È notizia recente che un sistema di intelligenza artificiale ha violato i limiti imposti dai suoi stessi programmatori, è uscita dalla bolla di confinamento, è entrata in rete ed ha attaccato un sito esterno per superare un test che gli era stato posto da quegli stessi programmatori. Al di là delle facili ironie o degli altrettanto facili richiami a scenari da armageddon informatico in stile Terminator questo episodio rivela la necessità di regolamentare l’Intelligenza Artificiale nei suoi molteplici aspetti. E in questo ambito l’Unione europea può giocare un ruolo determinante essendo stata pioniera, grazie all’operato del Parlamento europeo, proprio nello studio di un corpus normativo per l’IA. Studio sfociato nel Regolamento (UE) 2024/1689 meglio noto come AI ACT.
Per anni l’Unione Europea è stata criticata per un eccesso di regolamentazione secondo una narrazione iperliberista che vede nelle regole solo un ostacolo al progresso, allo sviluppo e alla libera impresa, mentre oggi ci accorgiamo che solo organismi terzi, sovrannazionali, indipendenti e democratici sono in grado elaborare e imporre norme che possano superare gli interessi, prevalentemente ma non esclusivamente economici, delle multinazionali e tutelare i diritti fondamentali dell’individuo.

