Giovedì 25 giugno si terrà ad Antibes il vertice intergovernativo tra Italia e Francia, il primo incontro bilaterale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron dall’insediamento della premier nel 2022, e il primo nel formato intergovernativo dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021.
L’appuntamento arriva a pochi giorni dal G7 di Evian e dal Consiglio europeo di Bruxelles, due summit in cui i rapporti tra Roma e Parigi sono stati segnati da convergenze su alcuni dossier e da distanze su altri, a partire dal tema migratorio.
Secondo quanto annunciato dall’Eliseo, il vertice riunirà nove ministri per ciascun Paese e si articolerà in diverse sessioni di lavoro dedicate a difesa, spazio, energia e infrastrutture. Alla giornata istituzionale si affiancherà un forum economico franco-italiano organizzato a Le Cannet, oltre a una visita ministeriale alla sede di Thales Alenia Space a Cannes, impresa congiunta tra i due Paesi nel settore aerospaziale e simbolo della cooperazione industriale bilaterale.
L’appuntamento era stato inizialmente previsto in primavera a Tolosa, salvo poi essere rinviato per ragioni di calendario diplomatico, in una fase in cui tra Palazzo Chigi e l’Eliseo si erano registrate tensioni, compreso il caso del giovane attivista francese ucciso a Lione. Antibes è stata scelta come sede definitiva dopo che si era ipotizzata anche la vicina Cannes. Il precedente vertice intergovernativo tra i due Paesi risale al febbraio 2020 a Napoli, sotto la presidenza Conte, in un contesto giuridico diverso da quello attuale: il Trattato del Quirinale non era infatti ancora stato firmato.
I dossier sul tavolo
Tra i capitoli più rilevanti dell’incontro figura la cooperazione nel settore della difesa e dello spazio, ambiti in cui le filiere industriali dei due Paesi sono già fortemente integrate, anche attraverso realtà come la stessa Thales Alenia Space. Secondo fonti diplomatiche italiane, ad Antibes Roma e Parigi lavoreranno inoltre a un coordinamento sul dossier libanese, in particolare sul futuro della missione Unifil, mentre resta sul tavolo la ricerca di una maggiore convergenza sui formati negoziali relativi alla guerra in Ucraina, tema su cui le posizioni dei due governi non sono sempre risultate allineate.
Il nodo più delicato riguarda tuttavia la gestione dei flussi migratori. Nei giorni scorsi Meloni ha sottoscritto, insieme ad altri diciotto leader europei, una lettera indirizzata ai vertici dell’Unione per chiedere un’attuazione rapida delle nuove norme sui rimpatri, compresa l’ipotesi di centri per il rimpatrio in Paesi terzi. Proprio su questo punto Macron ha preso pubblicamente le distanze, dichiarando al termine del Consiglio europeo di non sostenere l’utilizzo del bilancio comunitario per la costruzione di simili strutture e definendo l’iniziativa non in linea con la visione francese dell’Europa. Il presidente transalpino ha comunque annunciato l’intenzione di affrontare la questione direttamente con la premier italiana nel corso del vertice di Antibes.
Un clima di rinnovata solidarietà
L’incontro arriva inoltre a pochi giorni da un episodio che ha temporaneamente ricompattato le diplomazie europee attorno a Meloni: le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ai margini del G7 di Evian ha riferito di un presunto scambio con la premier italiana in termini giudicati offensivi da Roma. Alla reazione della presidente del Consiglio, che ha definito le parole del presidente americano infondate, ha fatto seguito la solidarietà di diversi leader europei, compreso Macron, che si è detto “sorpreso” dall’attacco personale e ha confermato che il tema sarà affrontato anche nel colloquio di Antibes.
Il vertice si colloca quindi in un momento in cui le diplomazie di Roma e Parigi definiscono i rapporti bilaterali come buoni, pur in presenza di differenze di fondo tra l’impostazione europeista del presidente francese e la linea nazional-conservatrice della premier italiana. Il valore concreto dell’appuntamento, osservano alcuni analisti, dipenderà dalla qualità degli impegni che i due governi decideranno di rendere pubblici al termine della giornata, in un formato che il Trattato del Quirinale prevede a cadenza annuale ma che non si svolgeva, nella sua versione intergovernativa, da prima dell’entrata in vigore dell’accordo stesso.

