L’Aula della Camera ha respinto oggi, primo ottobre, con 229 voti contrari e 151 favorevoli, le cinque questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni contro la riforma della legge elettorale, il cosiddetto “Stabilicum”. Il voto, a scrutinio segreto unico sulle cinque pregiudiziali, ha coinvolto 380 deputati e si è concluso senza sorprese: a differenza di quanto accaduto a luglio su un passaggio relativo alle preferenze, la maggioranza ha tenuto senza franchi tiratori.
Il testo prosegue ora il suo iter verso l’approvazione definitiva, attesa tra il 7 e l’8 ottobre con un nuovo voto a scrutinio segreto. Il governo porrà la questione di fiducia sugli articoli principali, mentre la data esatta del voto finale sarà decisa dalla conferenza dei capigruppo convocata dopo l’esito di oggi.
Lo Stabilicum sostituisce il sistema misto del Rosatellum con un impianto proporzionale puro corretto da un premio di maggioranza: la coalizione o lista che supera il 42% dei voti, sia alla Camera sia al Senato, ottiene un premio aggiuntivo di 70 deputati e 35 senatori, entro un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori per la maggioranza. Scompaiono quasi tutti i collegi uninominali, a eccezione di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Il testo prevede inoltre l’indicazione del candidato premier al momento del deposito del contrassegno elettorale e il ritorno parziale alle preferenze, con capolista bloccato scelto dal partito ed elezione automatica se la lista ottiene almeno un seggio.
Tra le altre novità, le soglie di sbarramento restano quelle del Rosatellum, 10% per le coalizioni e 3% per le liste, ma aumentano le firme richieste alle forze politiche non rappresentate in Parlamento: secondo il presidente della Fondazione Luigi Einaudi Giuseppe Benedetto, audito in commissione, per presentarsi in tutti i collegi della Camera serviranno almeno 294mila sottoscrizioni, oltre lo 0,6% del corpo elettorale. Le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero vengono ridotte da quattro a due per la Camera e a una sola area per il Senato.
L’iter parlamentare
Il testo era stato approvato in prima lettura alla Camera il 16 luglio, con 217 voti favorevoli e 152 contrari, tra le proteste dell’opposizione che aveva esposto cartelli con la scritta “legge elettorale uguale legge truffa”. Era poi passato al Senato, dove il 15 settembre è stato approvato con 113 voti favorevoli e 71 contrari, dopo giornate di trattative sul meccanismo delle preferenze: Forza Italia e Lega erano inizialmente contrarie, mentre Fratelli d’Italia ne aveva fatto una propria battaglia storica, con un emendamento già bocciato alla Camera a voto segreto e infine approvato a Palazzo Madama in forma attenuata.
Il testo, modificato dal Senato, è tornato alla Camera per la terza e definitiva lettura, con le audizioni ripartite da zero a partire dal 21 settembre e l’approdo in Aula il 29 settembre. In commissione Affari costituzionali tutta la maggioranza ha votato a favore della riforma, comprese le forze minori, con le opposizioni compatte contro, incluso il gruppo di Futuro Nazionale.
Le critiche dei costituzionalisti e il nodo del Senato
La riforma ha suscitato critiche diffuse tra i giuristi. Circa 160 costituzionalisti hanno firmato un appello, promosso tra gli altri dall’associazione Costituzione e Democrazia guidata da Roberto Zaccaria, definendo il testo “una legge pericolosa per gli equilibri democratici del Paese”. Il nodo più controverso riguarda il Senato: l’articolo 57 della Costituzione stabilisce che la camera alta sia eletta “a base regionale”, mentre lo Stabilicum individua il beneficiario del premio di 35 senatori sulla base del risultato nazionale, per poi distribuire i seggi tra le regioni. Le opposizioni hanno richiamato questo argomento in una delle pregiudiziali presentate oggi, illustrata in Aula dal leader di +Europa Riccardo Magi; secondo altri costituzionalisti auditi, tuttavia, un premio nazionale resterebbe compatibile con la Costituzione purché la distribuzione dei seggi rispetti la base regionale.
Le opposizioni e una parte della società civile hanno ribattezzato la riforma “Melonellum” e la definiscono una “legge truffa”, richiamando il precedente del 1953, quando la legge voluta da Alcide De Gasperi e Mario Scelba assegnava il 64,4% dei seggi alla coalizione che avesse superato il 50% dei voti, premio non scattato per circa cinquantamila voti dopo una forte mobilitazione popolare. Alcuni commentatori hanno fatto notare che il premio previsto dallo Stabilicum, pari a 70 deputati e 35 senatori su un totale di 400 e 200, è proporzionalmente più contenuto di quello del 1953 e che meccanismi di premio di maggioranza con liste bloccate erano già presenti nell’Italicum voluto dal Partito Democratico nel 2015.
Se approvato, come atteso, tra il 7 e l’8 ottobre, il testo passerà alla promulgazione del Presidente della Repubblica. Le opposizioni, secondo quanto riportato, puntano a promuovere ricorsi attraverso comitati di cittadini in diversi distretti giudiziari del Paese, nella prospettiva che un giudice possa sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta dopo l’entrata in vigore della legge, come già avvenuto in passato per il Porcellum del 2005.

