La Verkhovna Rada – il Parlamento ucraino – ha compiuto nuovi passi verso l’attuazione delle riforme richieste dai partner occidentali, approvando martedì 9 giugno una serie di provvedimenti necessari per accedere ai finanziamenti dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale (FMI). Il bilancio della giornata parlamentare resta però contrastante, con una delle norme approvate duramente criticata da esperti del settore giudiziario e diversi disegni di legge strategici che non hanno ottenuto il sostegno necessario.
Rispetta gli impegni presi con il FMI la legge che introduce una tassazione sui redditi generati attraverso le piattaforme digitali, e si ritrova tra gli elementi richiesti dall’Unione europea nell’ambito dell’Ukraine Facility – il programma quadriennale da 50 miliardi di euro creato da Bruxelles per sostenere la ricostruzione – il provvedimento riguardante il controllo delle dichiarazioni di integrità dei giudici. Quest’ultima legge è tuttavia finita al centro delle polemiche.
Secondo l’organizzazione di monitoraggio giudiziario DEJURE, il testo approvato rischierebbe di indebolire, anziché rafforzare, i meccanismi di controllo sulla magistratura. In una nota, l’associazione ha sostenuto che la normativa consentirebbe ai giudici di evitare più facilmente responsabilità per dichiarazioni false o incomplete, definendola una misura meramente formale e insufficiente a garantire una reale trasparenza.
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Le critiche si concentrano in particolare sull’assenza di una verifica esplicita della corrispondenza tra patrimonio, redditi e spese dei magistrati e sulla previsione di un termine di sei mesi per i controlli. Secondo DEJURE, una volta scaduto tale termine eventuali irregolarità potrebbero non essere più perseguibili.
Le accuse sono state respinte da Denys Maslov, presidente della commissione parlamentare per la politica giuridica, che ha sostenuto come il contenuto della legge sia stato interpretato in modo scorretto. Secondo Maslov, le verifiche patrimoniali sarebbero comunque contemplate all’interno delle procedure disciplinari previste per i giudici, mentre il limite temporale risponderebbe all’esigenza di garantire certezza giuridica.
Nel corso della giornata di ieri, il Parlamento ha anche approvato una legge destinata ad armonizzare il settore ferroviario ucraino con gli standard europei in materia di sicurezza. Si tratta di un ulteriore tassello nel processo di allineamento normativo all’acquis comunitario, uno degli aspetti centrali del percorso di adesione all’Unione europea avviato formalmente da Kyiv.
Nonostante questi progressi, diversi provvedimenti considerati prioritari dai partner internazionali sono rimasti bloccati. La Verkhovna Rada non è infatti riuscita ad approvare norme che avrebbero introdotto controlli più rigorosi sugli aiuti finanziari erogati dallo Stato, una procedura semplificata di insolvenza per le piccole imprese e l’istituzione di un’autorità indipendente per il contrasto alla criminalità organizzata. Tra i testi respinti figura anche una legge volta ad allineare la normativa ucraina sui biocidi, compresi pesticidi e antisettici, agli standard europei.
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Le difficoltà legislative riflettono una crisi politica che da mesi interessa il Parlamento ucraino. Dall’autunno scorso, infatti, numerosi osservatori segnalano una crescente difficoltà nell’approvazione delle riforme concordate. Il fenomeno sarebbe legato sia all’indebolimento dell’influenza dell’Ufficio del presidente sulla maggioranza parlamentare sia a una comunicazione non sempre efficace tra la Verkhovna Rada e il governo guidato dalla premier Yulia Svyrydenko.
L’approvazione delle riforme richieste da Bruxelles, dal FMI e dalla Banca Mondiale rappresenta una condizione essenziale per garantire la continuità del sostegno finanziario internazionale all’Ucraina. Sebbene Kyiv abbia già adottato alcune misure rilevanti negli ultimi mesi, tra cui l’estensione della tassa militare e una nuova normativa sugli appalti pubblici collegata a un prestito della Banca Mondiale, restano ancora aperti diversi dossier cruciali, compresi quelli relativi all’introduzione di nuove imposte sui piccoli pacchi importati e sui lavoratori autonomi.
Le riunioni del Consiglio dell’Unione europea, nella sua composizione Affari esteri, e del Consiglio europeo che avverranno settimana prossima potrebbero rivelarsi determinanti per l’avanzamento delle riforme in Ucraina. Il Paese, come la Moldova, auspica infatti che in tali occasioni venga autorizzata l’apertura perlomeno del primo cluster negoziale del processo di adesione all’Unione europea, dedicato ai valori fondamentali, allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali.
Un simile passo avrebbe un forte valore politico e simbolico. Verrebbe interpretato dalle istituzioni ucraine come una sincera volontà dell’Unione di procedere concretamente con l’allargamento ai Paesi del Partenariato orientale e potrebbe dunque contribuire a rafforzare il consenso parlamentare attorno alle riforme ancora necessarie.

