Il Regno Unito dovrebbe lavorare per rientrare in un’Unione europea riformata nell’arco del prossimo decennio, ha dichiarato l’ex primo ministro Tony Blair, aumentando la pressione sul primo ministro Andy Burnham affinché riconsideri la riluttanza del Partito laburista a riaprire la questione dell’esito del referendum del 2016.

Un nuovo sondaggio e un’analisi condotti da YouGov e dal gruppo filoeuropeista “Best for Britain” hanno rilevato che l’adesione all’Unione è l’opzione preferita da una pluralità di elettori per quanto riguarda la politica del Regno Unito nei confronti di Bruxelles, davanti all’attuale approccio del governo, che punta a rafforzare le relazioni europee pur rimanendo al di fuori dell’Unione doganale, del Mercato unico e dei meccanismi di libera circolazione.

Secondo l’analisi, l’adesione all’Unione è risultata l’opzione più popolare in 628 dei 632 collegi della Gran Bretagna. Le quattro eccezioni sono state Ashfield, Clacton, Great Yarmouth e Boston and Skegness, dove la risposta più frequente è stata “non so”.

A livello nazionale, il 35% degli intervistati ha dichiarato di volere che il governo perseguisse l’adesione all’Unione, contro il 18% che ha indicato l’attuale politica governativa. Il 6% sostiene l’adesione al Mercato unico, mentre il 5% preferirebbe un’Unione doganale.

I risultati rafforzano un precedente sondaggio di Best for Britain, che mostrava il 53% dei britannici favorevole all’adesione all’Unione, contro il 32% contrario. Nel collegio di Makerfield, rappresentato dallo stesso Burnham, il 29% ha indicato l’adesione all’Unione come politica preferita. Best for Britain ha affermato che gli ultimi dati rafforzano la richiesta al governo di perseguire un rapporto più ambizioso con l’Europa.

Blair chiede di cambiare il dibattito sulla Brexit

In un documento intitolato “Beyond Leave and Remain: A Path to Rejoining a Reformed Europe”, pubblicato ieri (24 settembre) dal Tony Blair Institute, Blair sostiene che la Gran Bretagna dovrebbe adottare un nuovo approccio alle proprie relazioni con l’Unione, anziché limitarsi a cercare di annullare il risultato del referendum del 2016.

Il documento propone che il Regno Unito lavori con l’obiettivo di rientrare, nell’arco del prossimo decennio, in un’Unione “significativamente riformata”. Sostiene inoltre che la Gran Bretagna dovrebbe rimanere aperta a diverse forme di cooperazione e integrazione mentre prendono forma eventuali negoziati.

Blair afferma che il Regno Unito dovrebbe accettare che un eventuale ritorno nell’Unione comporterebbe delle condizioni, tra cui la libera circolazione delle persone e un contributo finanziario. L’ex primo ministro sostiene che il dibattito non dovrebbe più essere impostato semplicemente nei termini di una “retromarcia” sulla Brexit.

La questione, secondo Blair, dovrebbe invece essere se il Regno Unito possa costruire un rapporto moderno con l’Europa che rifletta i propri interessi nazionali nel 2026.

Blair sostiene inoltre che la stessa Unione abbia bisogno di riforme profonde, in particolare per quanto riguarda competitività, capacità di difesa e controllo delle frontiere. Secondo l’ex premier, la Gran Bretagna dovrebbe cercare una cooperazione più stretta, spingendo al contempo per riforme che rendano l’Europa più competitiva e dotata di maggiori capacità strategiche.

“Nel corso del prossimo decennio, la Gran Bretagna dovrebbe lavorare con l’obiettivo di rientrare in un’Unione europea significativamente riformata”, si legge nel documento del TBI.

La pressione su Burnham

L’intervento di Blair arriva mentre Burnham è sottoposto a nuove pressioni sulla posizione di lungo periodo del Labour nei confronti dell’Europa.

In passato il premier ha dichiarato di sperare di vedere la Gran Bretagna rientrare nell’Unione europea nel corso della propria vita, ma ha resistito alle richieste di trasformare l’adesione all’Unione in una politica immediata del Labour. Questa settimana si è rifiutato di escludere l’inserimento di una promessa di rientro nel prossimo programma elettorale del Labour, affermando che la questione era “per un altro giorno”.

Ha invece sottolineato che la sua priorità immediata è ricostruire i rapporti con l’Unione e rafforzare la cooperazione economica e politica. La questione è particolarmente delicata per il Labour a causa del timore che un’esplicita volontà di annullare la Brexit possa riaprire le divisioni politiche emerse dal referendum del 2016, soprattutto nei collegi in cui Reform UK ha ottenuto consensi.

La ministra della Cultura Lisa Nandy aveva respinto l’idea all’inizio di quest’anno, mettendo in guardia dal rischio di “riaprire le discussioni circolari in cui ci siamo ritrovati come Paese”. Altri esponenti laburisti sono stati più espliciti nel sostenere un eventuale futuro ritorno nell’Unione. Il ministro della Difesa Wes Streeting ha definito la Brexit un “errore catastrofico” e sostenuto che il Labour dovrebbe, in ultima analisi, puntare a rientrare nell’Unione.

Per Blair, tuttavia, la questione non riguarda soltanto l’opinione pubblica. Il suo documento sostiene che il Regno Unito e l’Unione europea rimangono strategicamente interdipendenti: Londra offre importanti capacità nei settori della difesa, della finanza, della tecnologia e dell’intelligence, mentre l’Unione garantisce la dimensione del proprio Mercato unico e la capacità industriale del blocco.

Tony Blair, nato nel 1953, è stato leader del Labour dal 1994 e primo ministro del Regno Unito dal 1997 al 2007, diventando il premier laburista rimasto più a lungo in carica. Ha vinto tre elezioni politiche dopo aver trasformato il partito nel “New Labour”. I suoi governi hanno introdotto la devoluzione dei poteri, l’Accordo del Venerdì Santo, un salario minimo nazionale e riforme dei servizi pubblici, ma la sua stretta alleanza con gli Stati Uniti durante la guerra in Iraq rimane profondamente controversa.

Quasi vent’anni dopo aver lasciato l’incarico, Blair continua a essere un commentatore di primo piano. I recenti sondaggi nel Regno Unito mostrano tuttavia che non gode di grande popolarità tra l’opinione pubblica: circa il 20% esprime un giudizio favorevole nei suoi confronti, mentre oltre il 50% ne ha uno sfavorevole. Il suo consenso rimane comunque superiore a quello di diversi primi ministri più recenti e conserva una certa considerazione tra gli elettori laburisti più anziani.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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