Il Consiglio Europeo, la riunione dei capi di stato e di governo dell’Unione Europea, si appresta ancora una volta a violare le norme europee, sancite dal Trattato di Lisbona, che governano l’Unione europea.
I Trattati infatti prevedono che il Parlamento europeo abbia il potere di proporre ulteriori riforme dei Trattati e in quel caso il Consiglio Europeo è chiamato a decidere a maggioranza semplice (non a maggioranza qualificata, né all’unanimità) sull’avvio di un processo di riforma, seguendo due strade: attraverso una convenzione Europea nel caso di riforme rilevanti oppure con una procedura semplificata nel caso di riforme di minor peso.
Il pacchetto di riforme che il Parlamento Europeo ha approvato lo scorso novembre, frutto delle proposte scaturite dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa, è un progetto organico di riforma dei Trattati che modifica completamente la governance dell’UE superando l’unanimità, rafforzando i poteri dell’Unione in ambito fiscale, energetico, in politica estera di difesa e in altri campi di rilevanza fondamentale per l’Europa.
Di fronte a tale proposta, la risposta del Consiglio europeo è stata quella di mettere in stand by la questione rimandandola sine die.

