La Commissione europea conferma di aver avuto nuovi scambi bilaterali con il governo italiano sia sull’ammontare definitivo dei prestiti che Roma intende utilizzare nell’ambito dello strumento europeo da 150 miliardi di euro per la difesa (Security Action for Europe, SAFE), sia sulle tempistiche necessarie per consentire l’eventuale riallocazione delle risorse che dovessero rimanere inutilizzate. A fornire l’aggiornamento è stato il portavoce della Commissione UE per la Difesa, Thomas Regnier, che rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno ha spiegato come i contatti con Roma abbiano permesso a Bruxelles di ottenere ulteriori informazioni sulla quota dei 14,9 miliardi di euro inizialmente assegnati all’Italia che sarà effettivamente richiesta.

“I nostri scambi bilaterali hanno riguardato specificamente questo punto. Abbiamo quindi ricevuto informazioni aggiuntive”, ha spiegato Regnier, evitando tuttavia di confermare per il momento l’importo definitivo, sottolineando che l’accordo di prestito deve ancora essere firmato. “Procediamo prima con questo passaggio formale, prima di confermare ufficialmente l’importo finale che l’Italia prenderà”, ha precisato.

Il nodo riguarda la possibilità che Roma decida di utilizzare solo una parte della dotazione inizialmente prevista. La Commissione conferma che eventuali somme residue potranno essere redistribuite agli altri Stati membri nell’ambito di una seconda chiamata dello strumento SAFE.

“Sappiamo già che ci saranno delle risorse residue nell’ambito di SAFE”, ha osservato Regnier. Qualora ulteriori somme dovessero liberarsi dagli accordi con Italia, Ungheria o altri Paesi, “dovremo lanciare una seconda call ancora quest’anno. È la nostra scadenza legale nell’ambito di SAFE. Una seconda call SAFE deve essere lanciata quest’anno”.

La Commissione ha precisato però che la valutazione positiva espressa sui contatti con Roma riguarda l’andamento del confronto e non una cifra già concordata. A chiarirlo durante il briefing è stato chiesto esplicitamente ai portavoce: “La valutazione positiva non riguarda l’importo, ma semplicemente gli sviluppi. Non stiamo parlando dell’intera somma o di una cifra specifica”.

Fondi SAFE, Bruxelles chiede chiarezza all’Italia

La Commissione europea aveva dato una valutazione positiva al piano italiano SAFE il 15 gennaio 2026. Successivamente, il Consiglio dell’UE ha approvato formalmente l’assistenza finanziaria l’11 febbraio 2026, autorizzando per l’Italia prestiti fino a 14,9 miliardi di euro. Tuttavia, la firma dell’accordo con Bruxelles per sbloccare i fondi è finora rimasta in sospeso per le esitazioni del governo sull’impatto dei prestiti sui conti pubblici e sull’entità del finanziamento da utilizzare, in un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici e dalle divisioni nella maggioranza sulle spese militari.

A fine luglio il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, aveva spiegato durante un’audizione davanti alle Commissioni Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato che il governo avrebbe stabilito entro la fine dell’anno quale parte della somma utilizzare effettivamente. Per il responsabile della Difesa, l’importo avrebbe potuto attestarsi a cinque, sei, sette oppure otto miliardi di euro, sulla base dei programmi già previsti al dicastero. I prestiti europei verrebbero quindi impiegati per finanziare programmi militari già inseriti nel bilancio, sostituendo in parte il ricorso all’emissione di Bot, Cct o altri titoli di Stato. Crosetto aveva precisato che i 14,9 miliardi di euro, rappresentavano pertanto il tetto massimo del finanziamento richiesto dall’Italia, non una nuova spesa aggiuntiva. In merito alla posizione italiana, a luglio, la Commissione UE aveva ribadito la necessità di tempistiche chiare, sottolineando che non si tratta di una somma semplicemente riservata in attesa di una decisione definitiva, ma di un finanziamento richiesto formalmente dall’Italia e già approvato dalle istituzioni europee.

Interpellato direttamente sull’ipotesi che l’Italia possa passare dai quasi 15 miliardi inizialmente previsti a una cifra molto inferiore, Regnier ha insistito sulla lettura positiva della situazione. “Continuerò sulla mia linea positiva”, ha affermato. “Confermo che l’Italia ha un’industria estremamente competente, un’industria militare, e svolge un ruolo cruciale per l’Unione europea nel suo complesso”. Secondo il portavoce, Bruxelles avrebbe inoltre ricevuto garanzie sufficienti sul fatto che Roma continuerà a utilizzare una parte consistente della propria dotazione.

“Abbiamo ricevuto molte rassicurazioni dagli italiani sul fatto che prenderanno una larga maggioranza dei prestiti loro assegnati, quindi, rimangono pienamente a bordo del progetto europeo di difesa”, ha aggiunto Regnier.

Anche l’eventuale quota non utilizzata dall’Italia, ha sottolineato, non rappresenterebbe una perdita per lo strumento europeo. “Anche se l’Italia non prenderà tutti i prestiti, quel denaro non andrà perso perché lo riallocheremo. Abbiamo tutto il tempo per riallocarlo agli Stati membri che ne hanno più bisogno”, ha concluso.

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