Il presidente azero Ilham Aliyev si è recato tra lunedì (20 luglio) e martedì (21 luglio) a Berlino, dove ha incontrato il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente federale Frank-Walter Steinmeier. Il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: la Germania guarda sempre più all’Azerbaigian per diversificare le proprie forniture energetiche e ridurre la dipendenza dalle importazioni russe.
I due Paesi hanno firmato una dichiarazione per rafforzare la loro cooperazione. Questa riguarderà soprattutto il gas naturale, ma anche lo sviluppo dell’idrogeno e di altre forme di energia alternativa. L’interesse di Berlino si concentra in particolare sul sud della Germania, dove le infrastrutture necessarie per ricevere e distribuire le forniture provenienti dall’Azerbaigian risultano già disponibili o possono essere potenziate.
“Da quando quattro anni e mezzo fa abbiamo interrotto le forniture di gas dalla Russia, cerchiamo naturalmente nuove fonti di approvvigionamento, e in questo senso l’Azerbaigian svolge un ruolo importante”, ha dichiarato Merz. Secondo il cancelliere tedesco, Baku rappresenta un partner energetico rilevante perché è uno dei pochi Paesi della regione a produrre più energia di quanta ne consumi.
Dopo l’invasione russa in Ucraina nel febbraio 2022, l’Unione europea ha accelerato il processo di diversificazione delle proprie fonti energetiche, riducendo drasticamente il peso del gas proveniente dalla Russia. In questo quadro, l’Azerbaigian ha acquisito un ruolo crescente come fornitore alternativo per diversi Stati membri.
Baku già esporta gas verso l’Europa attraverso il Corridoio meridionale del gas, un sistema di infrastrutture che collega i giacimenti del Mar Caspio con i mercati europei passando attraverso Georgia e Turchia. Durante l’incontro con Steinmeier, Aliyev ha sottolineato il contributo dell’Azerbaigian alla sicurezza energetica europea, ricordando che il Paese esporta gas anche verso Germania e Austria.
La Commissione europea considera l’Azerbaigian un partner strategico per ridurre la dipendenza energetica da Mosca. La cooperazione con Baku, tuttavia, continua a sollevare interrogativi legati alla situazione interna del Paese e alla sua politica estera.
Germania-Russia, la “Baku Connection” riapre il caso dei colloqui segreti con Mosca
A margine della visita ufficiale di Aliyev a Berlino è infatti emerso anche un altro elemento destinato ad alimentare il dibattito politico in Germania: il possibile incontro segreto della “Baku Connection”, un canale informale di dialogo che coinvolgerebbe ex politici tedeschi e rappresentanti vicini al Cremlino.
Secondo informazioni del servizio di frontiera azero, l’ex ministro-presidente del Brandeburgo Matthias Platzeck (SPD | S&D) e l’ex capo della cancelleria federale Ronald Pofalla (CDU | PPE) si sarebbero recati a Baku il 12 luglio. Nei giorni successivi sarebbero giunti nella capitale azera anche Viktor Zubkov, ex primo ministro russo e presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, e Valerij Fadeev, commissario russo per i diritti umani e considerato vicino al presidente Vladimir Putin.
L’esistenza dell’incontro non è stata confermata ufficialmente dal governo tedesco. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Merz ha dichiarato di non essere a conoscenza di tale riunione.
Aliyev ha invece confermato indirettamente il possibile incontro, spiegando di non aver ricevuto informazioni né dalla Germania né dalla Russia, ma aggiungendo che “se questo incontro dovesse contribuire alla fine della guerra tra Russia e Ucraina, possiamo soltanto accoglierlo”.
Altro fronte su cui l’Azerbaigian viene attenzionato dall’Europa è quello del rapporto con l’Armenia dopo la fine del conflitto nel Nagorno-Karabakh. Nel 2025 Baku ed Erevan hanno raggiunto un’intesa per porre fine alle ostilità dopo decenni di tensioni. Il trattato di pace, firmato alla presenza del presidente statunitense Donald Trump, è stato definito da Merz “un accordo storico” capace di aprire una nuova fase per la stabilità regionale.
La dichiarazione firmata da Germania e Azerbaigian sottolinea l’importanza strategica della cooperazione con l’Unione europea e l’intenzione di ampliare il dialogo politico ed economico, restano però le critiche rivolte a Baku sul fronte dei diritti fondamentali.
Organizzazioni internazionali e opposizioni interne accusano infatti il governo azero di limitare lo spazio democratico, reprimere gli oppositori politici e esercitare pressioni sui giornalisti indipendenti, in particolare proprio nell’area nel Nagorno.

