inoltre debolezze nella definizione di traguardi e obiettivi, lacune nel monitoraggio della Commissione e problemi persistenti di affidabilità dei sistemi di controllo nazionali. In alcuni casi i Paesi hanno potuto rendere più facili o più limitati gli impegni dei piani di ripresa senza motivazioni convincenti, talvolta solo dopo aver chiesto il pagamento, con il rischio di ricevere fondi per aver realizzato meno di quanto promesso.

A fine 2025 risultavano erogati 237,5 miliardi dei 359,9 miliardi impegnati, per cui oltre 122 miliardi, circa un terzo delle sovvenzioni, restano da pagare nell’ultimo anno del dispositivo. Solo tre Stati membri su 27 avevano utilizzato almeno l’80% delle risorse assegnate.

La risposta della Commissione

La vice-portavoce capo della Commissione Arianna Podestà durante il briefing di mezzogiorno ha ricordato che nel 2025 il bilancio UE ha sostenuto 5,5 milioni di agricoltori e ha continuato a finanziare l’Ucraina, definendolo uno strumento “essenziale” per affrontare le sfide comuni. Da parte sua, il portavoce per il Bilancio Balazs Ujvari ha sottolineato che per il 19° anno consecutivo la Corte ha dato ai conti dell’Ue un giudizio positivo e che le entrate sono risultate prive di errori significativi. Sulla spesa, ha spiegato, la Commissione prende “ogni errore estremamente sul serio”: nel 2025 i controlli e gli audit hanno portato a misure preventive e correttive per 9 miliardi di euro, tra sospensioni dei pagamenti e rettifiche finanziarie.

Sul divario tra le cifre delle due istituzioni, Podestà e Ujvari hanno attribuito la differenza alla metodologia: la Corte fotografa la spesa in un dato momento del ciclo, mentre la Commissione valuta l’insieme delle operazioni solo dopo che controlli e correzioni sono stati completati, e per questo i suoi numeri risultano più bassi. La Commissione stima che per i programmi basati sui costi effettivi il livello finale di errore resti sotto il proprio obiettivo del 2%. Podestà ha aggiunto che la proposta di Qfp sul tavolo “riflette i risultati del dialogo continuo con la Corte” sulle misure di protezione del bilancio.

Per l’RRF il portavoce Maciej Berestecki ha dichiarato che la Commissione accoglie con favore il fatto che la Corte non abbia trovato problemi nella grande maggioranza di traguardi e obiettivi. Ha però contestato i 16 rilievi su pagamenti di sovvenzioni del 2025, che a suo dire derivano da una diversa interpretazione dei requisiti, come già negli anni precedenti, e ha ribadito che tutti i pagamenti sono stati legali e regolari. Podestà ha aggiunto che le richieste di pagamento finali degli Stati membri sono in valutazione e che la Commissione ne darà conto entro la fine dell’anno.

Alla domanda di una giornalista sulla trasparenza dei beneficiari finali, Berestecki ha spiegato che il regolamento impone di pubblicare i 100 maggiori destinatari per ogni Stato membro, mentre i dati su tutti i beneficiari, compresi appaltatori e subappaltatori, sono raccolti ma non pubblicati sistematicamente e vengono messi a disposizione in caso di audit o indagini. La richiesta di rendere pubblici anche gli altri destinatari, avanzata più volte anche dalla Corte, è “presa sul serio” e considerata nella progettazione dei programmi futuri. Podestà ha riferito che dall’avvio del dispositivo la Commissione ha formulato oltre 2.700 raccomandazioni di audit agli Stati membri, di cui il 94% risultava attuato a metà settembre.

Spesa tradizionale e debito

Per la spesa tradizionale i revisori hanno trovato errori significativi e diffusi, con i tassi più alti nella coesione, salita dal 5,7% al 6,6%, e in agricoltura e ambiente, passata dal 2,6% al 3,9%. I problemi più frequenti sono il finanziamento di progetti o costi non ammissibili e il mancato rispetto delle norme sugli appalti. La Corte conferma che i conti 2025 danno un quadro veritiero e corretto e che le operazioni sulle entrate sono prive di errori, e ha segnalato alle autorità competenti 17 casi di sospetta frode. Escluse le sovvenzioni RRF da 40,1 miliardi, la spesa del bilancio Ue nel 2025 è stata di 176,3 miliardi, pari all’1,9% della spesa pubblica complessiva degli Stati membri e all’1% del loro reddito nazionale lordo.

I revisori avvertono anche che il crescente indebitamento potrebbe pesare sui bilanci futuri. L’indebitamento Ue potrebbe raggiungere mille miliardi di euro entro il 2027, in gran parte per NextGenerationEU, e i soli interessi sul sostegno a fondo perduto del programma potrebbero arrivare a 93 miliardi nel periodo 2028-2034. Le proposte della Commissione per il prossimo bilancio consentirebbero inoltre nuovo debito per l’Ucraina, per i piani nazionali degli Stati membri e per l’eventuale uso del meccanismo per le crisi gravi. I prestiti all’Ucraina approvati o concordati dal 2014, compreso quello da 90 miliardi deciso all’inizio del 2026, ammontano a 170,1 miliardi, di cui 70,3 erogati a fine 2025. Senza un accordo su nuove fonti di entrata, la Corte prevede un significativo ammanco del bilancio, con la necessità di scelte difficili come contributi nazionali più alti e ambizioni ridotte.

La Corte misura il livello di errore rispetto a una soglia del 2%, oltre la quale la spesa irregolare è considerata rilevante. Il dato non indica frode, inefficienza o spreco, ma stima la quota di denaro non utilizzata in conformità con le norme Ue e nazionali. Un giudizio “negativo” indica problemi diffusi, mentre un giudizio “con rilievi” indica problemi non pervasivi.

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