Un’inchiesta del Wall Street Journal descrive come Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice statunitense in Grecia, abbia promosso l’acquisto di GNL americano da parte dei Paesi balcanici attraverso la società greca Aktor Group, con il lobbista Christos Marafatsos frequentemente presente ai suoi incontri senza che il suo ruolo venisse sempre dichiarato.
Marafatsos, che ha ricevuto oltre 440.000 dollari da clienti legati alla Grecia, di cui 160.000 da Aktor, ha partecipato a colloqui di alto livello nei quali alcuni funzionari lo avevano scambiato per il capo di gabinetto di Guilfoyle; l’amministratore delegato di Aktor ha inoltre messo a disposizione dell’ambasciatrice il proprio jet privato per un viaggio in Bulgaria.
Questa attività di promozione ha contribuito a far ottenere ad Aktor un contratto ventennale da 6 miliardi di dollari per la fornitura di GNL statunitense all’Albania, dal quale la società prevede un profitto ante imposte di 1,8 miliardi di euro nell’arco di due decenni. Alcuni concorrenti hanno però sostenuto che Guilfoyle li avrebbe ignorati favorendo Aktor.
L’articolo del Wall Street Journal, pubblicato il 25 settembre 2026, si concentra proprio su questo modello di attività di promozione commerciale nell’Europa sud-orientale. Guilfoyle, ex conduttrice di Fox News ed ex fidanzata di Donald Trump Jr., ha utilizzato il suo incarico ad Atene per promuovere un Vertical Gas Corridor, destinato a trasportare il gas naturale liquefatto americano dai terminali greci verso nord, attraversando Bulgaria e Romania e proseguendo verso l’Ucraina.
Aktor, una società greca di costruzioni entrata nel settore del gas solo recentemente, ha stretto partnership con aziende energetiche greche sostenute dallo Stato per posizionarsi come intermediario privilegiato. I registri federali sulle attività di lobbying mostrano che Marafatsos si è registrato come lobbista di Aktor pochi giorni dopo l’arrivo di Guilfoyle ad Atene. Funzionari stranieri che si sono trovati di fronte alla coppia hanno successivamente raccontato al Journal di averlo creduto un membro dello staff dell’ambasciata. L’avvocato di Guilfoyle ha dichiarato che i suoi incontri venivano organizzati attraverso canali ufficiali e che l’ambasciatrice collaborava con aziende dell’intero settore energetico.
La stessa inchiesta contiene un unico, significativo paragrafo dedicato alla Romania. Durante una cena ad Atene nel marzo 2026, alla quale partecipavano funzionari greci e americani, Guilfoyle avrebbe fatto riferimento all’imminente caduta del governo romeno e avrebbe detto al ministro dell’Energia Stavros Papastavrou: “Possiamo farlo a qualsiasi Paese vogliamo. Possiamo farlo anche qui”. Papastavrou avrebbe risposto che gli Stati Uniti non potevano sostituire un governo scelto dagli elettori. L’avvocato dell’ambasciatrice ha contestato la descrizione dello scambio. La ricostruzione proviene almeno da una persona presente alla cena e da altre persone che ne hanno sentito parlare successivamente; non è emersa alcuna registrazione.
Il governo di Ilie Bolojan, in carica dal giugno 2025, è caduto il 5 maggio 2026 dopo che il PSD si è ritirato dalla coalizione e si è unito all’AUR in una mozione di sfiducia approvata con 281 voti favorevoli e 4 contrari. Nei mesi precedenti al voto, Bolojan aveva rifiutato di trasformare in un contratto vincolante un memorandum del novembre 2025 – firmato da Transgaz e Nova Power & Gas con Atlantic-SEE LNG per un massimo di 1,4 milioni di tonnellate di gas americano all’anno – a prezzi superiori a quelli di mercato. L’allora ministro dell’Energia Bogdan Ivan aveva scritto a gennaio sia al presidente sia al primo ministro chiedendo un mandato esplicito per concludere un accordo di questo tipo. La Romania produce autonomamente il proprio gas e prevede grandi volumi aggiuntivi dal progetto Neptun Deep a partire dal 2027.
Il 31 marzo 2026, mentre si trovava a Bucarest per una conferenza sull’energia organizzata da The Economist, Guilfoyle ha cenato al ristorante Isoletta con il presidente del PSD Sorin Grindeanu, Ivan e il consigliere presidenziale Florin Vlădică. Successivamente sono circolate fotografie e video dell’incontro.
Grindeanu ha confermato che l’incontro riguardava il possibile ruolo della Romania come Paese di transito nel corridoio e ha definito “una pura invenzione” qualsiasi ipotesi secondo cui si sarebbe discusso di un cambiamento di governo. Il senatore dell’AUR Petrișor Peiu, che ha contribuito a redigere il testo della mozione di sfiducia, ha dichiarato che Guilfoyle “non ha partecipato con una sola idea” e non figurava tra i 281 parlamentari che hanno votato contro il governo.
I media romeni hanno immediatamente collegato la frase pronunciata ad Atene, il memorandum sul GNL mai trasformato in un contratto, la cena di Bucarest e il voto di maggio. Alcuni hanno descritto la sequenza come una prova di pressioni commerciali; altri, tra cui Evenimentul Zilei, hanno accusato alcune testate di aver forzato il significato di un breve paragrafo basato su fonti anonime all’interno di un’inchiesta più ampia sui conflitti di interesse.
Non sono stati prodotti documenti ufficiali che dimostrino che Washington abbia ordinato o diretto la mozione parlamentare. Ciò che emerge dai documenti e dalle testimonianze disponibili è la presenza di un lobbista seduto accanto a un’ambasciatrice, una società greca che ha ottenuto importanti contratti, un memorandum che non si è mai trasformato in una vendita, una dichiarazione controversa pronunciata durante una cena, un incontro fotografato con esponenti dell’opposizione e un voto parlamentare di sfiducia.
Lo stesso Journal non ha sostenuto che gli Stati Uniti abbiano fatto cadere Bolojan; ha riportato invece ciò che un’ambasciatrice avrebbe detto mentre promuoveva la vendita di gas americano attraverso un intermediario da lei favorito.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.


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