Il Movimento europeo-Consiglio italiano chiede ai gruppi politici del Parlamento europeo di costruire un’alleanza a difesa della Corte di giustizia dell’Unione europea e di presentare una risoluzione alternativa a quella affidata all’eurodeputato conservatore svedese Charlie Weimers. La proposta è contenuta in un testo firmato dal presidente dell’organizzazione, Pier Virgilio D’Astoli, che invita le forze europeiste a evitare una trattativa basata su singoli emendamenti e a sostituire integralmente il progetto in discussione nella commissione Affari costituzionali dell’Eurocamera.

“Piuttosto che contrastare la proposta di Charlie Weimers attraverso singoli emendamenti che darebbero luogo a confusi compromessi”, scrive D’Astoli, il Movimento europeo lancia “un appello urgente affinché si costituisca una alleanza di gruppi o di parlamentari nell’Afco a sostegno della Corte di giustizia e più in generale dell’integrità del sistema giudiziario e dell’ordinamento giuridico europeo”.

L’obiettivo indicato nel documento è elaborare rapidamente, sulla base dell’articolo 188 del Regolamento interno del Parlamento europeo, una “proposta di risoluzione di sostituzione”. L’iniziativa dovrebbe essere concordata con una coalizione analoga all’interno della commissione Giuridica, chiamata a esprimere un parere sul testo dell’Afco, con l’obiettivo di “sostituire integralmente la proposta di risoluzione presentata da Charlie Weimers impedendo così che essa venga messa in votazione”.

La presa di posizione nasce dall’incarico affidato dalla commissione Affari costituzionali a Weimers, esponente dei Democratici svedesi e del gruppo dei Conservatori e riformisti europei, di preparare una relazione sul quadro istituzionale dell’Unione e sui rapporti con le autorità nazionali nell’applicazione del diritto europeo, con particolare riferimento all’articolo 19 del Trattato sull’Unione europea.

Secondo D’Astoli, il progetto depositato da Weimers il 29 giugno 2026 non rappresenterebbe un semplice esercizio di revisione istituzionale, ma l’avvio di una contestazione più ampia del ruolo assunto dalla Corte di giustizia nel processo di integrazione. Nel testo, il presidente del Movimento europeo descrive la proposta come espressione della volontà dei gruppi “euro-ostili” di promuovere “una campagna di demolizione sistematica del ruolo e delle competenze della Corte”, facendo leva sulla rivendicazione delle sovranità nazionali e delle identità costituzionali degli Stati membri.

Il documento critica anche la scelta politica che avrebbe consentito a Weimers di assumere il ruolo di relatore. D’Astoli la riconduce alla cosiddetta politica dei “due forni” attribuita al presidente del gruppo del Partito popolare europeo, Manfred Weber: una strategia nella quale il Ppe cerca maggioranze variabili, aprendosi in alcuni dossier alla collaborazione con le destre sovraniste e conservatrici.

Secondo il calendario provvisorio richiamato dal Movimento europeo, la commissione Afco dovrebbe esaminare e approvare la risoluzione a novembre, dopo un’audizione di esperti tenuta il 15 luglio, per poi portarla al voto dell’Aula nel dicembre 2026. Nel testo viene criticata anche la partecipazione all’audizione di Eleanor Sharpston, ex avvocata generale britannica presso la Corte di giustizia, che D’Astoli considera in una situazione di conflitto di interessi a causa del contenzioso promosso dopo la cessazione anticipata del suo mandato in seguito alla Brexit.

L’appello viene inserito in una più ampia ricostruzione del ruolo svolto dalla Corte nella costruzione dell’ordinamento europeo. Fin dalla Comunità europea del carbone e dell’acciaio, sottolinea D’Astoli, i trattati hanno attribuito ai giudici di Lussemburgo il compito di assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione delle norme comuni.

La creazione di una giurisdizione sovranazionale, indipendente dai governi, è stata uno degli elementi che hanno distinto il progetto comunitario dalle organizzazioni internazionali tradizionali. La Corte non ha agito soltanto come arbitro nelle controversie tra Stati, istituzioni e privati, ma come garante dell’autonomia e dell’uniformità del diritto europeo, anche quando le esigenze dell’ordinamento dell’Unione si sono poste in contrasto con gli interessi dei singoli Paesi.

Questa funzione è oggi sancita dall’articolo 19 del Trattato sull’Unione europea, secondo il quale la Corte garantisce il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati, mentre gli Stati membri devono predisporre i rimedi necessari ad assicurare una tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione.

D’Astoli ricorda inoltre che le successive revisioni dei trattati hanno progressivamente ampliato le attribuzioni della Corte, estendendone la giurisdizione alle politiche dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia e rafforzando gli strumenti disponibili nei confronti degli Stati che non eseguono le sentenze europee. Anche lo statuto della Corte, osserva il documento, non può essere modificato attraverso una semplice decisione politica, ma richiede una procedura legislativa ordinaria che coinvolge Parlamento e Consiglio, su richiesta della Corte o su proposta della Commissione dopo la consultazione dei giudici.

Il titolo del documento richiama i nomi attribuiti ai diversi edifici del complesso della Corte a Lussemburgo: Comenius, Erasmus, Montesquieu, More, Rocca e Themis. Secondo la ricostruzione riportata da D’Astoli, queste figure incarnano i valori tutelati dalla giurisprudenza europea, tra cui democrazia, Stato di diritto, rispetto delle diversità, multilinguismo, parità di accesso alla conoscenza, pari opportunità e giustizia sociale.

“Difendiamo i valori rappresentati da Comenius, Erasmus, Montesquieu, More, Rocca e Themis”, conclude la proposta del Movimento europeo, “per salvaguardare il ruolo e i poteri della Corte di giustizia dell’Unione europea”.

[a cura di Simone Cantarini]

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