Il nome di David Maria Sassoli entra da oggi nella geografia istituzionale dell’Unione europea. Il Parlamento europeo ha inaugurato a Bruxelles l’edificio dedicato all’ex presidente dell’Eurocamera, scomparso l’11 gennaio 2022 a 65 anni. La cerimonia si è svolta sull’Esplanade Solidarność 1980, tra l’edificio Zweig e quello che fino ad oggi portava il nome Treves e che da ora ricorderà il giornalista e politico italiano che guidò il Parlamento europeo dal 3 luglio 2019 fino alla sua morte. “Da oggi l’edificio che vedete alle mie spalle porta il nome di un grande uomo che credeva profondamente che questo Parlamento appartenesse a tutti i cittadini europei: David Maria Sassoli”, ha detto la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola.
Alla cerimonia hanno partecipato la moglie di Sassoli, Alessandra Vittorini, e i figli Giulio e Livia, insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, al vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto e alla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno. Sono intervenuti alla cerimonia anche la presidente dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici (S&D) – il gruppo politico del Parlamento europeo a cui apparteneva Sassoli – Iratxe García Pérez, la leader del Partito democratico (PD), Elly Schlein, e l’ex premier italiano ed ex presidente della Commissione UE, Romano Prodi. Presenti anche i leader del Partito popolare europeo (PPE), Manfred Weber, la leader di Renew Valérie Hayer, l’ex premier italiano Enrico Letta, e il capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti. Proprio quest’ultimo insieme alla vicpresidente del Parlamento Picierno ha ricevuto il ringraziamento della presidente dell’Eurocamera per avere sostenuto e promosso l’iniziativa fin dall’inizio.
L’intitolazione era stata decisa il 9 febbraio 2026 dall’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo, composto dalla presidente, dai vicepresidenti e dai questori, che aveva stabilito di cambiare il nome dell’edificio Treves per rendere omaggio all’ex presidente italiano.
“David Sassoli è stato un autentico custode dei valori sui quali è stata costruita la nostra Unione”, ha affermato von der Leyen, ricordando come gli edifici del Parlamento portino i nomi “degli uomini e delle donne che hanno fatto avanzare l’Europa”, da Simone Veil ad Altiero Spinelli e Willy Brandt. “Il pantheon della nostra Unione europea. Ed è esattamente lì che David Sassoli deve stare”. Vedere oggi il suo nome sull’edificio, ha aggiunto la presidente della Commissione, è un momento “dolceamaro”, che ricorda però “quanto siamo stati fortunati ad averlo incontrato, ad aver percorso con lui una parte della strada e ad averlo potuto chiamare amico”.
Von der Leyen ha ricordato anche l’inizio del suo primo mandato alla guida della Commissione, quando Sassoli invitò i presidenti delle istituzioni europee alla Casa della storia europea. Davanti ai busti dei padri fondatori, da Jean Monnet ad Alcide De Gasperi, Sassoli ricordò loro che la missione delle istituzioni doveva essere quella di non dimenticare mai “i valori che hanno ispirato i nostri fondatori”, perché era da quei valori che l’Europa avrebbe potuto trovare “un nuovo inizio”.
Una convinzione che, secondo von der Leyen, Sassoli seppe tradurre in azione soprattutto durante la pandemia. La presidente della Commissione ha ricordato un incontro sulla terrazza del Parlamento nei primi mesi dell’emergenza Covid, durante il quale Sassoli sostenne la necessità di una risposta europea forte e solidale. Fu in quel periodo che prese forma il piano che sarebbe poi diventato NextGenerationEU. “Il momento richiedeva azione. E David rispose a quella chiamata”, ha ricordato von der Leyen, sottolineando come il Parlamento riuscì a dare il via libera al piano in appena 57 giorni.
Anche Metsola ha insistito sulla capacità di Sassoli di mantenere in funzione l’istituzione nei mesi più difficili della pandemia. “Quando il lockdown ha svuotato i nostri corridoi, ha garantito la continuità dei lavori parlamentari, rendendo possibili dibattiti e votazioni a distanza da ogni parte del continente”. Una scelta che, secondo la presidente dell’Eurocamera, dimostrò che “la democrazia poteva resistere anche nelle circostanze più difficili”. Durante la pandemia Sassoli decise inoltre di aprire alcuni spazi del Parlamento europeo di Bruxelles alle donne vulnerabili che non disponevano di un luogo sicuro dove trovare rifugio. “Per David i principi non dovevano rimanere parole. Dovevano tradursi in azioni concrete”, ha ricordato Metsola.
Nel suo intervento Metsola ha richiamato anche la posizione assunta dall’ex presidente nei confronti di Mosca. Nel 2021, prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, la Russia vietò a Sassoli l’ingresso nel Paese. Lui, ha ricordato la presidente, considerò quel provvedimento “un motivo d’orgoglio”. “Ci ricordava spesso che abbattere i muri richiede molto più coraggio che costruirli”.
Un altro muro, quello di Berlino, è stato al centro del ricordo di von der Leyen. Nel 1989 Sassoli era ancora un giovane giornalista a Roma quando seppe che la frontiera tra le due Germanie stava crollando. “Non aspettò che il suo direttore lo mandasse. Guidò per tutta la notte per arrivare a Berlino”, ha raccontato la presidente della Commissione. Voleva assistere direttamente a un passaggio della storia europea che avrebbe continuato a evocare negli anni successivi. Per Sassoli, ha sottolineato von der Leyen, la caduta del Muro “non era semplicemente un evento del passato. Era una responsabilità per il futuro”, quella di continuare a riunire l’Europa. Il suo lascito, ha concluso, può essere riassunto nelle sue stesse parole: “La speranza siamo noi”.
Al ricordo si è unito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con un messaggio letto dall’ambasciatore Vincenzo Celeste. Il capo dello Stato ha definito Sassoli un “illustre europeista italiano”, ricordandone “il rigore morale e la passione civile” e la determinazione con cui cercò di rendere l’Unione più vicina ai cittadini e fedele “ai valori di libertà, solidarietà e rispetto della dignità umana posti a fondamento del progetto di integrazione”.
Mattarella ha sottolineato in particolare il ruolo svolto da Sassoli durante “epoche di sfide assai complesse nella storia recente dell’Unione”, a partire dall’emergenza pandemica, quando riuscì a preservare la piena funzionalità del Parlamento e a contribuire a risposte comuni che rafforzarono la credibilità dell’Ue.
Ma nel messaggio del Quirinale c’è stato anche un richiamo al presente dell’integrazione europea. Mattarella ha ricordato il contributo di Sassoli alla Conferenza sul futuro dell’Europa, definita “un’esperienza di partecipazione popolare alla quale rese un contributo fondamentale”, e ha criticato il fatto che le sue conclusioni siano state “lasciate cadere in maniera imprevidente, laddove urge invece il rafforzamento delle istituzioni europee”.
Un richiamo reso ancora più attuale, secondo il presidente della Repubblica, “dall’aggravarsi di conflitti alle porte del continente che mettono a rischio l’orizzonte di pace, prosperità e libertà costruito dall’avvio della costruzione europea”. L’appello di Sassoli a un’Europa “più unita e conscia della propria eccezionalità” resta quindi, per Mattarella, “termine di riferimento” per un percorso verso “un’integrazione sempre più efficace”.
Giornalista prima ancora che politico, Sassoli era stato eletto presidente del Parlamento europeo il 3 luglio 2019, succedendo ad Antonio Tajani. La sua idea di integrazione europea era fondata sul rifiuto dei nazionalismi che avevano attraversato il Novecento. “L’Unione europea non è un incidente della storia”, disse in uno dei suoi interventi. “Noi non siamo un incidente della storia, ma figli e nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia”.
Da oggi il suo nome resterà legato materialmente a uno dei luoghi in cui quella costruzione europea continua ogni giorno. Un gesto “piccolo rispetto alla grandezza della sua vita e di ciò che ci ha lasciato”, ha detto Metsola rivolgendosi alla famiglia, ma destinato a ricordare a chi attraverserà quelle porte “il suo esempio, i valori in cui credeva e l’Europa che sognava”.
[a cura di Simone Cantarini]

