L’Unione europea non ha ancora deciso un eventuale rilascio coordinato delle proprie scorte strategiche di petrolio e prodotti raffinati, ma resta comunque pronta ad agire qualora l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ritenesse necessario un nuovo intervento sui mercati. Ad affermarlo è la portavoce della Commissione UE per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, rispondendo alle domande dei giornalisti in merito alle continue pressioni da parte degli Stati Uniti per utilizzare le riserve di emergenza nel tentativo di allentare le tensioni sui prezzi del diesel e degli altri carburanti.
I commenti giungono dopo una serie di indiscrezioni secondo cui l’amministrazione americana avrebbe chiesto a Germania e Francia e altri Paesi di ridurre le scorte di gasolio di emergenza per contribuire ad allentare i prezzi globali del carburante, minacciando un potenziale divieto di esportazione di gasolio dagli Stati Uniti.
Se confermato, la minaccia lanciata da Donald Trump segnerebbe un’escalation della pressione sull’Europa, mentre l’amministrazione americana sta valutando un potenziale e fortemente contestato divieto di esportazione di diesel con l’obiettivo di abbassare i prezzi negli Stati Uniti per scongiurare una debacle alle elezioni di medio termine in programma a novembre.
Secondo le indiscrezioni diffuse da Reuters, Washington sarebbe particolarmente frustrata con Francia e Germania, che, secondo i funzionari statunitensi, non avrebbero pienamente rispettato gli impegni presi in precedenza per il rilascio delle scorte di petrolio e derivati destinate alle emergenze. Le fonti citate da Reuters sostengono che gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’UE di rilasciare almeno 120 milioni di barili di gasolio nei prossimi sei mesi.
I Paesi dell’UE detengono circa 109 milioni di tonnellate di scorte di emergenza di petrolio greggio e carburanti. Mercoledì il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato ai giornalisti che l’amministrazione statunitense si aspetta a breve annunci dall’Europa in merito a nuove forniture di gasolio. “Abbiamo perso parte delle esportazioni di gasolio dal Medio Oriente, anche se le stiamo ripristinando, e abbiamo perso anche le esportazioni di gasolio dalla Cina”, ha affermato Wright.
Al momento non vi sono commenti da parte di Germania e Francia, ma secondo le indiscrezioni diffuse sui media internazionali, il presidente francese, Emmanuel Macron, avrebbe intenzione di convocare una videoconferenza dei leader di Paesi del G7 per affrontare l’aumento dei prezzi dei carburanti e la disponibilità globale di prodotti raffinati, compreso il coordinamento del rilascio delle riserve in collaborazione con l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA).
L’UE mantiene stretti contatti con USA e Stati membri, ma nessun diktat da Washington
Nel colloquio con i giornalisti, la Commissione UE non ha confermato eventuali richieste da parte di Washington limitandosi ad affermato che sono in corso “molti incontri e molti contatti”, ricordando però al contempo che il ruolo dell’esecutivo europeo non consiste nel decidere autonomamente l’utilizzo delle scorte nazionali, ma anzitutto nel coordinare la posizione degli Stati membri in seno all’Agenzia internazionale dell’energia.
Il tema sarà al centro della riunione del Governing Board dell’AIE. Nel caso in cui l’Agenzia raccomandasse un nuovo rilascio delle riserve di emergenza, la Commissione avrebbe quindi il compito di coordinare la risposta dei Ventisette. “Se vi sarà una proposta dell’AIE di procedere con un rilascio delle scorte, è la Commissione europea a coordinare i nostri Stati membri all’interno dell’AIE”, ha precisato Itkonen. “Questo è il nostro ruolo ed è ciò che stiamo facendo in questo momento”.
La stessa procedura era stata utilizzata alla fine di marzo, nel pieno della crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran, quando i Paesi dell’UE hanno contribuito per circa il 20% al rilascio di oltre 400 milioni di barili di scorte di emergenza coordinato dall’AIE in risposta alle perturbazioni provocate dalla crisi in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Per ora, da Bruxelles non vi è ancora alcuna indicazione di una situazione di emergenza sul fronte delle forniture. L’Oil Coordination Group, riunitosi il 29 settembre, ha constatato che l’approvvigionamento europeo resta per ora stabile, nonostante prezzi elevati soprattutto per diesel e carburante per aviazione. Le raffinerie europee stanno lavorando vicino alla capacità massima, mentre le scorte commerciali nel grande hub Amsterdam-Rotterdam-Anversa rimangono inferiori alla media degli ultimi cinque anni ma si sono stabilizzate nelle ultime settimane. “La situazione attuale non presenta una carenza di diesel nell’Unione europea”, ha ribadito la portavoce capo della Commissione Paula Pinho.
La normativa europea impone infatti agli Stati membri di mantenere riserve petrolifere di emergenza equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette medie giornaliere oppure 61 giorni di consumo interno medio giornaliero, scegliendo il valore più elevato. La direttiva non stabilisce tuttavia quale quota debba essere costituita da greggio, diesel, benzina, cherosene o altri prodotti: la composizione delle riserve resta in larga parte nella disponibilità dei singoli Stati. Il prossimo incontro ordinario del gruppo è previsto per il 15 ottobre, ma Bruxelles si è detta pronta a convocare una riunione straordinaria prima di quella data qualora la situazione sui mercati dovesse peggiorare.
La progressiva dipendenza UE dagli USA
Prima la guerra in Ucraina, iniziata nel 2022, e poi, in misura più consistente, la guerra contro l’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele a fine febbraio, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno spinto i Paesi europei a guardare anzitutto agli Stati Uniti per le proprie forniture di diesel, carburante fondamentale per molti settori, dai trasporti all’agricoltura e all’industria. Ad agosto, circa il 50% delle importazioni di diesel dell’UE proveniva dagli USA, nel tentativo di compensare il calo delle forniture provenienti dai Paesi del Golfo, come confermato dalla stessa Commissione UE.
Secondo dati di S&P Global Commodities at Sea, nel 2025 il Medio Oriente forniva all’Europa in media 519 mila barili al giorno di diesel, di cui 311 mila dalla sola Arabia Saudita e 110 mila dal Kuwait. Nel 2026 le forniture sono crollate, scendendo a 191 mila barili al giorno ad agosto e a 110 mila a settembre, quasi l’80% in meno rispetto alla media dello scorso anno. La stretta sull’offerta ha spinto a settembre il diesel europeo su livelli record: il 15 settembre il prodotto 10 ppm ha raggiunto 1.642 dollari per tonnellata nel Nord-Ovest Europa e 1.665 dollari nel Mediterraneo.

