Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato il 29 giugno conclusioni che invitano gli Stati membri e la Commissione a rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza informatica contro ragazze e giovani donne.

Il testo, adottato dai ministri riuniti nel Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori, richiama l’aumento di forme di abuso digitale quali cyberstalking, molestie online, diffusione non consensuale di immagini e discorsi d’odio sessisti. Secondo il Consiglio, si tratta di fenomeni che colpiscono in modo sproporzionato donne e ragazze e che richiedono una risposta più strutturata da parte delle istituzioni, delle scuole, delle piattaforme digitali e delle forze dell’ordine.

Le conclusioni si basano anche sulle analisi dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), secondo cui l’espansione dell’accesso a Internet, la circolazione immediata dei contenuti tramite dispositivi mobili e la diffusione dei social media hanno favorito nuove forme di violenza di genere. Il Consiglio sottolinea che tali condotte non restano necessariamente confinate alla dimensione digitale, ma possono tradursi in conseguenze concrete nella vita quotidiana delle vittime.

Nel documento, i ministri evidenziano come la violenza online sia legata a disuguaglianze strutturali e a norme di genere dannose, capaci di normalizzare l’aggressività maschile e la colpevolizzazione delle vittime. Per questa ragione, la risposta non può limitarsi alla rimozione dei contenuti illegali o offensivi, ma deve intervenire anche sulla prevenzione, sull’educazione digitale e sul sostegno alle persone colpite.

Tra le misure indicate figura il rafforzamento dell’assistenza alle vittime, attraverso servizi di supporto psicologico, assistenza legale e strumenti accessibili per segnalare gli abusi. Il Consiglio chiede che tali interventi tengano conto delle condizioni di maggiore vulnerabilità, comprese età, disabilità, orientamento sessuale e altri fattori intersezionali.

Ampio spazio viene dedicato anche alla formazione. Gli Stati membri sono invitati a promuovere un’alfabetizzazione digitale attenta alle differenze di genere, rivolta a insegnanti, educatori, genitori e studenti. I programmi dovrebbero includere elementi di sicurezza online, riconoscimento della disinformazione, consapevolezza dei rischi associati alle tecnologie digitali e contrasto agli stereotipi di genere e alle norme sociali che favoriscono la violenza.

“Le conclusioni approvate oggi rappresentano una tappa cruciale nella protezione delle ragazze e delle giovani donne online”, ha dichiarato Clea Papaellina, viceministra degli Affari sociali della Repubblica di Cipro.

“La violenza informatica contro le ragazze è reale, diffusa e in rapida evoluzione”, ha aggiunto Papaellina. “Proteggere ragazze e giovani donne nell’era digitale è una responsabilità condivisa a livello europeo”.

Secondo la viceministra cipriota, occorre mettere scuole e genitori nelle condizioni di riconoscere i rischi e intervenire tempestivamente, rafforzando allo stesso tempo l’efficacia delle forze dell’ordine affinché gli abusi online producano “conseguenze concrete”.

Sul piano normativo, il Consiglio ribadisce l’importanza di garantire un’applicazione effettiva delle disposizioni europee già in vigore, compresi il regolamento sui servizi digitali, noto come Digital Services Act, e l’AI Act. Le piattaforme online e i fornitori di servizi digitali sono chiamati a integrare la sicurezza nella progettazione dei propri strumenti, migliorare la moderazione dei contenuti e prevenire l’uso improprio dei servizi.

Le conclusioni chiedono inoltre maggiori investimenti nella raccolta di dati, nella ricerca e nell’analisi degli effetti psicologici, sociali ed economici della violenza digitale. L’obiettivo è rendere più solide le politiche di prevenzione e garantire risposte istituzionali basate su evidenze, anche attraverso un coordinamento più stretto tra autorità pubbliche, organizzazioni della società civile, scuole, servizi sociali e operatori del settore tecnologico.

Articolo scritto da Emma Bellon

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