Nella giornata di ieri (2 agosto), alcuni droni ucraini hanno colpito due magazzini della compagnia e-commerce russa Wildberries, nelle regioni di Vladimir – a est di Mosca – e Samara – nella Russia centrale, a sud di Kazan. Si tratta del terzo attacco in poche settimane contro la cosiddetta “Amazon russa”, che Kyiv accusa di essere coinvolta, direttamente o indirettamente, nel sostegno alla macchina bellica di Vladimir Putin attraverso la fornitura di componenti destinati ai droni militari.
I primi attacchi registrati risalgono al 18 luglio, quando furono colpiti il centro logistico di Elektrostal – il più grande della compagnia – situato nella regione di Mosca, e quello di Kotovsk. Pochi giorni più tardi, tra il 22 e il 24 luglio, gli attacchi si estesero ai centri di Krasnodar, Nevinnomyssk e Simferopol, quest’ultimo situato nella Crimea occupata dalla Russia, oltre a un deposito nell’area di San Pietroburgo. Con il bombardamento di ieri, che nella regione di Vladimir ha provocato un incendio esteso su circa 100.000 metri quadrati, i siti colpiti salgono a otto, anche se la stessa azienda ha dichiarato che, complessivamente, gli attacchi hanno interessato più di una dozzina di strutture.
L’Ucraina sostiene che Wildberries faccia parte dell’infrastruttura logistica che, direttamente o indirettamente, contribuisce allo sforzo bellico russo.Secondo Kyiv, colpire i suoi magazzini significa interrompere le catene logistiche, aumentare i costi economici russi della guerra e dimostrare che infrastrutture lontane dal fronte sono vulnerabili.
Wildberries ha respinto con decisione le accuse, negando di fornire materiale militare alle forze armate russe. Tuttavia, la piattaforma commercializza sul proprio sito diversi prodotti di natura militare o potenzialmente dual use, tra cui equipaggiamenti tattici, giubbotti protettivi e componenti utilizzabili nell’ambito della tecnologia dei droni. I sospetti ucraini si sono concentrati sull’azienda anche per il suo peso economico. Wildberries è infatti il principale marketplace online russo, con un fatturato annuo stimato tra i 70 e i 75 miliardi di euro, una cifra che secondo alcune stime equivale a oltre il 2% del PIL russo.
Fondata nel 2004 come semplice negozio online di abbigliamento, Wildberries si è trasformata nel tempo in una piattaforma capace di vendere praticamente ogni categoria di prodotto. La figura centrale dell’azienda è Tatyana Kim, fondatrice e principale azionista, considerata la donna più ricca della Russia.
Seppur non vi siano prove che leghino Kim e le altre persone di riferimento di Wildberries a Putin o all’élite oligarchica russa, un elemento della storia della società risulta in tal senso sospetto. Nel 2024, quando la società era ormai diventata un colosso nazionale – anche grazie alla capacità di resistere alle sanzioni occidentali, operando esclusivamente sul mercato interno – Wildberries si è fusa con Russ, la principale società russa nel settore della pubblicità esterna.
L’operazione fu fortemente contestata da Vladislav Bakalchuk, co-fondatore di Wildberries ed ex marito di Kim, che accusò pubblicamente la nuova struttura societaria di rappresentare una sorta di “espropriazione” dell’azienda, favorita da soggetti vicini al potere politico, e abbandonò ogni ruolo nell’azienda.
Effettivamente, secondo documenti citati da Forbes e dichiarazioni del Cremlino, il progetto di integrazione tra Wildberries e Russ ricevette aperto sostegno da parte del presidente Putin. Inoltre, il vicecapo dell’Amministrazione presidenziale Maksim Oreshkin avrebbe avuto un ruolo di supervisione nell’attuazione dell’operazione. Il governo russo ha confermato il proprio appoggio politico alla fusione, negando tuttavia un coinvolgimento diretto nella gestione della società.
Per alcuni analisti, la nascita di un gruppo integrato capace di combinare e-commerce, pubblicità digitale, logistica e dati rafforza la strategia russa di costruire un ecosistema tecnologico nazionale meno dipendente dagli operatori occidentali. Allo stesso tempo, la pratica del Cremlino di utilizzare grandi aziende o infrastrutture economiche per sostenere i propri interessi all’estero ha fatto sorgere ulteriori perplessità sulla nascita di questo nuovo gigante economico.
Mosca si è mostrata preoccupata dagli attacchi ucraini, essendo Wildberries un’azienda ormai “troppo grande per fallire”. La sua importanza per consumatori, venditori e occupazione rende un eventuale collasso economicamente e politicamente problematico. Secondo quanto riportato dai media russi, il governo starebbe valutando forme di sostegno alla piattaforma e alle migliaia di imprese che vendono attraverso il marketplace, attraverso strumenti come prestiti agevolati, sussidi o altre misure fiscali.

